Bonsai: Piccoli Microcosmici Arborei

Bonsai. E’ un piccolo mondo di fate, di gnomi, di personaggi in miniatura, di micro muschi, di micro erbette, di sassolini, di nuvolette e di piccoli scorci di natura incontaminata. Il tutto dentro un piccolo vaso, naturalmente elegante e raffinato, delicato, con spigoli o con arrotondature, che trattiene un pugno di terra o solamente un velo di soffice muschio.

BonsaiEd eccolo lì, il piccolo gnomo arruffato e lentigginoso che esce dall’acero rosso. lo vedo con il suo cesto di legna, all’opera nel suo micro giardino, mentre prepara una fascina. Lo gnomo non si accorge, sono troppo grande, io lo osservo come si fa per una meravigliosa coccinella, che ci si avvicina piano piano e si guarda con meraviglia il dettaglio dei puntini sul dorso. Lo gnomo guarda in su, verso le fronde del suo albero-abitazione. Qui ci trova un pensiero, un errore, un rimedio da riporre. Entra nella sua dimora e se ne esce con una piccola sega e si arrampica sulla chioma: cade per terra un minuscolo tralcio, una gemma, una fogliolina, ed ecco che l’acero assume la forma perfetta. la sua simbiosi con lo gnomo si vede subito: ordine, rigore, perfezione e tanta disponibilità per tenere tutto pulito.

Vado un po’ più in là e…

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…Qui invece vedo uno scorbutico e rugoso personaggio, sempre piccolissimo ma tarchiato, abita le radici di questo magnifico esemplare di corteccioso ulivo nostrano. Lui si sta addormentando, nella luce delle sei, nell’ultimo tepore della giornata. Lo vedo adagiato ad una vigorosa radice che si ripiega nella poca terra. Lui ha la faccia serena, anche se il volto è una ragnatela di fatica, di rughe che forse ha visto anche un brutto tempo. Certo, per tenere a bada il suo solido ulivo ci vuole tutta l’energia disponibile e quindi ha lavorato tutta la giornata per domare il suo mondo. Ora lui aspetta di essere ripagato con la succulenta bacca, con l’oleoso contenuto. Adesso dorme. Lo lascio in pace e vado oltre.

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Qui nel boschetto folto di aceri ci abita un’intera famiglia di fatine svolazzanti. Le ali scartocciano suoni di fogli, un frigolio scricchiolante di rapidità. Papà, mamma e i tre piccolini si muovono veloci su e giù per i rametti, sempre nell’ombra, sempre impalpabili, leggeri aloni di vita.  Quando ripartono si intravvede una sbuffo di foglia, niente più. Non si sente quasi nulla, solo il crepitare delle alucce. I bambini si rincorrono, con sibili e microscopici suoni che rallegrano i rami. Quando si poggiano si avverte una leggera scossa nella chioma, e il boschetto si chiude per un istinto di protezione. Sotto è buio, il papà sta districando del muschio, ne muove i fili con uno stelo, come se stesse cercando qualcosa. Le sue ali sulla schiena lo tengono a viso in giù, cammina ma non tocca, si muove a scatti nel muschio, sposta una sassolino, sembra che sussurri al prato, poi guizza in su, verso le fronde del boschetto. Ha preso qualcosa? Ha solo sibilato la sua serenità al suolo? Forse. Ora è sparito, tutto tace, il boschetto si richiude, nulla si muove.

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Io invece mi muovo con gli occhi nella contorsione delle radici di questo pino che sfida la gravità. Venti e siccità hanno lavorato per disarcionare questo albero, ma il suo energetico gnomo tiene duro, armato di tutti gli strumenti metallici necessari, lo gnomo difende con ogni mezzo la sua dimora, il suo pezzo di vita, il suo microcosmo. Seguo con gli occhi l’intrico radicoso della base e lui è lì, sprofondato nelle vene legnose che si incastrano nel terreno. Ha un martello in mano, un chiodo,  un legaccio vegetale, una corda attorno alla spalla. Lo gnomo è sempre in movimento, cerca di fissare la radice, cerca di bloccare la gravità, cerca di sfidare il vento, lui che ha costruito la sua dimora dove la natura gli ha ancora lasciato un angolo, ma un angolo che richiede cure costanti, attenzioni materne, sfide paterne. Eppure lo gnomo non si scoraggia, anzi incita il suo amico radicato a stare con lui, a offrirgli la sua corteccia per ricavarsi il nettare, a offrirgli i suoi aghi per prepararsi gli intrugli mistici. E lo gnomo lo ripaga con le cure delle radici, del tronco, della forma per sfidare una natura difficile. Ma non si avverte criticità e disagio, ma solo una grande amicizia che lega indissolubile la vita al suolo. 

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Sfilo via via sugli altri vasi, dopo aver visto microcosmi, microscopiche vite, connubi, simbiosi, unioni, simpatie, gocce di sudore e di rugiada, sorrisi e brezze. in ogni alberello un piccolo mondo, in ogni radice una goccia di vita, in ogni zolla un nutrimento.

Lascio ai microscopici abitanti la loro serata, la loro notte che inizia a stellarsi dietro quel denso nuvolone. Il cielo si scolora del tramonto e si riveste di scuro riposo (viaggio fantasioso sognificante grazie alla fiera Bonsai di Torino di Aprile 2014).

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