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Lisbona: verde, giallo e blu

Lisbona: verde, giallo e blu

Se chiudo gli occhi e penso a Lisbona, tre sono i colori che mi ritornano alla mente: il blu del cielo, il giallo dei tram d’epoca che mi portano per i pendii sinuosi della città e, da vero blog-trotter di Curiosando in Giardino, il verde dei parchi.

Lisbona

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Nel Barrio Alto, cerco un luogo dove rilassarmi per qualche minuto dopo una memorabile merenda-cena (in piemontese: “merenda sinoira”) a base di pesce in un incredibile locale dominato da una mastodontica piovra marina in cartapesta.

Lisbona

Dopo qualche passo, ecco che si presenta davanti a me, nel Parco Principe Real (che dà il nome anche al quartiere), una pianta imponente e secolare: si tratta di una Cypressus lusitanica potata ad ombrello che, con suoi 25 metri di circonferenza, è ormai un monumento cittadino, riparo perfetto dal prepotente sole lisboneta.

Lisbona

La cura che è stata dedicata nel corso dei decenni a questo gigante vegetale verde cupo, mi fa pensare che Lisbona non possa non avere un giardino botanico. Ed infatti, a poche centinaia di metri, ne trovo l’ingresso.

Lisbona verde giallo blu

Il Jardim Botânico de Lisboa fa parte del museo nazionale di storia naturale e fu creato alla fine dell’Ottocento, come testimoniano non solo gli esemplari antichi di piante ma anche gli edifici in parte restaurati e in parte avvolti da un’aura di affascinante decadenza.

Lisbona verde giallo blu

La collezione di piante del giardino botanico si estende su quattro ettari nel cuore del Barrio Alto ed è suddivisa in due principali sezioni: la classe, dove le specie sono organizzate secondo la loro tassonomia attorno a un lago centrale, e l’arboretum, che include specie vegetali da tutto il mondo. Non mi stupisce che questo giardino sia stato classificato nel 2010 come monumento nazionale.

Lisbona verde giallo blu

La sola collezione di palme vale la visita.

Lisbona verde giallo blu

Il loro numero e le loro dimensioni mi catapultano in un ambiente tropicale o subtropicale.

Lisbona verde giallo blu

Il verde è accecante.

Lisbona verde giallo blu

Se poi presto attenzione alla lingua portoghese parlata dal personale e da parecchi avventori, mi sembra di essere non in Europa ma a Rio de Janeiro.

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Una dracena vicina all’ingresso principale è grande (a occhio) come il … municipio di Lussemburgo!

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Le radici dei taxodia disticha sembrano dei piccoli elfi.

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All’uscita, ci saluta la rosa antica “belle portugaise” in fiore: una vera principessa.

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Sempre a bordo di un tipico tram giallo, raggiungo il Museu Nacional do Azulejo: una meraviglia totalmente inaspettata e davvero entusiasmante per la ricchezza delle collezioni di azulejos (ceramiche sontuosamente decorate) e soprattutto per il contesto architettonico (cappella di Sant’Antonio e cappella della regina Leonor).

Lisbona verde giallo blu

Anche qui, nel cortile d’ingresso, le palme sono padrone.

Lisbona verde giallo blu

Nel patio retrostante l’edificio, un giardino ombroso con un’antica fontana offre una deliziosa frescura a chi si vuol sedere ed assaporare un ottimo caffè. Sono, di nuovo, abbagliato dal verde.

Lisbona verde giallo blu

Scendo nella “Baixa” e al “Chiado” passando per il quartiere di Alfama, sempre su un vecchio tram giallo. Il Tago, laggiù, sembra il mare. Blu.

Lisbona verde giallo blu

 

Lisbona verde giallo e blu

 

BBG – Brooklyn Botanic Garden

BBG – Brooklyn Botanic Garden

Il BBG – Brooklyn Botanic Garden è facilmente raggiungibile da Manhattan con la subway (la linea Q è la più veloce): pertanto, durante un soggiorno a New York, il blog-trotter di Curiosando in Giardino non poteva non trascorrervi qualche ora.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Il BBG è il prolungamento ideale, verso sud, di Prospect Park. Fondata nel 1910, questa oasi di pace è un santuario che ospita più di 12 mila specie e cultivar di piante da tutto il mondo.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Entro dal lato est, arrivando dal monumentale edificio neorinascimentale che ospita il Brooklyn Museum, e mi ritrovo a passeggiare in Osborne Garden, un giardino all’italiana con un vasto prato di smeraldo bordato di azalee e rododendri e un camminamento laterale scandito da pergolati.

BBG - Brooklyn Botanic Garden
BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Di qui si accede al Native Flora Garden, che ricrea la flora tipica locale all’ombra di un antico bosco deciduo.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Il mese di maggio è ideale per una passeggiata nel Cranford Rose Garden sino al Rose Arc Pool.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Posso ammirare qui una collezione di rose antiche e moderne che inondano di profumo le narici, di colore gli occhi e di gaiezza il cuore.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

La Cherry Esplanade alla fine di maggio è già sfiorita, purtroppo: si tratta, infatti, della più importante collezione di ciliegi da fiore situata fuori dal Giappone.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Accanto, il viale delle querce (Liberty Oaks), dedicato alla strage dell’11 settembre: una cicatrice che New York non potrà mai cancellare dalla propria pelle.

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Arrivo alla Lily Pool Terrace, dove luccicanti vasche e coreografiche fontane ospitano una magnifica collezione di fiori di loto e ninfee che fanno bella mostra di sé davanti alla serra vittoriana denominata Palm House.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Entro quindi nel complesso della Steinhardt Conservatory, al cui interno sono ricreati diversi habitat esotici: l’Aquatic House and Orchid collection, il Desert Pavilion, il Tropical Pavilion.

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Mi attardo, in particolare, nel Bonsai Museum, dove rimango affascinato da ciò che resta di un grande bonsai, quasi millenario.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Riprendo il mio percorso attraversando il Fragrance Garden, dove i profumi della cucina mediterranea prendono vita dal terreno.

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Giungo quindi sino allo Shakespeare Garden, esuberante angolo fiorito in perfetto stile cottage che mi riporta per un momento sulle sponde dell’Avon.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

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BBG - Brooklyn Botanic Garden

Da Statford-on-Avon passo direttamente a Kyoto, grazie alle coreografiche prospettive del Japanese Hill-and-Pond Garden, un giardino giapponese disegnato per ispirare tranquillità e per stimolare la riflessione.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Da ogni punto di questo giardino giapponese mi si offre lo scorcio suggestivo di una Natura tutta idealizzata.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Mi avvio all’uscita passando nello Steinberg Visitor Center, un edificio altamente innovativo costruito con i più moderni criteri di sostenibilità ambientale.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Ripiombo, in battito di ciglia, nel vortice chiassoso della City, ripensando alla meraviglia di tutti quei giardini che costituiscono l’anima di un solo giardino.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Mi dico che voglio ritornaci un giorno di fine marzo, per vedere fiorita Daffodil Hill, la collina dei narcisi.

I wandered lonely as a cloud

that floats on high o’er vales and hills,

when all at once I saw a crowd,

a host, of golden daffodils;

beside the lake, beneath the trees,

fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine

and twinkle on the milky way,

they stretched in never-ending line

along the margin of a bay:

ten thousand saw I at a glance,

tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they

out-did the sparkling waves in glee:

a poet could not but be gay,

in such a jocund company:

I gazed - and gazed – but little thought

what wealth the show to me had brought:

for oft, when on my couch I lie

in vacant or in pensive mood,

they flash upon that inward eye

which is the bliss of solitude;

and then my heart with pleasure fills,

and dances with the daffodils.

(William Wordsworth, 1770-1850)

L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal a Budapest

L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal a Budapest

Di orti botanici ce ne sono tanti: solo uno, però, è il vero orto botanico dei Ragazzi della via Pal, il romanzo capolavoro della letteratura ungherese divenuto un classico per l’infanzia, scritto nel 1906 da Ferenc Molnár.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

È la storia di un gruppo di ragazzi nella Budapest di fine Ottocento, divisi in due fazioni e disposti a tutto pur di conquistare uno spazio in cui poter giocare a calcio e svolgere attività all’aria aperta. I ragazzi dell’Orto botanico, cioè le “Camicie Rosse” capeggiate da Franco Ats, avevano un parco, un lago, un castello e una serra, ma non un campo, uno spiazzo, una spianata, per giocare a calcio, e quindi decisero di prendersi il grund (cioè il campo) della via Pal, dove giocavano tutti i pomeriggi i ragazzi del ginnasio, guidati da Boka, i Ragazzi della via Pal. A Budapest, nei pressi del museo di Arti applicate (uno strepitoso edificio art nouveau con un inconfondibile tetto verde), c’è questa famosa via Pal che diede il titolo al romanzo, con il monumento bronzeo dei cinque ragazzini protagonisti.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

A meno di mezz’ora di cammino dalla via Pal, si apre il cancello di Illès Utca 25, sede dell’orto botanico appartenente al centro di ricerche dell’Università di Buda.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Si tratta del misterioso ed affascinante luogo scelto da Franco Ats e dalle sue “Camicie Rosse” come quartier generale, dove l’avversaria banda dei Ragazzi della via Pal (il gracile Nemesceki, assieme a Csonakos e al loro capo, Boka) effettuavano temerarie incursioni di sfida (constatando, peraltro, che il loro compagno Gereb si era venduto alla fazione nemica).

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

In quest’orto botanico si può toccare il muraglione che i Ragazzi della via Pal dovettero scavalcare; si può entrare nella serra fitta di palme e piante esotiche in cui essi si nascosero per non essere trovati dalle Camicie Rosse; si può ammirare la vasca delle ninfee ove il piccolo Nemescek s’immerse per sfuggire agli inseguitori; si può passeggiare accanto al laghetto in cui, in una successiva occasione, lo stesso Nemescek fu gettato dai fratelli Pasztor e dal loro capo Franco Ats, con esiti rivelatisi, poi, fatali.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal, a Budapest, il cui nome ufficiale è Orto Botanico (Füvészkert) di ELTE, fu fondato nel 1770 ed è il più antico orto botanico d’Ungheria, anche se oggi la sua struttura originale non esiste più, ad eccezione del villino di caccia al centro della proprietà (purtroppo, questo edificio versa in condizioni decisamente fatiscenti).

