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Lisbona: verde, giallo e blu

Lisbona: verde, giallo e blu

Se chiudo gli occhi e penso a Lisbona, tre sono i colori che mi ritornano alla mente: il blu del cielo, il giallo dei tram d’epoca che mi portano per i pendii sinuosi della città e, da vero blog-trotter di Curiosando in Giardino, il verde dei parchi.

Lisbona

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Nel Barrio Alto, cerco un luogo dove rilassarmi per qualche minuto dopo una memorabile merenda-cena (in piemontese: “merenda sinoira”) a base di pesce in un incredibile locale dominato da una mastodontica piovra marina in cartapesta.

Lisbona

Dopo qualche passo, ecco che si presenta davanti a me, nel Parco Principe Real (che dà il nome anche al quartiere), una pianta imponente e secolare: si tratta di una Cypressus lusitanica potata ad ombrello che, con suoi 25 metri di circonferenza, è ormai un monumento cittadino, riparo perfetto dal prepotente sole lisboneta.

Lisbona

La cura che è stata dedicata nel corso dei decenni a questo gigante vegetale verde cupo, mi fa pensare che Lisbona non possa non avere un giardino botanico. Ed infatti, a poche centinaia di metri, ne trovo l’ingresso.

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Il Jardim Botânico de Lisboa fa parte del museo nazionale di storia naturale e fu creato alla fine dell’Ottocento, come testimoniano non solo gli esemplari antichi di piante ma anche gli edifici in parte restaurati e in parte avvolti da un’aura di affascinante decadenza.

Lisbona verde giallo blu

La collezione di piante del giardino botanico si estende su quattro ettari nel cuore del Barrio Alto ed è suddivisa in due principali sezioni: la classe, dove le specie sono organizzate secondo la loro tassonomia attorno a un lago centrale, e l’arboretum, che include specie vegetali da tutto il mondo. Non mi stupisce che questo giardino sia stato classificato nel 2010 come monumento nazionale.

Lisbona verde giallo blu

La sola collezione di palme vale la visita.

Lisbona verde giallo blu

Il loro numero e le loro dimensioni mi catapultano in un ambiente tropicale o subtropicale.

Lisbona verde giallo blu

Il verde è accecante.

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Se poi presto attenzione alla lingua portoghese parlata dal personale e da parecchi avventori, mi sembra di essere non in Europa ma a Rio de Janeiro.

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Una dracena vicina all’ingresso principale è grande (a occhio) come il … municipio di Lussemburgo!

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Le radici dei taxodia disticha sembrano dei piccoli elfi.

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All’uscita, ci saluta la rosa antica “belle portugaise” in fiore: una vera principessa.

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Sempre a bordo di un tipico tram giallo, raggiungo il Museu Nacional do Azulejo: una meraviglia totalmente inaspettata e davvero entusiasmante per la ricchezza delle collezioni di azulejos (ceramiche sontuosamente decorate) e soprattutto per il contesto architettonico (cappella di Sant’Antonio e cappella della regina Leonor).

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Anche qui, nel cortile d’ingresso, le palme sono padrone.

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Nel patio retrostante l’edificio, un giardino ombroso con un’antica fontana offre una deliziosa frescura a chi si vuol sedere ed assaporare un ottimo caffè. Sono, di nuovo, abbagliato dal verde.

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Scendo nella “Baixa” e al “Chiado” passando per il quartiere di Alfama, sempre su un vecchio tram giallo. Il Tago, laggiù, sembra il mare. Blu.

Lisbona verde giallo blu

 

Lisbona verde giallo e blu

 

Rio, Rio, Rio

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Nel nostro “girovagare” per il Brasile, abbiamo promesso al Blog-trotter di Curiosando in Giardino di scrivere un articolo sul giardino botanico di Rio de Janeiro. E allora eccoci qui, in questa città immensa, bellissima.

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Leggiamo che il Giardino botanico fu fondato il 13 giugno 1808 dal Re John (anche conosciuto come Dom João VI).

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Nel suoi 137 ettari, di cui 55 aperti al pubblico, ospita una grande collezione di piante brasiliane ed esotiche assieme ad una collezione di piante storiche. Nel 1992 l’UNESCO ha classificato l’area del giardino botanico di Rio come riserva della Biosfera.

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Ci addentriamo subito tra piante altissime e la prima cosa che vediamo è l’albero del pane che è una delle piante più antiche di tutto il giardino.

