Tre giorni, tre giardini: seconda tappa: Villa Taranto

Sotto i buoni auspici di un sole quasi estivo, si aprono le porte di Villa Taranto, a Verbania, sul lago Maggiore. L’ultima volta che mia moglie ed io vi siamo stati, eravamo di un paio d’anni più vecchi di nostro figlio oggi.

Villa Taranto

I giardini che ci ospitano sono nati grazie alla passione di un botanico, il Capitano scozzese Neil Mc Eachern che, appena acquistata la villa, nel 1931, cominciò immediatamente a realizzare quello che oggi noi possiamo ammirare come uno dei più completi giardini botanici al mondo, che copre una superficie di circa venti ettari con la presenza di oltre ventimila specie diverse.

Villa Taranto

La villa prende il nome da un antenato del Capitano, il Maresciallo Mc Donald, che Napoleone insignì del titolo di Duca di Taranto. Il Capitano Mc Eachern donò la proprietà della villa e dei giardini allo Stato Italiano, esprimendo il desiderio che la sua opera avesse continuità nel futuro. 

Un caleidoscopio di colori sbuca, scoppiettante, dalle azalee e dai rododendri che ci danno il benvenuto.

Villa Taranto

Dopo la biglietteria, alla cui destra campeggia una grande quercia del 1938, si snoda il Viale delle Conifere. A sinistra, il viale è contornato da coloratissime aiuole con prato all’inglese e con fioriture stagionali a basso portamento (le c.d. bordure miste). Più avanti, troviamo la Metasequoia proveniente dalla Cina e che gli studiosi ritenevano solo un fossile di circa 200 milioni di anni fa non più riproducibile.

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Proseguendo, troviamo numerose conifere giapponesi, una Cryptomeria Japonica Globosa e circa una cinquantina di felci arboree australiane denominate Dicksonia Antarctica.

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Ora svoltiamo a destra e, davanti a noi, scorgiamo una delle zone più affascinanti del giardino in rigoroso stile geometrico all’italiana. In primo piano, fa bella mostra di sé la c.d. fontana dei putti e, sullo sfondo, la sagoma poligonale del Mausoleo dedicato al fondatore dei giardini.

Villa TarantoVilla Taranto

Circondati da alberi di prunus e da splendide aiuole fiorite, entriamo nel c.d. “labirinto”, dove, tra la fine di aprile ed i primi giorni di maggio, dimora la gran parte delle migliaia di bulbi di tulipano messi a dimora ogni anno nel parco.

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Al termine del percorso, giungiamo alla serra della Viktoria Cruziana, splendido ed enorme ninfeo equatoriale proveniente dal Sud America.

Vicino al mausoleo in cui è sepolto il Capitano Mc. Eachern, si trova l’area più importante per i rododendri presenti nei giardini: alcuni di essi raggiungono i quindici metri di altezza.

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Di fronte al mausoleo, un elegante parterre con prato all’inglese.

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Ai bordi delle umide scarpate tutt’attorno, felci e hoste.

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Continuando la passeggiata, troviamo davanti a noi un imponente castagno del 1600, probabilmente la più vecchia pianta ancora presente nel parco.

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Una gradinata conduce al grande prato posto di fronte alla Villa ottocentesca.

Lasciata la villa, percorriamo il ponticello in pietra e cotto che sovrasta la valletta.

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Attraversiamo un pergolato con traversine in legno tek sormontato da uno splendido glicine giapponese.

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Ad un certo punto, si spalanca la meravigliosa vista sulle terrazze del giardino in stile all’italiana, ricche di aiuole fiorite con pianticelle stagionali e solcate nel mezzo da una serie di cascatelle.

Villa Taranto Villa Taranto

Giungiamo infine all’inizio di un viale che viene denominato il Viale delle personalità, poiché ogni personaggio importante che ha visitato il parco ha lasciato una memoria di sé piantando un albero. Il più bello, ancora oggi, è una enorme Davidia involucrata o albero dei fazzoletti, piantato da un infante di Spagna nel 1938.

Villa Taranto Villa Taranto

Ogni angolo di questo giardino, anche il più umile e nascosto, è amato. D’altronde “un bel giardino non ha bisogno di essere grande, ma deve essere la realizzazione del vostro sogno anche se è largo un paio di metri quadrati e si trova su un balcone”. Così spiegava il Capitano Neil.

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