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal attualmente occupa circa tre ettari e ospita circa settemila specie e varietà vegetali.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Le aiuole di pensée fiorite danno un tocco di gaiezza all’ingresso.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal orto botanico dei Ragazzi della via Pal

La flora ungherese è rappresentata da oltre 400 specie raggruppate secondo la loro area geografica d’origine e la loro classificazione botanica.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Particolarmente pregevole, nonostante le modeste dimensioni, è l’arboreto, che raccoglie circa ottocento specie arboree ed arbustive. Gli alberi più antichi dell’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal sono le ginkgo biloba cinesi, risalenti alla seconda metà del Settecento.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Accanto, si trovano verdeggianti bambù, un giardino asiatico con peonie in fiore e una collezione di bonsai posti su una struttura in ferro a gradoni.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Sono particolarmente ricche le raccolte di cactus, bromelie, orchidee, palme e aracee tropicali e di arbusti provenienti dalle parti subtropicali d’Australia.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

La Victoria amazonica fiorisce nella serra chiamata Viktóriaház (Casa di Victoria) o serra delle Palme, costruita alla fine dell’Ottocento. Qui è custodita anche la raccolta delle piante carnivore.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Le piante tropicali e subtropicali sono collocate sia nella serra nuova, la cui costruzione fu completata nel 1984, sia nell’ottocentesca serra delle palme.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Osservo, quasi con stupore, una ciclopica alocasia, con foglie larghe come ombrelli.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Non è grande, questo orto botanico dei Ragazzi della via Pal, ma possiede l’atmosfera di un luogo amato.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

E’ un giardino botanico universitario, con tanto di targhette descrittive ad ogni pianta, ma è soprattutto un luogo ove trascorrere ore liete.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

In questa domenica di Pasqua, nei suoi prati, ci sono famiglie con cestini da pic-nic, gruppi di allievi di scuole di tai-chi, turisti armati di smartphone e macchine fotografiche, bancarelle che vendono miele … E, dappertutto, si odono i gridolini di bimbi festanti che non hanno altro pensiero se non quello di giocare.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

In fondo, è proprio di questo che parla il romanzo “I ragazzi della Via Pal”: del diritto dei bambini ad avere spazi liberi in cui giocare. “Perché lo so benissimo anch’io, come lo sai tu, che giocare è una cosa seria. La cosa più seria che esista al mondo…” (Lewis Carroll, “Alice nel Paese delle Meraviglie”).

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

 

Il giardino botanico di Anversa e altro

Il giardino botanico di Anversa e altro

Come blog-trotter di Curiosando in giardino m’incammino verso il giardino botanico di Anversa ma prima m’imbatto nella casa-museo di Nicolaas Rockox, amico personale di Rubens e Van Dyck, che aveva trasformato la sua abitazione in luogo d’incontro dell’intellighenzia dell’epoca. Dopo avere ammirato la strabiliante collezione d’arte custodita all’interno di queste mura domestiche, accedo allo spazio esterno della casa e mi ritrovo in un modello di giardino cittadino dell’inizio del diciassettesimo secolo.

casa Rockox Anversa

Vi convivono piante ornamentali e piante officinali, molte delle quali riposte in vasi, tutte riparate dall’abbraccio rassicurante dell’edificio in mattoni e del suo arioso porticato.

Casa Rockox Anversa

Continuo la camminata fino a quando il giardino botanico di Anversa mi dà il benvenuto.

Giardino botanico di Anversa

Il terreno ove dimora “Den Botaniek” era dedicato, sin dal 1200, alla coltura delle piante medicinali per il vicino ospedale di Sainte-Elisabeth. Nella seconda metà del Sedicesimo secolo, Pieter Coudenbergh, celebre erborista, iniziò a coltivarvi non solo erbe medicinali ma anche piante decorative ed esotiche: il giardino botanico di Anversa nacque proprio allora. Dopo alterne fortune, il giardino botanico di Anversa ha ritrovato il suo antico splendore: sulla sua superficie di circa un ettaro si possono ammirare tremila varietà di piante e fiori, appartenenti a centoventi famiglie. Vi lavorano cinque giardinieri a tempo pieno. Le sementi di questo giardino vengono raccolte e spedite in tutto il mondo.

Giardino botanico di Anversa Giardino botanico di Anversa

All’arrivo si trova “la taverne”, antica casa del giardiniere capo, davanti alla quale troneggia, bianchissima, la statua di Coudenbergh.

Giardino botanico di Anversa

L’edificio in mattoncini è l’unico, blando segnale del fatto che siamo in una città del nord Europa: le piante tutt’attorno, invece, suggeriscono, incredibilmente, un parallelo ben più meridionale.

Giardino botanico di Anversa

Il giardino botanico di Anversa, grazie anche alle sue serre, ospita moltissime piante tropicali e subtropicali.

Giardino botanico di Anversa

Giardino botanico di Anversa

Vi si può ammirare, inoltre, una notevole collezione di cactus.

Giardino botanico di Anversa

Una splendida araucaria sembra quasi indicare l’aiuola delle succulente, posta a pochi metri.

Giardino botanico di Anversa

Le piante sono accuratamente etichettate e così la passeggiata al giardino botanico di Anversa si trasforma anche in un’occasione di apprendimento e, quindi, di crescita.

Giardino botanico di Anversa Giardino botanico di Anversa

Forse proprio un messaggio di crescita attraverso l’amore per la terra è sotteso al curioso gruppo scultoreo che pare rappresentare l’emersione di un essere umano dal sottosuolo.

Giardino botanico di Anversa

Anversa e il giardino del pittore

Anversa e il giardino del pittore

Antwerpen in olandese, Anvers in francese: è sempre lei, Anversa, multiforme città delle Fiandre sulle rive della Schelda, che qui scorre placida e ampia. Anversa creativa, modaiola, golosa, ricca, insonne, colta e multiculturale pulsa tra la svettante guglia brabantina della cattedrale di Nostra Signora, gli edifici cuspidati di Grote Markt e l’avveniristico museo aan de Stroom, dietro al quale si apre l’enorme porto commerciale.

Anversa e il giardino del pittore

In un soleggiato fine settimana di settembre, il blog-trotter di Curiosando in giardino comincia, da buon turista, a mettersi fila per visitare la casa-studio del più illustre cittadino anversese di tutti i tempi: Peter Paul Rubens. Gli ambienti scuri avvolgono con sorprendente intensità la luminosità delle celebri tele divenute l’archetipo del barocco fiammingo. Alcune pareti rivestite di pannelli in cuoio istoriato di Castiglia sono lì a ricordare che sin dal Cinquecento la Spagna era arrivata nelle Fiandre. L’incanto è totale, il silenzio religioso, nonostante la folla. Da alcuni particolari pittorici traspare l’amore di Rubens per i dettagli bucolici.

Anversa e il giardino del pittore

Apro una porta di legno scuro intagliato e mi ritrovo nel giardino della casa, con il suo paesaggio quasi campestre e con le piante di vite serpeggianti ovunque, cui fa da contrappunto la solenne architettura dell’edificio principale.

Anversa e il giardino del pittore

Non si sa con certezza quale aspetto avesse questo giardino al tempo di Rubens. In parte esso è stato ricostruito sulla base dei suoi dipinti autobiografici, come quello conservato nella Alte Pinakothek di Monaco, raffigurante il pittore e sua moglie nel loro giardino di Anversa.

Anversa e il giardino del pittore

Anversa e il giardino del pittore

Rubens e Helene Fourment nel Giardino – Alte Pinakothek, Monaco

Anversa e il giardino del pittore

Ciò che è sicuro è che questo spazio aperto, così come la fontana, furono realizzati su istruzioni del Maestro.

Anversa e il giardino del pittore

Rubens era un uomo curioso, mondano, coltissimo: quasi certamente egli piantò nel suo giardino fiori di recente scoperta, come i girasoli, alberi esotici, come gli aranci e i fichi, e piante del Nuovo Mondo, come le patate. Di sicuro, orto e giardino convivevano. Di sicuro, questo era un luogo riposante e protetto.

Anversa e il giardino del pittore

Ancora oggi, se si socchiudono gli occhi e si entra in contatto con il Tempo, si sente l’eco dei figli di Rubens che giocano mentre il loro padre passeggia, filosofeggiando con gli amici, o, da solo, traendo ispirazione da questo microcosmo per un nuovo, immortale dipinto.

Anversa e il giardino del pittore Anversa e il giardino del pittore

God save the Garlic – L’ aglio sull’isola di Wight

God save the Garlic – L’ aglio sull’isola di Wight

Nelle campagne verdissime attorno alla piccola città di Newchurch, sull’isola di Wight, gli amanti della floricoltura e della cucina possono trovare un luogo davvero unico, dove l’aglio è celebrato in tutte le sue forme.

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Il blog-trotter di Curiosando in giardino è stato guidato in questo luogo da intensi stimoli olfattivi che si percepiscono a chilometri di distanza, anche nel bel mezzo di una zona boschiva.

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Sarebbe riduttivo definire la Garlic Farm come una semplice fattoria.

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Certo, ci si trova indiscutibilmente in una fattoria, dando un’occhiata agli ospiti piumati o pelosi.

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Diciamo, però, che questa fattoria è una vera e propria monografia dedicata all’aglio – anzi, agli … agli, visto che ce ne sono di moltissime specie, coltivate in bell’ordine e indicate con utili cartelli esplicativi.

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Non manca neppure una sala didattica completa di grafici e disegni che illustrano le nozioni botaniche di base su questa diffusissima pianta.

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Le varie specie di aglio (nome latino Allium) fanno parte della famiglia delle Liliaceae: come dire, in pratica, che l’aglio e il giglio sono cugini (sarà proprio casuale la comunanza di fonema?). Sì, il giglio, quel così nobile fiore eletto a simbolo dei casati più blasonati, ha un parente di campagna, altrettanto famoso ma assai meno pretenzioso. Se si osserva, tra maggio e luglio, la lunga e spettacolare fioritura dell’aglio, la parentela non stupisce.