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Passiamo poi al giardino delle succulente e dei cactus: ce ne sono di tutti i tipi e di tutte le specie (Loris adora i cactus, il resto della famiglia un po’ meno).

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Incontriamo poi l’albero che è il simbolo del Brasile, il Brazil-wood Paubrasilia echinata e poco lontano da lì l’Imperial Palm.

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Intorno al lago Friar Leandro (dedicato appunto a Friar Leandro do Sacramento, prete naturalista che gestì il giardino dal 1824 al 1829), pieno di ninfee, enormi palmeti con foglie giganti e bambù altissimi fanno da cornice.

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Scopriamo anche che le grandi radici di alcune di queste piante imponenti venivano usate come strumenti di comunicazione: battendo con piedi o attrezzi nelle radici si passavano messaggi a suon di colpi. Sara e Irene non mancano di fare una prova.

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Entriamo poi nell’orchideario, costruito inizialmente in legno a forma ottagonale nel 1890 ma poi ricostruito nel 1930 in acciaio e vetro, come copia delle greenhouses inglesi.

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E proseguiamo nel lungo e maestoso viale dei palmeti dedicato a Borbosa Rodrigues, direttore del Giardino dal 1890 al 1909.

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Passeggiamo davanti alla Fontana delle Muse, costruita in Inghilterra e ispirata a varie figure allegoriche, e poi portata nel Giardino nel 1895.

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Arriviamo poi al Giardino giapponese passando per la zona amazzonica, dove i frutti dell’albero del cacao sono ben visibili.

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E infine la fontana Wallace dove possiamo rinfrescarci e riprenderci dalla lunga passeggiata.

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Il giardino in Champagne

Il giardino in Champagne

In questo primo weekend di autunno, sotto un cielo blu cobalto, Hautvillers è in uno stato di grazia. Dal belvedere situato a pochi passi dall’abbazia medievale, i pendii delle colline circostanti sembrano convergere verso l’osservatore, al passo di una danza ritmata dai milioni di filari di vite ordinatamente adagiati in un panorama campestre senza tempo.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Questo minuscolo villaggio nel cuore della Champagne è la culla delle bollicine più amate al mondo.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Proprio ad Hautvillers, nel Seicento, il monaco benedettino Dom Pierre Perignon, vivendo secondo il motto “ora et labora”, inventò il metodo champenois (méthode champenoise) per la produzione di un vino trasparente come la verità, frizzante come la gioia. Nella chiesa abbaziale di Hautvillers riposa da oltre trecento anni questo semplice lavoratore che, senza saperlo, aveva destinato alla gloria planetaria l’economia (ecosostenibile) della sua regione.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Appena sei chilometri più a sud, in pianura, c’è la cittadina di Épernay che, assieme a Reims, è considerata la capitale dello champagne.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il blog-trotter di Curiosando in giardino ha fatto un giro d’obbligo tra bouteilles, magnum, jéroboam, mathusalem, salmanazar, balthazar e nabuchodonosor (a seconda della capienza della bottiglia di champagne).

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Poi, però, in cerca di una meta consona al proprio ruolo, ha visitato il parco dell’hotel de ville di Épernay, che può fregiarsi del titolo di “jardin remarquable”.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

In Francia, questo riconoscimento è conferito dal ministero della cultura in base a criteri ben precisi (quali, ad esempio, l’interesse botanico o l’interesse storico).

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Oltrepassata l’alta recinzione, si apre una vasta area verde con la struttura tipica del giardino romantico alla francese.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Una fontana costituisce il perno visivo dell’impianto geometrico ad aiuole di fronte alla facciata posteriore del grande edificio ottocentesco, un tempo casa privata della ricca famiglia Auban-Moët.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Ai lati del parco, alberi ad alto fusto sono disposti in modo apparentemente casuale, a formare un boschetto.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Una meravigliosa sofora ha l’aspetto rispettabile di un grande vecchio.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Arredano il parco statue, vasi monumentali, piccoli corsi d’acqua e grotte.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Il tempietto di Amore è prospiciente una delle più conosciute tra le maison dello champagne, la Moët & Chandon, produttrice dell’arcifamoso Dom Perignon.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

Quanto lusso, quanto sfarzo! Mi chiedo che cosa ne penserebbe il buon frate di Hautvillers.

Il monaco laborioso e il lussuoso giardino

 

BBG – Brooklyn Botanic Garden

BBG – Brooklyn Botanic Garden

Il BBG – Brooklyn Botanic Garden è facilmente raggiungibile da Manhattan con la subway (la linea Q è la più veloce): pertanto, durante un soggiorno a New York, il blog-trotter di Curiosando in Giardino non poteva non trascorrervi qualche ora.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Il BBG è il prolungamento ideale, verso sud, di Prospect Park. Fondata nel 1910, questa oasi di pace è un santuario che ospita più di 12 mila specie e cultivar di piante da tutto il mondo.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Entro dal lato est, arrivando dal monumentale edificio neorinascimentale che ospita il Brooklyn Museum, e mi ritrovo a passeggiare in Osborne Garden, un giardino all’italiana con un vasto prato di smeraldo bordato di azalee e rododendri e un camminamento laterale scandito da pergolati.

BBG - Brooklyn Botanic Garden
BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Di qui si accede al Native Flora Garden, che ricrea la flora tipica locale all’ombra di un antico bosco deciduo.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Il mese di maggio è ideale per una passeggiata nel Cranford Rose Garden sino al Rose Arc Pool.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Posso ammirare qui una collezione di rose antiche e moderne che inondano di profumo le narici, di colore gli occhi e di gaiezza il cuore.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

La Cherry Esplanade alla fine di maggio è già sfiorita, purtroppo: si tratta, infatti, della più importante collezione di ciliegi da fiore situata fuori dal Giappone.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Accanto, il viale delle querce (Liberty Oaks), dedicato alla strage dell’11 settembre: una cicatrice che New York non potrà mai cancellare dalla propria pelle.

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Arrivo alla Lily Pool Terrace, dove luccicanti vasche e coreografiche fontane ospitano una magnifica collezione di fiori di loto e ninfee che fanno bella mostra di sé davanti alla serra vittoriana denominata Palm House.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Entro quindi nel complesso della Steinhardt Conservatory, al cui interno sono ricreati diversi habitat esotici: l’Aquatic House and Orchid collection, il Desert Pavilion, il Tropical Pavilion.

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Mi attardo, in particolare, nel Bonsai Museum, dove rimango affascinato da ciò che resta di un grande bonsai, quasi millenario.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Riprendo il mio percorso attraversando il Fragrance Garden, dove i profumi della cucina mediterranea prendono vita dal terreno.

BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden BBG - Brooklyn Botanic Garden

Giungo quindi sino allo Shakespeare Garden, esuberante angolo fiorito in perfetto stile cottage che mi riporta per un momento sulle sponde dell’Avon.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

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BBG - Brooklyn Botanic Garden

Da Statford-on-Avon passo direttamente a Kyoto, grazie alle coreografiche prospettive del Japanese Hill-and-Pond Garden, un giardino giapponese disegnato per ispirare tranquillità e per stimolare la riflessione.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Da ogni punto di questo giardino giapponese mi si offre lo scorcio suggestivo di una Natura tutta idealizzata.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Mi avvio all’uscita passando nello Steinberg Visitor Center, un edificio altamente innovativo costruito con i più moderni criteri di sostenibilità ambientale.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Ripiombo, in battito di ciglia, nel vortice chiassoso della City, ripensando alla meraviglia di tutti quei giardini che costituiscono l’anima di un solo giardino.

BBG - Brooklyn Botanic Garden

Mi dico che voglio ritornaci un giorno di fine marzo, per vedere fiorita Daffodil Hill, la collina dei narcisi.

I wandered lonely as a cloud

that floats on high o’er vales and hills,

when all at once I saw a crowd,

a host, of golden daffodils;

beside the lake, beneath the trees,

fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine

and twinkle on the milky way,

they stretched in never-ending line

along the margin of a bay:

ten thousand saw I at a glance,

tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they

out-did the sparkling waves in glee:

a poet could not but be gay,

in such a jocund company:

I gazed - and gazed – but little thought

what wealth the show to me had brought:

for oft, when on my couch I lie

in vacant or in pensive mood,

they flash upon that inward eye

which is the bliss of solitude;

and then my heart with pleasure fills,

and dances with the daffodils.