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L’aglio si presta bene a decorare aiuole e vasi.

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I bulbi d’aglio, si sa, oltre che organi propagatori della pianta, sono una presenza indispensabile in tutte le cucine del mondo.

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Vi sono, poi, riviste, libri e blog interamente dedicati alle molteplici e miracolose proprietà curative dell’aglio, antibatterico, antipertensivo, antimicotico. I giardinieri sanno che i bulbi di aglio sotterrati nei pressi dell’apparato radicale delle piante di rosa tengono lontani gli afidi dalla regina dei fiori.

Insomma, aglio nobile, benefico e persino bello. Allora: Dio salvi l’aglio!

L’isola di Wight e Osborne House

L’isola di Wight e Osborne House

Per raggiungere l’ isola di Wight, il blog-trotter di Curiosando in Giardino deve attraversare due volte la Manica: una per raggiungere il Sussex e l’Hampshire e l’altra per traghettarsi da Southampton sino a East Cowes, il porto più a nord dell’isola. A ben pensarci, ciò che per gli abitanti dell’ isola di Wight è “terraferma”, è a sua volta un’isola. La fatica del viaggio per raggiungere “l’isola dell’isola” è subito ben ripagata.

isola di Wight

Una vegetazione folta e selvaggia di faggi, querce e conifere, con il suo colore verde cupo, incornicia sapientemente le ariose distese di campi coltivati, accese di giallo paglierino o di verde brillante, spesso puntinate da miriadi di morbide pecore e placide vacche, fissate lì, sui dolci pendii delle colline, dal pennello di un pittore che, con minuziosa ricerca estetica, non ha lasciato nulla al caso.

isola di Wight

Molte cose stupiscono di quest’isola, che sembra essere stata plasmata da una poesia di Wordsworth. Innanzitutto balza all’occhio la commistione tra la campagna e il mare, tra il mondo dei pescatori e quello degli agricoltori. Il verde intenso dei prati arriva a toccare il mare e si confonde con esso.

isola di Wight

E sembra pure incredibile il fatto che, nonostante il clima molto “britannico” (le nuvole non mancano mai!), certe piante, che noi consideriamo stagionali (soprattutto nel nord Italia), siano invece perenni: prova ne sia che ci si può imbattere in vere e proprie pareti di Pelargonium Peltatum (il classico geranio rampicante), che evidentemente non sono cresciute nel giro di una sola estate.

isola di Wight

Dietro una quinta di bosco si apre il cancello di Osborne House: un sontuoso castello nel quale la regina Vittoria e il suo amatissimo marito Albert amavano trascorrere le estati con i loro nove figli.

isola di Wight

La grande proprietà, oggi pubblica, digrada per oltre un chilometro sino a bordo mare.

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Giardini all’italiana con fiori, statue e fontane descrivono il gusto dei nobili precedenti proprietari.

isola di Wight

A sorpresa, si trovano molte piante mediterranee, come la salvia splendente che decora le aiuole della terrazza alta.

Isola di Wight

Il mirto (Myrtus communis) è un’altra delle piante mediterranee che si trovano a Osborne House: si narra che la nonna del principe Albert ne diede un mazzolino alla regina Vittoria e che lei lo piantò a Osborne House: da allora, un rametto di mirto viene sempre inviato da questo giardino alle spose reali (per scoprire alcuni deliziosi aneddoti sulle piante di Osborne House, oltre che per approfondire le conoscenze scientifico-botaniche su questo meraviglioso e complesso giardino, consiglio di leggere “Horticultural Diary on Osborne House” di Giulio Veronese).

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Il cammino sino alla spiaggia è scandito da numerosissimi esemplari di alberi pluricentenari, ciascuno dei quali è un monumento a sé stante.

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Querce, sequoie, platani, tigli, cedri, carpini, faggi raccontano con poderosa autorevolezza la storia affascinante di un intero habitat.

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Accanto allo “chalet svizzero” (la “casetta dei giochi” della prole reale), un orto in piena regola – con fagiolini, zucchine, peperoni, lattuga e pomodori – assume esso stesso un’allure da “giardino all’italiana”.

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Un impertinente e vezzoso scoiattolo rosso, approfittando della condiscedenza dei clienti del delizioso cake shop nascosto tra le piante, reclama un po’ di cibo, nonostante l’aspetto di chi è satollo.

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Il rodhodendron walk riesce ad essere spettacolare anche in estate, quando ormai la fioritura dei rododendri è un ricordo. Gli arbusti creano dei veri e propri muri di lucido fogliame alti anche più di tre metri.

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La spiaggia è un sottile labbro di sabbia che si è creato faticosamente uno spazio tra le fredde acque della Manica e il bosco lussureggiante di Osborne House.

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Il viale che collega la spiaggia al castello ospita, in due file parallele, grandi vasi lignei a pianta quadrata con arbusti modellati in forme geometriche che offrono un curioso ma elegante contrasto con la vegetazione spontanea circostante.

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Quando arrivo al Walled Garden mi rendo conto che si tratta di un’area circondata da alte mura in mattoncini che ospita un rigoglioso orto.

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Su un lato della recinzione poggia una serra, la Iron House, dedicata alla coltivazione di piante dal Sud America e dall’Africa.

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Armoniose strutture in ferro, che fungono da spalliera per rampicanti decorative o alberi da frutto, delineano le iniziali dei nomi di Victoria e Albert.

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Questo dettaglio ci ricorda che un tempo questa fu la casa di una famiglia felice, dove alcuni bambini giocavano spensieratamente godendo appieno della loro infanzia, mentre le brutture del mondo restavano confinate fuori dalla magica isola di Wight.

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Giardini con il potere di cambiare il mondo (orti urbani comunitari ovvero il giardinaggio condiviso)

Giardini con il potere di cambiare il mondo (orti urbani comunitari ovvero il giardinaggio condiviso)

Immaginiamo che qualcuno – non importa se sia un ente o un singolo – metta a disposizione della collettività un po’ di terreno in mezzo alla città. Immaginiamo, poi, che gruppi di cittadini, insieme, scelgano le specie da piantare, condividano il lavoro di orticoltura e decidano la destinazione del raccolto: da questa idea sono sorti ovunque – dal Canada, agli Stati Uniti d’America, all’Europa – i giardini e gli orti urbani comunitari (“community gardens”), nei quali migliaia di persone esercitano, perlopiù nel tempo libero, l’attività del giardinaggio condiviso (o collettivo).

orti urbani condivisi

Il giardinaggio condiviso permette l’incontro tra residenti nello stesso quartiere, favorisce lo sviluppo di una coscienza ecologica, contribuisce concretamente alla manutenzione e alla cura del territorio, consente di ricavare cibi freschi e di qualità, essendo gli orti urbani comunitari coltivati, di norma, in base ai principii dell’agricoltura biologica.

orti urbani condivisi

Il “Blog-trotter” di Curiosando in Giardino è stato a Lussemburgo, piccola e fiorente (è il caso di dirlo!) capitale europea, dove i giardini e gli orti urbani comunitari sono oggi considerati una salda, benché recente, istituzione.

orti urbani condivisi

orti urbani condivisi

Andrea e Alina, da molti anni residenti a Lussemburgo, sgranando i loro occhioni trasparenti pieni di entusiasmo, mi spiegano come funziona questo sistema, che conoscono per diretta esperienza.

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Gli appezzamenti messi a disposizione dalla Città di Lussemburgo sono suddivisi in particelle individuali e in particelle comuni. Ogni “giardiniere”, dopo avere fatto domanda ed essere stato selezionato tra i residenti del quartiere, riceve in affidamento (per un canone assolutamente modesto) una particella di circa 4 metri per 2, dove può coltivare frutta, verdura, erbe aromatiche e fiori. Il resto del terreno viene coltivato e gestito da tutti i “giardinieri” insieme, secondo un progetto discusso, stabilito e aggiornato nel corso di riunioni periodiche. Il primo anno, tali riunioni si svolgono alla presenza di un esperto incaricato dal Comune. La Città di Lussemburgo offre, comunque, ai “giardinieri” la possibilità di partecipare costantemente a corsi di formazione in giardinaggio ecologico.

orti urbani condivisi

L’attribuzione dei terreni da coltivare avviene in modo da creare un’equilibrata eterogeneità non solo in base all’età, alle competenze nell’ambito del giardinaggio e alla composizione del nucleo famigliare ma anche in base alla nazionalità: questo perché Lussemburgo, com’è noto, possiede una spiccata vocazione internazionale, avendo qui sede molti uffici dell’Unione europea. Risultato: molte famiglie straniere si sono sentite veramente integrate nella comunità cittadina proprio grazie al giardinaggio collettivo negli orti urbani. E l’esperienza continua a evolversi: per esempio, di recente sono state allestite delle aree specificamente destinate al giardinaggio collettivo dei bambini.

orti urbani condivisi

Dopo il successo ottenuto da un progetto pilota nel quartiere Bonnevoie, nel maggio 2014 sono stati aperti nuovi giardini e orti urbani comunitari nei quartieri Limpertsberg e Gare/Ville Haute: qui, in particolare, sono state ricavate piccole aree coltivabili nella splendida valle della Petrusse, una spettacolare arteria boschiva che irrora il cuore antico della città.

orti urbani condivisi

Seduti su panche attorno a un tavolo in legno, i componenti del gruppo dell’orto-giardino della Petrusse discutono i progetti di coltivazione, sullo sfondo dei verdeggianti pendii della valle. Una signora attempata offre agli astanti delle tartine al formaggio mentre un gaio gruppetto di ragazzini cerca di avvistare qualche timido animale del bosco. Una gigantesca pianta di noce abbraccia tutta la scena.

orti urbani condivisi

Attraverso il giardinaggio collettivo, famiglie provenienti da ogni angolo d’Europa intrecciano relazioni umane, s’invitano reciprocamente a pranzo, osservano i loro figli giocare insieme: una semplice, immediata, tangibile manifestazione di Pace.

orti urbani condivisi

Robert Schuman (che a Lussemburgo era nato), nel suo celebre discorso del 1950, disse: “l’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Forse, quindi, come me, Schuman gioirebbe profondamente nel contemplare gli orti urbani della Petrusse, in questo anno 2016, un pomeriggio di giugno.

orti urbani condivisi

Tre giorni, tre giardini: terza tappa: i giardini dell’ Isola Bella

Tre giorni, tre giardini: terza tappa: i giardini dell’ Isola Bella

Appena fuori dal cancello di Villa Taranto, sulle tranquille sponde del lago Maggiore, c’imbarchiamo su un traghetto e navighiamo fino all’ Isola Bella, dove ci attende il terzo e più sontuoso giardino visitato in questo “ponte” del Primo Maggio: il giardino del palazzo Borromeo o, più semplicemente, il giardino dell’ Isola Bella.