(William Wordsworth, 1770-1850)

L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal a Budapest

L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal a Budapest

Di orti botanici ce ne sono tanti: solo uno, però, è il vero orto botanico dei Ragazzi della via Pal, il romanzo capolavoro della letteratura ungherese divenuto un classico per l’infanzia, scritto nel 1906 da Ferenc Molnár.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

È la storia di un gruppo di ragazzi nella Budapest di fine Ottocento, divisi in due fazioni e disposti a tutto pur di conquistare uno spazio in cui poter giocare a calcio e svolgere attività all’aria aperta. I ragazzi dell’Orto botanico, cioè le “Camicie Rosse” capeggiate da Franco Ats, avevano un parco, un lago, un castello e una serra, ma non un campo, uno spiazzo, una spianata, per giocare a calcio, e quindi decisero di prendersi il grund (cioè il campo) della via Pal, dove giocavano tutti i pomeriggi i ragazzi del ginnasio, guidati da Boka, i Ragazzi della via Pal. A Budapest, nei pressi del museo di Arti applicate (uno strepitoso edificio art nouveau con un inconfondibile tetto verde), c’è questa famosa via Pal che diede il titolo al romanzo, con il monumento bronzeo dei cinque ragazzini protagonisti.

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A meno di mezz’ora di cammino dalla via Pal, si apre il cancello di Illès Utca 25, sede dell’orto botanico appartenente al centro di ricerche dell’Università di Buda.

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Si tratta del misterioso ed affascinante luogo scelto da Franco Ats e dalle sue “Camicie Rosse” come quartier generale, dove l’avversaria banda dei Ragazzi della via Pal (il gracile Nemesceki, assieme a Csonakos e al loro capo, Boka) effettuavano temerarie incursioni di sfida (constatando, peraltro, che il loro compagno Gereb si era venduto alla fazione nemica).

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

In quest’orto botanico si può toccare il muraglione che i Ragazzi della via Pal dovettero scavalcare; si può entrare nella serra fitta di palme e piante esotiche in cui essi si nascosero per non essere trovati dalle Camicie Rosse; si può ammirare la vasca delle ninfee ove il piccolo Nemescek s’immerse per sfuggire agli inseguitori; si può passeggiare accanto al laghetto in cui, in una successiva occasione, lo stesso Nemescek fu gettato dai fratelli Pasztor e dal loro capo Franco Ats, con esiti rivelatisi, poi, fatali.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

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L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal, a Budapest, il cui nome ufficiale è Orto Botanico (Füvészkert) di ELTE, fu fondato nel 1770 ed è il più antico orto botanico d’Ungheria, anche se oggi la sua struttura originale non esiste più, ad eccezione del villino di caccia al centro della proprietà (purtroppo, questo edificio versa in condizioni decisamente fatiscenti).

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L’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal attualmente occupa circa tre ettari e ospita circa settemila specie e varietà vegetali.

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Le aiuole di pensée fiorite danno un tocco di gaiezza all’ingresso.

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La flora ungherese è rappresentata da oltre 400 specie raggruppate secondo la loro area geografica d’origine e la loro classificazione botanica.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

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Particolarmente pregevole, nonostante le modeste dimensioni, è l’arboreto, che raccoglie circa ottocento specie arboree ed arbustive. Gli alberi più antichi dell’ orto botanico dei Ragazzi della via Pal sono le ginkgo biloba cinesi, risalenti alla seconda metà del Settecento.

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Accanto, si trovano verdeggianti bambù, un giardino asiatico con peonie in fiore e una collezione di bonsai posti su una struttura in ferro a gradoni.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

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Sono particolarmente ricche le raccolte di cactus, bromelie, orchidee, palme e aracee tropicali e di arbusti provenienti dalle parti subtropicali d’Australia.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

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orto botanico dei Ragazzi della via Pal

La Victoria amazonica fiorisce nella serra chiamata Viktóriaház (Casa di Victoria) o serra delle Palme, costruita alla fine dell’Ottocento. Qui è custodita anche la raccolta delle piante carnivore.

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orto botanico dei Ragazzi della via Pal

Le piante tropicali e subtropicali sono collocate sia nella serra nuova, la cui costruzione fu completata nel 1984, sia nell’ottocentesca serra delle palme.

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Osservo, quasi con stupore, una ciclopica alocasia, con foglie larghe come ombrelli.

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Non è grande, questo orto botanico dei Ragazzi della via Pal, ma possiede l’atmosfera di un luogo amato.

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orto botanico dei Ragazzi della via Pal

E’ un giardino botanico universitario, con tanto di targhette descrittive ad ogni pianta, ma è soprattutto un luogo ove trascorrere ore liete.