Isola Bella Isola Bella

Si tratta di un giardino realizzato tra il 1631 e il 1671 che costituisce uno degli esempi meglio conservati al mondo di giardino barocco all’italiana.

Isola Bella

Il nucleo di questo complesso impianto scenografico è rappresentato da dieci terrazze sovrapposte collegate da scalinate. Tra esse è collocato l’Anfiteatro, il monumento più importante del giardino: un eclatante trionfo di statue inframezzate da conchiglie, nicchie, mosaici bicolori di lisci, lucidi e rotondi ciottoli di lago naturali.

Isola Bella


Isola Bella

Ai lati delle esedre svettano quattro obelischi con altrettante statue che simboleggiano i quattro elementi naturali. Di fronte al monumento si estendono due parterre dove vivono in libertà alcuni pavoni bianchi.

Isola Bella

Isola Bella

Isola Bella

Saliamo due rampe di scale adornate con grandi vasi di Buxus Sempervirens di forma sferica.

Isola Bella

Sulla Terrazza, un altro parterre ci accoglie, con i suoi alberi plurisecolari, il prato all’inglese e la sua vista mozzafiato sul Lago Maggiore.

Isola Bella


Isola Bella

Isola Bella

Discesi dalla Terrazza, giungiamo ad un altro parterre che termina verso sud con un’aiuola triangolare non accessibile al pubblico: è il giardino dei fiori.

 Isola Bella

Isola Bella

Proseguendo il cammino, arriviamo al parterre delle Azalee, un’esplosione di colore e gioia, nella quale sono collocate due voliere che ospitano rutilanti pappagallini.

Isola Bella

Il Giardino d’amore si affaccia sul lago. Si tratta di un’area impostata secondo i più classici criteri del giardino barocco all’italiana: le siepi di bosso, magistralmente potate, creano un ricamo verde visibile dall’alto delle terrazze, scandito da quattro imponenti alberi di tasso dalla forma conica.

Isola Bella
Spalliere e grandi vasi di agrumi completano il decoro di questa zona.

Isola Bella

Isola Bella

Il viale di Ponente è incorniciato da un filare di melograni cui fa da contrappunto, dalla parte opposta, il giardino delle palme. A metà del percorso, sbuca la scalinata che conduce ai parterre situati più in alto.

Isola Bella

Semplice, ma di sicuro effetto decorativo, il bordo di pietre grezze utilizzato per delimitare alcune aiuole.

Isola Bella

Il viale sfocia nella serra Elisa, la più grande serra dell’Isola Bella, nata all’inizio dell’Ottocento come giardino d’inverno per permettere, anche nei periodi più freddi, di ammirare piante esotiche e rarità botaniche, come si conviene ad un vero giardino di delizie.

Isola Bella

Con gli occhi pieni di tanta armonia, rifletto sul fatto che la parola “paradiso”, attraverso il latino (paradisus) e il greco (paradeisos), ha origine dal persiano pairidaez, che significa giardino.

Tre giorni, tre giardini: seconda tappa: Villa Taranto

Tre giorni, tre giardini: seconda tappa: Villa Taranto

Sotto i buoni auspici di un sole quasi estivo, si aprono le porte di Villa Taranto, a Verbania, sul lago Maggiore. L’ultima volta che mia moglie ed io vi siamo stati, eravamo di un paio d’anni più vecchi di nostro figlio oggi.

Villa Taranto

I giardini che ci ospitano sono nati grazie alla passione di un botanico, il Capitano scozzese Neil Mc Eachern che, appena acquistata la villa, nel 1931, cominciò immediatamente a realizzare quello che oggi noi possiamo ammirare come uno dei più completi giardini botanici al mondo, che copre una superficie di circa venti ettari con la presenza di oltre ventimila specie diverse.

Villa Taranto

La villa prende il nome da un antenato del Capitano, il Maresciallo Mc Donald, che Napoleone insignì del titolo di Duca di Taranto. Il Capitano Mc Eachern donò la proprietà della villa e dei giardini allo Stato Italiano, esprimendo il desiderio che la sua opera avesse continuità nel futuro. 

Un caleidoscopio di colori sbuca, scoppiettante, dalle azalee e dai rododendri che ci danno il benvenuto.

Villa Taranto

Dopo la biglietteria, alla cui destra campeggia una grande quercia del 1938, si snoda il Viale delle Conifere. A sinistra, il viale è contornato da coloratissime aiuole con prato all’inglese e con fioriture stagionali a basso portamento (le c.d. bordure miste). Più avanti, troviamo la Metasequoia proveniente dalla Cina e che gli studiosi ritenevano solo un fossile di circa 200 milioni di anni fa non più riproducibile.

Villa Taranto

Proseguendo, troviamo numerose conifere giapponesi, una Cryptomeria Japonica Globosa e circa una cinquantina di felci arboree australiane denominate Dicksonia Antarctica.

Villa Taranto

Ora svoltiamo a destra e, davanti a noi, scorgiamo una delle zone più affascinanti del giardino in rigoroso stile geometrico all’italiana. In primo piano, fa bella mostra di sé la c.d. fontana dei putti e, sullo sfondo, la sagoma poligonale del Mausoleo dedicato al fondatore dei giardini.

Villa TarantoVilla Taranto

Circondati da alberi di prunus e da splendide aiuole fiorite, entriamo nel c.d. “labirinto”, dove, tra la fine di aprile ed i primi giorni di maggio, dimora la gran parte delle migliaia di bulbi di tulipano messi a dimora ogni anno nel parco.

Villa Taranto

Al termine del percorso, giungiamo alla serra della Viktoria Cruziana, splendido ed enorme ninfeo equatoriale proveniente dal Sud America.

Vicino al mausoleo in cui è sepolto il Capitano Mc. Eachern, si trova l’area più importante per i rododendri presenti nei giardini: alcuni di essi raggiungono i quindici metri di altezza.

Villa Taranto

Di fronte al mausoleo, un elegante parterre con prato all’inglese.

Villa Taranto

Ai bordi delle umide scarpate tutt’attorno, felci e hoste.

Villa Taranto

Continuando la passeggiata, troviamo davanti a noi un imponente castagno del 1600, probabilmente la più vecchia pianta ancora presente nel parco.

Villa Taranto

Una gradinata conduce al grande prato posto di fronte alla Villa ottocentesca.

Lasciata la villa, percorriamo il ponticello in pietra e cotto che sovrasta la valletta.

Villa Taranto

Attraversiamo un pergolato con traversine in legno tek sormontato da uno splendido glicine giapponese.

Villa Taranto

Ad un certo punto, si spalanca la meravigliosa vista sulle terrazze del giardino in stile all’italiana, ricche di aiuole fiorite con pianticelle stagionali e solcate nel mezzo da una serie di cascatelle.

Villa Taranto Villa Taranto

Giungiamo infine all’inizio di un viale che viene denominato il Viale delle personalità, poiché ogni personaggio importante che ha visitato il parco ha lasciato una memoria di sé piantando un albero. Il più bello, ancora oggi, è una enorme Davidia involucrata o albero dei fazzoletti, piantato da un infante di Spagna nel 1938.

Villa Taranto Villa Taranto

Ogni angolo di questo giardino, anche il più umile e nascosto, è amato. D’altronde “un bel giardino non ha bisogno di essere grande, ma deve essere la realizzazione del vostro sogno anche se è largo un paio di metri quadrati e si trova su un balcone”. Così spiegava il Capitano Neil.

Villa Taranto

Tre giorni, tre giardini: prima tappa: Villa Panza

Tre giorni, tre giardini: prima tappa: Villa Panza

Che cosa può fare il blog-trotter di Curiosando in Giardino in tre giorni di vacanza (tanti erano i giorni del ponte del primo maggio)? Tre giorni, tre giardini: non v’è nulla di meglio che dedicarsi alla contemplazione di alcuni dei più bei giardini tra il Piemonte e la Lombardia. In un paio d’ore arrivo, con tutta la famiglia, nel Varesotto. Le sale eleganti e l’ottimo ristorante di Villa Borghi, edificio barocco situato, con il suo ampio parco, nel piccolo paese di Varano Borghi, sono la base ideale per le escursioni del weekend.

Villa Panza, Varese

Villa Borghi

Comincia a piovere. Ma intanto un giretto per Varese lo voglio fare. E, con intrepido slancio, decido di visitare una delle mete più raffinate e “colte” della città: la settecentesca Villa Menafoglio Litta Panza, patrimonio del FAI e sede di una pregevole mostra permanente di arte contemporanea dove fanno sfoggio di sé psichedeliche installazioni al neon.

Villa Panza, Varese

Villa Panza, Varese

Villa Panza, Varese

Il giardino risponde in maniera adeguata alla sontuosità della dimora.

Villa Panza, Varese

Pur suddiviso in diversi settori, l’effetto d’insieme del parco è assolutamente armonico: vi si trovano una zona adibita a bosco all’inglese, caratterizzata da alberi ad alto fusto e da un laghetto ornamentale, nonché vari parterre con statue e fontane. In particolare, uno di questi, composto da aiuole destinate alle fioriture stagionali, è terminato da una grande esedra di lecci.

Villa Panza, VareseVilla Panza, VareseVilla Panza, Varese

Non manca neppure il tempietto neoclassico.

Villa Panza, Varese

Sontuosa è la carpinata che delimita il giardino geometrico all’italiana davanti alla dimora: un “corridoio verde” utilizzato dai signori come passeggiata rinfrescante soprattutto nella stagione estiva. Oggi ripara me dalla fitta pioggerella.

Villa Panza, Varese

Villa Panza, Varese

Posso anche trovare riparo nella deliziosa serra, ingentilita da sedie e tavolini color pastello.

Villa Panza, Varese

Il panorama abbraccia la sottostante città di Varese. Nel prato, spicca “The Slope”, la ruota di oltre sei metri di diametro realizzata interamente con rami di castagno e robinia intrecciati senza l’aiuto di corde o collanti.

Villa Panza, Varese

Rapito da tanta bellezza, mi accorgo che è smesso di piovere.

Chagall e i fiori

Chagall e i fiori

Oggi il “blog-trotter” di Curiosando in Giardino è l’Ingegnere-Giardiniere.

Ispirato da una sognante mostra a Milano dedicata a Marc Chagall, desidero sottoporvi alcune brevi, e inutili, considerazioni che mi sono venute in mente a proposito dei fiori. Quello tra Chagall e i fiori è un collegamento spontaneo.

I fiori svolgono un ruolo fondamentale nella natura in quanto sono il preludio dei semi che a loro volta garantiscono la sopravvivenza delle varietà vegetali.

Ma i fiori, al di là dello scopo riproduttivo, sono anche belli, anzi alle volte sono bellissimi!

Non è chiaro perchè i fiori debbano essere belli, non sarebbe bastato che fossero solamente funzionali? Invece presentano in più questo fatto estetico che interessa e rallegra coloro che li osservano. Occorre notare che anche il fiore della patata è bello, anche se, a secondo dei gusti di ciascuno, se ne possono trovare di più belli.

Tutto ciò che ha a che fare con l’agricoltura e con il giardinaggio finisce con l’occuparsi di fiori.

In un giardino o in un campo i fiori diventano visibili non appena le rispettive piante sono state messe in loco o son state seminate proprio per lo scopo di vedere fiori, o per avere un prodotto vegetale.

Mentre però il giardino o un campo sono oggetti inventati da una persona per un suo diletto o per suo tornaconto, i fiori sono una espressione spontanea della natura: i fiori non richiedono sempre un interessamento umano.

In ogni momento, anche in questo momento, in natura esistono miliardi di fiori che nessuno vede perchè sono sbocciati in luoghi non frequentati o addirittura irraggiungibili. Nascono orchidee su alberi tropicali a 30 metri dal suolo ed espongono i loro magnifici fiori..a chi? Lo stesso vale per stelle alpine e praticamente per la maggior parte dei fiori selvatici.

Si tratta di una magnifica inutilità o c’è dell’altro; non è molto chiaro, però ritengo che la bellezza esista in quanto tale anche se non serve a niente (apparentemente).

I fiori sono sempre stati oggetto di attenzione anche dei pittori che li hanno ritratti o come dettagli di opere complesse oppure proprio come oggetti specifici di quadri dedicati solo a loro. In particolare in tempi recenti si sono distinti in ciò gli impressionisti francesi in precedenza anticipati da pittori di “nature morte” orientate a rappresentare lussureggianti vasi di fiori.

Anche Chagall si è occupato di fiori ma in modo molto più complesso.

chagall e i fioriInnanzitutto Chagall è un poeta; non è solo stato un poeta, continua ad esserlo e lo sarà sempre.

La sua poesia consiste nel suo modo di vedere la realtà del mondo in cui è via via vissuto.

Egli afferma che ogni arte è il risultato della ”osservazione della natura”, e nella natura esistono alberi, cieli, nuvole, corvi magri che volano in cerca di cibo, ma sopratutto fiori.

chagall e i fiori

Chagall ha sempre visto il mondo in modo molto colorato e si rammarica  laddove “non vedevo l’incantesimo dei colori” come afferma in un passaggio delle sue “Memorie”.

Chagall ricerca durante un sofferto soggiorno in Lituania di recuperare le sua serenità ricordando la sua vita nel “buco di Vitebsk,….” dove “..gli alberi sono diventati da tempo miei amici”.

Durante un suo soggiorno a Nizza Chagall si è trovato finalmente immerso nei fiori: “A Nizza si potevano preparare centinaia di mazzolini da sposa e presentarli alle mie spose di fantasia in tutto il mondo”.

chagall e i fioriQuando osserva l’evolversi dei vari stili della pittura sua contemporanea viene preso dallo scoramento scorgendo la mancanza in molti pittori suoi contemporanei di “osservare l’eleganza dei fiori”.

Per Chagall nella sua pittura i fiori si identificano con i colori come dice quando parla della pittura di altri artisti in cui “ i loro colori (fiori) non sono affatto colori (fiori). In questa affermazione esiste anche il fatto che in russo fiori e colori sono espressi dalla stessa parola.

A New York, non si trova bene nella città in quanto “non c’erano fiori (colori), mentre la mia anima e il mio corpo erano come corrosi dai colori (fiori)”.

Tuttavia nella campagna americana ritrova momenti di pace: “ mi piaceva… stare a guardare le nuvole e gli alberi verdi, alla ricerca di nuove tinte, alla ricerca di qualcosa.”

Quando è incaricato di decorare il soffitto del Teatro dell’Opera di Parigi pensa ai fiori. “Il mio soffitto era il mazzo di fiori, il mio mazzo di fiori, il nostro mazzo di fiori,..”

chagall e i fiori

Anche in luoghi modesti l’attenzione è per i fiori : “A Tolone, nell’albergo modesto dove ci fermammo qualche tempo, c’erano fiori, quei fiori che ben presto sarebbero sbocciati fra le mani di una sposa”.

chagall e i fiori

I fiori dovrebbero interessare a tutti ed in realtà interessano a molti come si può dedurre dal commercio dei loro semi e bulbi e alle varie gare estive in molte località che premiano ad esempio il balcone più fiorito.

In definitiva la bellezza dei fiori non costituisce una splendida inutilità ma fa parte della esistenza umana e va colta anche spiritualmente e conservata nell’anima.  A parte il fatto che anche l’inutilità può avere il suo fascino.

Non lasciamo trascurati i fiori selvatici e immaginiamo di spostarci almeno col pensiero in qualsiasi parte del mondo che presenti in quel momento la stagione opportuna: saremo accolti da fiori splendidi e spesso numerosissimi.

I giardini del Museo Sorolla di Madrid

I giardini del Museo Sorolla di Madrid

Quando attraverso la recinzione dei giardini del museo Sorolla mi sento proiettato, come d’incanto, dalle caotiche strade del centro di Madrid ad un giardino senza tempo, ammantato di quiete e di bellezza.

Museo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di Madrid

Museo Sorolla di Madrid

Panche di pietra e scale decorate con i tipici azulejos (coloratissime piastrelle di ceramica smaltata), piccole fontane con canali attraverso i quali scorre l’acqua, statue classiche, vasi e alberi frondosi sono alcuni degli elementi che compongono i giardini del Museo Sorolla.

Museo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di Madrid

La casa (un edificio in stile eclettico) fu fatta costruire tra il 1910 e il 1911 dal pittore Joaquín Sorolla y Bastida (alcune delle cui opere si possono ammirare al Prado) che la scelse come propria residenza e come proprio laboratorio artistico negli ultimi dieci anni della sua vita e, alla sua morte, la volle donare allo Stato spagnolo.

Museo Sorolla di Madrid

L’esterno della proprietà fu meticolosamente progettato e realizzato dallo stesso Sorolla con colti richiami sia alla classicità romana sia alla cultura andalusa.

Museo Sorolla di Madrid

Gli spazi, riccamente decorati con sculture, fontane e colonne, sono scanditi da siepi di bosso che, unitamente alle bordure di azulejos, conferiscono all’insieme una certa allure “salottiera” ma nel contempo distesa e distensiva.

Museo Sorolla di Madrid

Il giardino si snoda in tre settori che formano una “L”. Sorolla tracciò il primo giardino ispirandosi al Labirinto dell’Alcazar di Siviglia, da cui trasse il disegno della fontana centrale. Egli  decorò la zona con una panca di azulejos e  colonne sormontate da sculture.

Museo Sorolla di Madrid

Nel loggiato, riparato parzialmente da un frondoso albero di mandarino carico di frutti color del sole, sono riposti, per la stagione invernale, i vasi di gerani ancora verdissimi, nonostante sia la fine di dicembre.

Museo Sorolla di Madrid

Museo Sorolla di Madrid

Una palma secolare è vigile sentinella assieme alla bandiera spagnola.

Museo Sorolla di Madrid

Il secondo spazio, realizzato tra il 1915 e il 1916, è ispirato al sontuoso giardino della Villa Generalife di Granada e reinterpretato con elementi del giardino all’italiana.

Museo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di Madrid

Nel terzo spazio, realizzato tra il 1913 e il 1917, si trovano una scala di azulejos (che accede al grande salone di esposizione), un pergolato e una fontana a piscina con figure allegoriche, la Fonte delle Confidenze, dietro la quale si staglia un maestoso bovindo a semicerchio.

Museo Sorolla di Madrid

Durante la visita al museo, trovo, all’interno dell’edificio, un ulteriore spazio verde: il patio andaluso, che regala un’avvolgente luce naturale a tutto il pianterreno della casa.

Museo Sorolla di Madrid

Dalla veranda della sala principale della vecchia casa di Sorolla si può godere di nuovo della vista sul giardino e percepire ancor meglio come, nel cuore della Madrid più contemporanea, il Tempo si sia fermato in un angolo di Natura edonista, intimo e segreto.

Museo Sorolla di Madrid

Flor de Barcelona

Flor de Barcelona

Se andate a Barcelona, cercate i fiori … anzi, cercate la Flor de Barcelona.