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

In questa domenica di Pasqua, nei suoi prati, ci sono famiglie con cestini da pic-nic, gruppi di allievi di scuole di tai-chi, turisti armati di smartphone e macchine fotografiche, bancarelle che vendono miele … E, dappertutto, si odono i gridolini di bimbi festanti che non hanno altro pensiero se non quello di giocare.

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orto botanico dei Ragazzi della via Pal

orto botanico dei Ragazzi della via Pal

In fondo, è proprio di questo che parla il romanzo “I ragazzi della Via Pal”: del diritto dei bambini ad avere spazi liberi in cui giocare. “Perché lo so benissimo anch’io, come lo sai tu, che giocare è una cosa seria. La cosa più seria che esista al mondo…” (Lewis Carroll, “Alice nel Paese delle Meraviglie”).

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Il giardino botanico di Anversa e altro

Il giardino botanico di Anversa e altro

Come blog-trotter di Curiosando in giardino m’incammino verso il giardino botanico di Anversa ma prima m’imbatto nella casa-museo di Nicolaas Rockox, amico personale di Rubens e Van Dyck, che aveva trasformato la sua abitazione in luogo d’incontro dell’intellighenzia dell’epoca. Dopo avere ammirato la strabiliante collezione d’arte custodita all’interno di queste mura domestiche, accedo allo spazio esterno della casa e mi ritrovo in un modello di giardino cittadino dell’inizio del diciassettesimo secolo.

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Vi convivono piante ornamentali e piante officinali, molte delle quali riposte in vasi, tutte riparate dall’abbraccio rassicurante dell’edificio in mattoni e del suo arioso porticato.

Casa Rockox Anversa

Continuo la camminata fino a quando il giardino botanico di Anversa mi dà il benvenuto.

Giardino botanico di Anversa

Il terreno ove dimora “Den Botaniek” era dedicato, sin dal 1200, alla coltura delle piante medicinali per il vicino ospedale di Sainte-Elisabeth. Nella seconda metà del Sedicesimo secolo, Pieter Coudenbergh, celebre erborista, iniziò a coltivarvi non solo erbe medicinali ma anche piante decorative ed esotiche: il giardino botanico di Anversa nacque proprio allora. Dopo alterne fortune, il giardino botanico di Anversa ha ritrovato il suo antico splendore: sulla sua superficie di circa un ettaro si possono ammirare tremila varietà di piante e fiori, appartenenti a centoventi famiglie. Vi lavorano cinque giardinieri a tempo pieno. Le sementi di questo giardino vengono raccolte e spedite in tutto il mondo.

Giardino botanico di Anversa Giardino botanico di Anversa

All’arrivo si trova “la taverne”, antica casa del giardiniere capo, davanti alla quale troneggia, bianchissima, la statua di Coudenbergh.

Giardino botanico di Anversa

L’edificio in mattoncini è l’unico, blando segnale del fatto che siamo in una città del nord Europa: le piante tutt’attorno, invece, suggeriscono, incredibilmente, un parallelo ben più meridionale.

Giardino botanico di Anversa

Il giardino botanico di Anversa, grazie anche alle sue serre, ospita moltissime piante tropicali e subtropicali.

Giardino botanico di Anversa

Giardino botanico di Anversa

Vi si può ammirare, inoltre, una notevole collezione di cactus.

Giardino botanico di Anversa

Una splendida araucaria sembra quasi indicare l’aiuola delle succulente, posta a pochi metri.

Giardino botanico di Anversa

Le piante sono accuratamente etichettate e così la passeggiata al giardino botanico di Anversa si trasforma anche in un’occasione di apprendimento e, quindi, di crescita.

Giardino botanico di Anversa Giardino botanico di Anversa

Forse proprio un messaggio di crescita attraverso l’amore per la terra è sotteso al curioso gruppo scultoreo che pare rappresentare l’emersione di un essere umano dal sottosuolo.

Giardino botanico di Anversa

Anversa e il giardino del pittore

Anversa e il giardino del pittore

Antwerpen in olandese, Anvers in francese: è sempre lei, Anversa, multiforme città delle Fiandre sulle rive della Schelda, che qui scorre placida e ampia. Anversa creativa, modaiola, golosa, ricca, insonne, colta e multiculturale pulsa tra la svettante guglia brabantina della cattedrale di Nostra Signora, gli edifici cuspidati di Grote Markt e l’avveniristico museo aan de Stroom, dietro al quale si apre l’enorme porto commerciale.