Negli ultimi anni, i cittadini di Barcelona e i numerosi turisti che la visitano, oltre che con il naso per aria, camminano guardando anche per terra. Proprio qui, sui marciapiedi, si nasconde quello che, negli ultimi anni, è divenuto uno dei simboli della capitale catalana: un fiore stilizzato, infatti, ingentilisce qua e là tratti di marciapiedi.

flor de Barcelona

La mattonella in cemento denominata Flor de Barcelona o panot de la Flor, como si chiama in catalano, nasce da un disegno dell’architetto modernista Josep Puig i Cadafalch, che realizzò con questo splendido fiore le mattonelle della pavimentazione posta nell’ingresso carraio della deliziosa Casa Amatller (quella che, sul Paseo de Gracia, si trova proprio al lato della più famosa Casa Battlò di Antoni Gaudì). Con ogni probabilità l’architetto trasse ispirazione dal fiore del mandorlo, poiché il committente portava un cognome (Amatller) che coincideva foneticamente con la parola mandorlo in catalano (ametller).

flor de Barcelona

La Flor è il modello più rappresentativo dei marciapiedi di Barcelona. Le sue linee semplici disegnano un fiore minimalista, simbolo di un’epoca in cui, a Barcelona, il Modernismo cambiò volto alla città. Con l’espansione del quartiere dell´Eixample, il Municipio di Barcelona decise di iniziare la pavimentazione delle nuove strade cittadine. All’uopo indisse, nel 1916, un concorso pubblico con vari modelli di piastrella in cemento, tutti con disegni geometrici, tuttora esistenti e visibili: le tablettes di cioccolato, i cerchi, il rombo con cerchi e, infine, il fiore (la flor). Il concorso fu vinto dall’impresa Escofet Tejera y Cia che aveva importato, alla fine del XIX secolo, la tecnica di fabbricazione dei pavimenti c.d. idraulici, fatti con cemento, sabbia e acqua. Con questa tecnica si potevano costruire piastrelle in serie, limitando enormemente i costi rispetto alla produzione manuale.

Il successo della piastrella di cemento idraulico o panot si deve al fatto che si tratta di un elemento economico e resistente, di piccole dimensioni (20cmx20cm e 4cm di spessore), maneggevole, facile da sostituire e adattabile a qualsiasi irregolarità del terreno. In più, è antiscivolo e facile da pulire.

Flor de Barcelona

Marciapiede di Plaza Urquinaona

Curiosamente il panot Flor uscì di produzione diversi decenni fa. Tuttavia, a furor di popolo, a partire dagli anni Novanta, non solo tornò in commercio ma divenne simbolo di Barcelona.

Il suo disegno moderno e semplicemente bello ha reso breve il passo dal suolo ai souvenirs: oggi si trova su tazze, magliette, portavasi, gioielli, borse. Addirittura a Barcelona ci sono negozi (per lo più librerie) che (ovviamente a prezzo esorbitante) vendono la singola piastrella Flor in cemento allegandovi un pamphlet con la sua storia. Vi sono anche numerose pasticcerie che creano torte dolci e salate a forma di panot Flor.

flor de Barcelona

E – Barcelona a parte – il fiore stilizzato, da oltre un secolo, è anche icona di eleganza: Louis Vuitton docet.

flor de Barcelona

La famosa Toile Monogram di Louis Vuitton

 

Bruxelles, fiori e cioccolato

Bruxelles, fiori e cioccolato

Giungo a Bruxelles come un vero turista, in cerca, innanzitutto, della famosa fontanella con il putto.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles mi piace: ha un’allure vagamente démodé, con le sue tipiche casette a due o tre piani a motivi liberty, con i suoi tram sferraglianti, con i suoi mercatini diurni e serali, con i suoi rinomati negozi di cioccolato dalle vetrine traboccanti di golosità.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Ad un certo punto mi rendo conto che, la mattina del mio arrivo, a far pulsare la vita tra i palazzi gotici e rinascimentali della Grand Place, è un mercatino di fiori e sementi dal mood molto olandese: ecco – penso – un primo indizio “verde”.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Il colorato furgone del fioraio riesce a regalare un tocco di effervescenza persino all’austera Maison du Roi.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Chi si definisce “giardiniere nell’anima” (questo si legge sul vivace furgone) non può che coltivare … una passione!

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles, fiori e cioccolato? Forse è proprio così.

Mi addentro nel cortile dell’Hotel de Ville e apprezzo la cura delle aiuole attorno alle fontane settecentesche: secondo indizio “verde”.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Apro gli occhi da “blog-trotter” di Curiosando in Giardino e mi rendo conto che negozi, decori, dettagli sparsi per tutta Bruxelles stanno lì a testimoniare come in questa città l’amore per il verde sia diffuso e sentito.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Così, mentre all’ombra gotica brabantina di Notre Dame du Sablon si svolge il mercato domenicale di brocantes, con le bancarelle a strisce verdi e bordeaux (i colori ufficiali della città), mi concedo una passeggiata tra il Jardin du Petit Sablon, circondato da decine di colonne sormontate da statue bronzee che rappresentano le corporazioni di Bruxelles, e il Parc d’Egmont, elegante esempio di giardino all’inglese, con i suoi alberi plurisecolari e la sua orangerie, sede di incontri modaioli.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

E’ ora di pranzo. Un’amica, che vive a Bruxelles da molti anni in una casa che sembra quella delle bambole, ha preparato dell’ottimo sushi vegetariano. Per andare da lei, passo nel Bois de la Cambre, dove il caos cittadino si stempera nel percorso ciclabile tra laghetti e alberi frondosi, sotto lo sguardo indifferente dei cigni e delle anatre.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Dopo una breve pausa postprandiale, con il tram 94 arrivo al Jardin Botanique: qui la monumentale orangerie ottocentesca domina, dall’alto, il parco del giardino botanico e le sue statue di animali esotici poste a presidio delle gradinate, delle fontane, delle siepi di bosso.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Tutt’attorno all’antico parco, come sentinelle cibernetiche, premono prepotentemente i grattacieli della Bruxelles più contemporanea. Ma io, che sono démodé, continuo a preferire la gentilezza di fiori e cioccolato.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Il castello di Monterado e il suo parco

Il castello di Monterado e il suo parco

Il castello di Monterado veglia, con il suo parco di sette ettari, su un panorama dalla bellezza inusitata che spazia dalle dolci colline marchigiane sino al mare.

Castello di Monterado

castello di monterado

Si tratta di una dimora privata, appartenente alla stessa famiglia da quasi un secolo, le cui porte sono state aperte al pubblico grazie alla coraggiosa sfida di Orlando e di Kira, che, non cedendo alle lusinghe di aspiranti acquirenti stranieri, hanno deciso di mettersi in gioco e di dedicare le loro energie a restituire all’antico palazzo una nuova vita, nel rispetto della sua illustre Storia, iniziata nel lontano anno Mille.

castello di monterado

Oggi il castello è in parte adibito ad albergo e ad ambientazione per ricevimenti e feste e in parte a residenza privata della famiglia dei proprietari. La ristrutturazione e l’arredamento sono stati curati con passione filologica, senza minimamente snaturare l’anima di quella che fu l’abitazione di Massimiliano Beauharnais, nipote di Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte.

castello di monterado

La fascia del parco più esterna è un bosco di pini e querce secolari, allori e viburni. Accanto al castello, invece, è collocato un tipico giardino all’italiana, ombreggiato da giganteschi cedri del Libano. La punta mozzata del cedro davanti all’ingresso principale del castello ricorda che anche qui le bombe della seconda guerra mondiale fecero risuonare la loro lugubre eco.

castello di monterado

Tre gelsi statuari osservano la piscina, a cui si accede tramite una scalinata costeggiata da profumatissimo rosmarino.

Fitte siepi di bosso scandiscono aree coltivate a bulbi, ortensie, salvia splendente.

Castello di Monterado

Il borgo di Monterado si trova proprio al di là della cancellata, certo del fatto che nulla turberà la sua quiete, appena increspata dai rintocchi vespertini della campana parrocchiale e dal frinire delle pigre cicale.

Castello di Monterado

Giardini di Firenze: villa della Gheradesca

Giardini di Firenze: villa della Gheradesca

A pochi metri dal Giardino dei Semplici, in via Capponi, la curiosità m’induce a bussare alla porta dell’hotel Four Seasons, dove scopro un’altra meta imperdibile per chi vuole conoscere i giardini di Firenze: il giardino della Gherardesca. Una sorridente funzionaria dell’elegantissimo albergo mi accompagna, con spontanea cortesia, sino al parco, uno dei più grandi e più belli del centro storico fiorentino.

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca

E’ un’oasi di circa quattro ettari e mezzo disseminata di alberi monumentali, di aiuole fiorite, di antichi elementi architettonici e sede, sino a dicembre, della prestigiosa collettiva di arte contemporanea “Dialogue”, curata dallo scultore Ugo Riva. Il “dialogo” è ricercato tra l’opera contemporanea e altra opera dell’antichità, cui la prima è ispirata. Particolarmente rappresentativo di tale impostazione della mostra è il confronto tra la Cyber-Chimera dell’artista Dario Tironi (realizzata con vari oggetti di uso quotidiano, dal phon all’aspirapolvere, dal lettore cd ai pezzi degli scacchi), e la replica bronzea (fornita dalla Galleria Frilli di Firenze) della Chimera etrusca ospitata nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca

Lascia senza fiato la sorpresa di vedere la cupola di Santa Maria del Fiore oltre il poderoso recinto di mura, in mezzo a una incontenibile fioritura di viburni bianchi, in una prospettiva che dà l’impressione di poter quasi toccare il capolavoro del Brunelleschi.

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca

La passeggiata nel parco consente di assaporarne non solo la struttura “all’inglese” (con viali, cespugli, alberi messi a dimora in gruppi senza schema) ma anche la perfetta cura di ogni dettaglio e l’inedita fusione tra elementi naturali e antropici, antichi e contemporanei.

Giardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca Firenze 14 lug giard Four Seasons (28) Firenze 14 lug giard Four Seasons (50)

Nelle recensioni del giardino si legge che “l’antico giardino Pinti, già Scala, annesso al palazzo quattrocentesco di Giuliano da Sangallo, è citato dalle fonti come uno dei più belli di Firenze. Il conte Guido Alberto della Gherardesca agli inizi dell’800 trasformò il giardino all’inglese con viali, un laghetto artificiale e una piantagione di alberi d’alto fusto; l’architetto Giuseppe Cacialli progettò un tempietto ionico, con la volta decorata da Antonio Marini, e vi trovarono posto anche un kaffeehaus e un casino corinzio. Antonio Targioni Tozzetti ricorda che verso il 1844 arrivò da Napoli una pianta di mandarino. Nel 1857, il giardino ospitò la quarta Esposizione della Società Toscana di Orticoltura”.

Giardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Ovunque, nel parco, sono collocate le opere scultoree dei Maestri Ugo Riva, Sergio Capellini, Giovanni Balderi e Dario Tironi. Nella maggior parte dei casi, l’opera d’arte è, nel contesto del giardino, una presenza discreta che si lascia scoprire dal visitatore.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Talora, invece, l’opera cattura prepotentemente lo sguardo del passante, come avviene per le tre grandi maschere che, con il loro colore bianchissimo, spiccano sfacciatamente in mezzo al verde intenso del prato (si tratta dell’opera denominata “The Ancient Plastic Society”, realizzata dall’artista Dario Tironi in ferro, paraurti di automobile, giocattoli).

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

In ogni caso, l’effetto scenografico è assicurato e l’antica bellezza del luogo rispettata.

Davanti alla limonaia neoclassica, si erge, maestoso, un plurisecolare e gigantesco cedro del Libano.

Giardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Non lontano dalla piscina, proietta la sua ombra un monumentale faggio pendulo.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Dietro la cancellata monumentale del Poggi, tra due corpi di edifici, si apre una graziosa fontana con putto.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Sono oltre centoquaranta gli enormi patriarchi verdi che popolano il giardino della Gherardesca (alberi di taxhus baccata, tuia, olea fragrans, ginkgo biloba, sequoia, tiglio) e che protraggono, con paziente saggezza, il dialogo tra la storia dell’uomo e la storia del pianeta che benevolmente lo ospita.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Così, con il profumo delle siepi di bosso nelle narici, mi viene da pensare che il moderno Bellerofonte non debba affatto uccidere la Chimera ma semplicemente trovare con lei un punto di equilibrio. Perché, d’altra parte, chimera è sogno e i sogni vanno preservati.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Giardini di Firenze: il “Giardino dei Semplici”

Giardini di Firenze: il “Giardino dei Semplici”

Chi vuol scoprire i giardini di Firenze non può non visitare il Giardino dei Semplici, situato nel centro storico della città.  Si tratta di uno dei più antichi orti botanici al mondo, istituito nel 1545 da Cosimo Medici e oggi facente parte del museo di storia Naturale dell’Università di Firenze. Come ricorda la guida distribuita all’ingresso, “questo non è un normale giardino, bensì e soprattutto un Museo Scientifico che custodisce preziose collezioni botaniche”.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

“Semplici” erano dette le piante officinali, che, all’epoca di Cosimo Medici, erano ad uso degli studenti della Facoltà di Medicina.

Ai lati dell’ingresso da via Micheli, sono poste le due grandi serre (calda – per piante tropicali e subtropicali – e fredda – per piante che possono acclimatarsi anche alle nostre latitudini).

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Nella stagione estiva, tuttavia, le serre vengono pressoché svuotate e le piante trasportate, in vasi, nelle aiuole.

Giardini di Firenze: il giardino dei Semplici

Restano nelle serre, comunque, alcuni esemplari davvero prodigiosi, come la Monstera Deliciosa, di  provenienza messicana, a grandi foglie, che arriva ad un’altezza di oltre una decina di metri.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Il visitatore è immediatamente posto a proprio agio da alcune panchine in ferro battuto coperte da un pergolato. Nel parco, qua e là, alcune panche in pietra protraggono una dolce sensazione di accoglienza e antiche vasche in marmo ricordano l’illustre passato.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Di fronte all’ingresso e alle serre, si apre un’estensione di oltre due ettari di parco, la cui struttura è segnata da immensi e rari alberi, così antichi che possono annoverarsi tra i monumenti di Firenze.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Il tronco della quercia da sughero, ad esempio, racconta, da solo, una storia di secoli.

Giardini di Firenze: il Giardino dei SempliciGiardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Al centro del parco, riposa tranquilla la fontana con vezzose ninfee.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

In un’aiuola è riprodotto il “giardino all’italiana”, con le sue geometrie di bossi che spandono nell’aria un profumo di antica e nobile dimora. Qui, d’estate, il prato ospita i vasi di agrumi che d’inverno sono collocati nella serra fredda.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

In altra aiuola è stato ricostruito il “giardino segreto”, con vecchie cultivar di piante da frutto, ortensie e rose antiche.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

I quadri vicini alla fontana centrale sono dedicati alle piante alimentari, alle insalate spontanee e agli ortaggi insoliti.

L’ombra dei giganti verdi regala frescura e un sottofondo musicale di fronde in movimento.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Vi è persino l’angolo dedicato all’Oriente, che comprende un giardino “secco”, formato da rocce (suiseki).

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Ovunque sono collocati vasi di argilla nei quali sono state messe a dimora giovani plantule, segno della vera destinazione a studio di questa prestigiosa struttura universitaria, dove la coltivazione ha ad oggetto, al contempo, le piante e la conoscenza scientifica.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: Villa Bardini

Giardini di Firenze: Villa Bardini

Il “blog-trotter” di Curiosando in Giardino è stato in gita a Firenze, in un luglio gradevolmente – ed eccezionalmente – ventilato. Il centro della città, con i suoi monumenti di eclatante bellezza, era gremito di turisti. Stessa sorte toccava all’arcinoto giardino di Boboli. Ho deciso, allora, di scovare alcuni luoghi verdi molto speciali, perché sufficientemente “segreti” da preservare, anche nell’affollato mese di luglio, una rilassante quiete meditativa. Insomma, i giardini di Firenze più sorprendenti.

giardini di Firenze

Lungo il muraglione medievale di via dei Bardi, Oltrarno, grazie alla folta ed alta vegetazione che vi fa capolino, si percepisce la presenza di un hortus conclusus: in effetti, una porticina consente l’accesso al maestoso parco monumentale di villa Bardini che occupa gran parte della collina posta tra il fiume e la porta San Giorgio.

giardini di Firenze

Con lo stesso biglietto d’ingresso, il visitatore può spingersi oltre la Costa San Giorgio, fiancheggiare il forte di Belvedere ed entrare, da un ingresso inconsueto, nel giardino di Boboli.

Dopo un breve percorso tra le rose, ecco, maestosa, la scalinata barocca che porta in cima alla proprietà, attraversando un giardino a terrazzamenti nel quale fiori, erbacee perenni, fontane e mosaici si fondono armonicamente in una composizione indiscutibilmente raffinata.

giardini di Firenze

Alla prima rampa, sono adagiate le statue in muratura di Vertumno e Pomona, figure assai care a Curiosando in Giardino in quanto divinità tutelari di orti e giardini.

giardini di Firenze

Sulla sommità della scalinata, segnano il termine della lunga salita e l’arrivo al belvedere altre due statue con figure maschile e femminile.

giardini di Firenze

Da lassù, sullo sfondo, in tutta la sua magnificenza, appare Firenze, con la cupola del Brunelleschi, il campanile di Giotto e Palazzo Vecchio.

giardini di Firenze

Urne e canestri di frutta in pietra scandiscono il parapetto del belvedere con un clamoroso effetto scenografico.

Il terrazzamento panoramico è delimitato da una loggia settecentesca nella quale è rimasta, come in origine, la kaffehaus.

Sorseggiare qui una bevanda è un’esperienza indimenticabile.

giardini di Firenzegiardini di Firenze

La passeggiata prosegue tra alberi secolari, collezioni di fiori (azalee, ortensie, rose, viburni, camelie), di frutti antichi (tra cui le mele “Francesca”, “Annurca”, “Zucchina” e le pere “Bella di Giugno”, “Madernassa” e “Campana”) e sculture monumentali. Figure leonine, fontane, vasi medicei, vasche e tavoli in marmo allietano in modo discreto ma costante tutto il percorso.

Giardini di Firenze Firenze 15 lug giard villa Bardini (48) Giardini di Firenze

Attraverso il balconcino posto sulla grotta del belvedere, si accede al canale del Drago, che, tra il bosco e il prato, bordato da felci, ellebori e liriopi, regala un’incomparabile frescura e costeggia il gruppo scultoreo raffigurante Cerere e Bacco.

Firenze 15 lug giard villa Bardini (57)Firenze 15 lug giard villa Bardini (59)

Persino le bordure delle aiuole realizzate con foglie di terracotta contribuiscono all’incanto.

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La villa seicentesca ospita mostre di pittura e di scultura contemporanea nonché il museo dei caleidoscopici abiti di Roberto Capucci. Dalle terrazze della villa, la veduta di Firenze toglie il fiato.

Giardini di FirenzeAncora la magnifica vista sulla città fa da sfondo al viale coperto dal pergolato di glicine che conduce all’uscita su via Bardi.

Giardini di FirenzeSaluto la Villa con un arrivederci, serbando la piacevole sensazione che, nel suo scrigno, sette secoli di Storia siano stati conservati, almeno un pochino, anche per me.

Giardini di Firenze

Il parco di villa Doria, le sue ortensie, le sue magie.

Il parco di villa Doria, le sue ortensie, le sue magie.

Le ortensie di Villa Doria pennellano di luce una giornata di luglio alquanto grigia.

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Maria Iosé e Fabrizio, a sorpresa, mi invitano a Pinerolo, dove mi attende l’incanto ottocentesco del parco di villa Doria, detta “il Torrione”. E’ un tuffo inaspettato nell’Inghilterra di Jane Austen, forse anche per la leggera foschia che appena inumidisce l’aria.

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Un’eclatante varietà di antichi alberi dalla disposizione apparentemente casuale (ma in realtà sapientemente progettata) avvolge la maestosa architettura della dimora padronale, la dolce distesa del prato verdissimo e la liquida estensione verdeazzurra del laghetto.

Paola Gullino, agronoma paesaggista e nostra guida d’eccezione, ci conduce, paziente, colta ed affabile, in un percorso emozionante.

ortensie

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Imponenti tigli, ippocastani, magnolie, cipressi, frassini, tuie, Gingko biloba, Diospyros virginiana (kaki americani alti oltre venti metri), pioppi, carpini, cedri del Libano fanno da sfondo ora ad un leggiadro stormo di cigni, così altezzosi che sembrano concedersi graziosamente all’obbiettivo del fotografo, ora ad un placido gregge di pecore, intente a brucare l’erba, totalmente inconsapevoli della struggente Bellezza che le circonda.

ortensie, lago e cigni

Tutto il parco è curato con evidente dedizione e maestria. La perfezione delle potature, la pulizia del terreno, il vigore di ogni pianta lasciano trapelare l’amore con cui è quotidianamente profuso lo sforzo di preservare dagli sfregi del tempo la sacralità del luogo.

ortensie

La passeggiata è scandita da una prorompente sequela di ortensie che, con i loro fiori sontuosi, conferiscono al contesto romantico un tocco di effervescente gaiezza. Qui si possono ammirare le ortensie americane, tra cui la rusticissima Hydrangea harborescens e l’Hydrangea quercifolia; le ortensie di montagna, tra cui l’hydrangea paniculata; le ortensie a fiore globoso, tra cui l’hydrangea macrophylla, con i suoi ibridi coloratissimi in tutte le sfumature che vanno dal blu al rosso; le ortensie a fiore piatto, come l’hydrangea serrata, originaria del Giappone; le ortensie vellutate, quali l’hydrangea aspera, l’hydrangea villosa, l’hydrangea sargentiana e l’hydrangea involucrata, originarie dell’Asia e caratterizzate da steli, foglie e infiorescenze molto pelose.

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L’ortensia, a dispetto della sembianza delicata delle infiorescenze, è una pianta robusta, dalla coltivazione mediamente facile (richiede un terreno acido e umido e una posizione ombreggiata). Questa dualità si riflette nel nome: Ortensia, infatti, era la gentile principessa di cui si invaghì perdutamente il francese “cacciatore di piante” Philibert de Commerson, che nel 1771 così battezzò alcuni esemplari da lui introdotti in Europa dalla Cina e dal Giappone, in onore della donna che mai avrebbe potuto essere sua, perché moglie di un amico. Hydrangea – il nome botanico – richiama invece la terrificante figura mitologica di Hydra, serpente a tre teste, nella cui uccisione consistette una delle dodici fatiche di Ercole.

ortensie

La Storia annovera varie donne con il nome di Ortensia.

Nell’antica Roma, Ortensia fu probabilmente la prima donna avvocato, famosa per la sua retorica grazie all’orazione da lei pronunciata davanti ai triumviri nel 42 a.C. contro l’imposizione fiscale alle donne. Ortensia Bonaparte, nata de Beauharnais, figliastra di Napoleone I, fu regina d’Olanda. Ortensia di Piossasco, moglie del conte Carlo Rivara, Governatore di Pinerolo, personalmente sventò, nel 1592, un assalto ai bastioni della città da parte delle truppe francesi, dando subito l’allarme ed accendendo, secondo la tradizione, ella stessa i cannoni: un vero “fiore d’acciaio”!

ortensie

Ma – ancor più della distesa di ortensie – vi è un angolo particolarmente evocativo nel parco di Villa Doria: accanto al laghetto, avvolte nella penombra del bosco, le radici degli alberi di Taxodium spuntano dal terreno, assumendo, ognuna, la foggia di un piccolo elfo che scruta curioso il luogo, in cerca dell’immanente Bellezza: e questo buffo, misterioso e magico esercito lascia la netta percezione che qui, davvero, esista un Genius loci.

DSCN0560 Radici di taxodium

ortensie

Curiosando in Giardino, Torino-Barcelona

Curiosando in Giardino, Torino-Barcelona

Curiosando in Giardino è ancora stato ospite di Design Gang nella sfavillante notte bianca di borgata Vanchiglia, sotto la Mole Antonelliana.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

L’atmosfera era quella festosa e rumorosa delle più vivaci capitali europee.

Musiche, luci e tanta gente per le strade, nei cortili delle vecchie case, nei locali aperti fino a notte fonda.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Design Gang ha riservato un angolino delizioso del cortile di via Buniva agli attrezzi da giardino di Curiosando.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Ma c’erano anche i mobili, pezzi unici, realizzati con inserti di tronchi naturali.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Tra i vari concept proposti, ogni avventore poteva indicare quello preferito inserendo, nell’apposito box, una moneta in cambio di una birra fresca, davvero ristoratrice nel caldo estivo cittadino.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Attraverso questa speciale atmosfera, anche Barcelona sembrava più vicina: là, nel Paseo de Gracia, dove Curiosando in Giardino è da poco sbarcato!

Vincon

Villa della Regina

Villa della Regina

La villa della Regina è una raffinata sorpresa nel cuore di Torino, seminascosta nel verde del suo parco e delle sue vigne. A due minuti dal lungo Po, la Mole sembra una miniatura e la città un plastico.

Villa della Regina

Tra le vestigia sabaude, il 14 maggio 2014 e la domenica successiva, i visitatori sono accolti da un gruppo di ragazzini di terza media della “Italo Calvino” che, come esperte guide turistiche, si cimentano nella descrizione dei vari ambienti della villa e si districano in modo naturale e professionale al tempo stesso tra panoplie, sovrapporta e chinoserie.

Villa della Regina

La vera sorpresa, però, è sapere che le vigne annesse al monumentale edificio, adagiate, sornione, sul crinale meridionale della collina, dopo tre secoli, continuano a essere curate da mani esperte per produrre un delizioso Freisa.

Villa della Regina

Allora: cin cin Torino!

Villa della ReginaVilla della Regina

Il bosco dei rododendri

Non tutti sanno che un inusitato bosco di rododendri schiude in primavera le sue corolle di colori sulle pendici della collina torinese.

Rododendri

Nel mese di maggio, basta avventurarsi nel Parco della Rimembranza, sotto il colle della Maddalena, per scoprire la Valle dei Rododendri: un universo fiorito all’ombra umida dei grandi aceri, dei faggi e dei tigli, cullato dall’incessante cinguettio di mille cincie, passeri, cardellini, usignoli, pettirossi.

Rododendro DSCN0408

Rododendro o albero delle rose: come le rose, i rododendri possono essere davvero spettacolari per dimensioni e fioritura.

Rododendri

Rododendri bianchi, fuchsia, scarlatti, gialli. Tanto rustica la pianta quanto fragile il fiore, ispiratore di un grande Poeta.

RododendriRododendro

Andavo per il bosco

Così per mio conto,

non cercar nulla

era il mio intento.

Quando vidi nell’ombra

Un piccolo fiore,

lucente come stella,

bello come gli occhi.

Volevo coglierlo,

e lui con grazia,

disse: per appassire

devo essere colto?

Lo divelsi con tutte

le tenere radici;

lo portai nel giardino

della bella casetta.

Lo trapiantai di nuovo

in un posto tranquillo:

ora fa sempre foglie

e continua a fiorire.

(Il Rododendro – Johann Wolfgang Goethe)

Rododendro

Tutta questa poesia si può trovare a pochi minuti dal centro di Torino, lungo un percorso ideale per chi pratica il jogging o anche soltanto per chi vuole ritrovare – sneakers ai piedi – la quiete giusta per dedicarsi a qualche momento di meditazione al riparo dal caos cittadino.

Rododendri 

Piante grasse – Una gita in Liguria.

Mostruosità o meraviglia: un mondo spinoso tutto da scoprire. Le piante succulente (cosiddette “piante grasse”) sono veramente incredibili e seducenti sotto vari aspetti: possono vivere in condizioni estreme, talora producono fiori coloratissimi, spesso presentano sul fusto spine, uncini o aculei talmente fitti o lunghi da nascondere il colore dello stesso fusto, hanno forme regolari (rotonde, cilindriche, ovali) o stravaganti (a onde, a fasci, a goccia), comunque sempre coreografiche.

piante grasse

Alcune sono profumatissime per attirare gli insetti impollinatori, altre emanano odori sgradevoli per difendersi dagli attacchi esterni. Addirittura, a scopo di difesa, alcune piante succulente sono assolutamente mimetiche rispetto al mondo minerale, avendo la forma e il colore delle … pietre!

piante grasse

L’assenza di foglie nelle piante grasse o la presenza di foglie “succulente” (cladodi) risponde all’esigenza di adattamento ad ambienti aridi. Il fusto è verde perché svolge autonomamente (cioè a prescindere dalle foglie) il compito della fotosintesi clorofilliana. Ogni parte delle piante grasse è in grado di svolgere attività di fotosintesi.

piante grasse

Le piante grasse costituiscono un genere molto adatto al collezionismo ma, a differenza dei francobolli o dei profumi, si tratta di creature vive che sanno crescere, modificarsi, riprodursi.

piante grasse

La loro modestia è sorprendente: non richiedono altro che molta luce e riparo dal gelo. Il terriccio deve essere non torboso, povero di sostanze organiche, ricco di sabbia e di ghiaino. Sono consigliabili vasi in terracotta o comunque di materiale poroso, per evitare le stagnazioni d’acqua, che potrebbero risultare addirittura letali alla pianta grassa.

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In inverno le piante grasse non richiedono praticamente annaffiature (al massimo, un’annaffiatura al mese). D’estate, se la pianta grassa è in vaso, è sufficiente un’annaffiatura alla settimana. La concimazione va effettuata dalla tarda primavera a metà estate con concime liquido o in granuli disciolti in acqua decantata per un paio di giorni (onde privarla di eventuali residui di cloro). La proporzione ideale per concimare le piante grasse è una parte di azoto, due parti di fosforo e quattro parti di potassio.

piante grasse

Nelle mie passeggiate torinesi, forse anche perché a Torino d’inverno fa piuttosto freddo, raramente mi è capitato di vedere giardini o terrazzi popolati di piante grasse. Ai torinesi appassionati di cactacee e di piante succulente in genere, però, consiglio di mettersi in auto per un paio d’ore e andare a visitare un vivaio che ho scoperto a Ventimiglia. Si chiama CactusMania e sembra un museo botanico a cielo aperto: sono stato per ore a girare le serre, restando ammirato dalla varietà e dalla bellezza delle piante succulente che qui sono ospitate come in un museo sono ospitate le opere d’arte. Ho visto esemplari di queste bizzarre piante che mai avevo visto da altre parti, sia per le forme inusitate sia per le dimensioni stupefacenti (considerato che molte di queste piante sono a crescita lenta o addirittura lentissima).

piante grasse

Allora … buona gita a tutti e buona Primavera da Curiosando in Giardino!

piante grasse - portavasi Chehoma