Anversa e il giardino del pittore

In un soleggiato fine settimana di settembre, il blog-trotter di Curiosando in giardino comincia, da buon turista, a mettersi fila per visitare la casa-studio del più illustre cittadino anversese di tutti i tempi: Peter Paul Rubens. Gli ambienti scuri avvolgono con sorprendente intensità la luminosità delle celebri tele divenute l’archetipo del barocco fiammingo. Alcune pareti rivestite di pannelli in cuoio istoriato di Castiglia sono lì a ricordare che sin dal Cinquecento la Spagna era arrivata nelle Fiandre. L’incanto è totale, il silenzio religioso, nonostante la folla. Da alcuni particolari pittorici traspare l’amore di Rubens per i dettagli bucolici.

Anversa e il giardino del pittore

Apro una porta di legno scuro intagliato e mi ritrovo nel giardino della casa, con il suo paesaggio quasi campestre e con le piante di vite serpeggianti ovunque, cui fa da contrappunto la solenne architettura dell’edificio principale.

Anversa e il giardino del pittore

Non si sa con certezza quale aspetto avesse questo giardino al tempo di Rubens. In parte esso è stato ricostruito sulla base dei suoi dipinti autobiografici, come quello conservato nella Alte Pinakothek di Monaco, raffigurante il pittore e sua moglie nel loro giardino di Anversa.

Anversa e il giardino del pittore

Anversa e il giardino del pittore

Rubens e Helene Fourment nel Giardino – Alte Pinakothek, Monaco

Anversa e il giardino del pittore

Ciò che è sicuro è che questo spazio aperto, così come la fontana, furono realizzati su istruzioni del Maestro.

Anversa e il giardino del pittore

Rubens era un uomo curioso, mondano, coltissimo: quasi certamente egli piantò nel suo giardino fiori di recente scoperta, come i girasoli, alberi esotici, come gli aranci e i fichi, e piante del Nuovo Mondo, come le patate. Di sicuro, orto e giardino convivevano. Di sicuro, questo era un luogo riposante e protetto.

Anversa e il giardino del pittore

Ancora oggi, se si socchiudono gli occhi e si entra in contatto con il Tempo, si sente l’eco dei figli di Rubens che giocano mentre il loro padre passeggia, filosofeggiando con gli amici, o, da solo, traendo ispirazione da questo microcosmo per un nuovo, immortale dipinto.

Anversa e il giardino del pittore Anversa e il giardino del pittore

L’isola di Wight e Osborne House

L’isola di Wight e Osborne House

Per raggiungere l’ isola di Wight, il blog-trotter di Curiosando in Giardino deve attraversare due volte la Manica: una per raggiungere il Sussex e l’Hampshire e l’altra per traghettarsi da Southampton sino a East Cowes, il porto più a nord dell’isola. A ben pensarci, ciò che per gli abitanti dell’ isola di Wight è “terraferma”, è a sua volta un’isola. La fatica del viaggio per raggiungere “l’isola dell’isola” è subito ben ripagata.

isola di Wight

Una vegetazione folta e selvaggia di faggi, querce e conifere, con il suo colore verde cupo, incornicia sapientemente le ariose distese di campi coltivati, accese di giallo paglierino o di verde brillante, spesso puntinate da miriadi di morbide pecore e placide vacche, fissate lì, sui dolci pendii delle colline, dal pennello di un pittore che, con minuziosa ricerca estetica, non ha lasciato nulla al caso.

isola di Wight

Molte cose stupiscono di quest’isola, che sembra essere stata plasmata da una poesia di Wordsworth. Innanzitutto balza all’occhio la commistione tra la campagna e il mare, tra il mondo dei pescatori e quello degli agricoltori. Il verde intenso dei prati arriva a toccare il mare e si confonde con esso.

isola di Wight

E sembra pure incredibile il fatto che, nonostante il clima molto “britannico” (le nuvole non mancano mai!), certe piante, che noi consideriamo stagionali (soprattutto nel nord Italia), siano invece perenni: prova ne sia che ci si può imbattere in vere e proprie pareti di Pelargonium Peltatum (il classico geranio rampicante), che evidentemente non sono cresciute nel giro di una sola estate.

isola di Wight

Dietro una quinta di bosco si apre il cancello di Osborne House: un sontuoso castello nel quale la regina Vittoria e il suo amatissimo marito Albert amavano trascorrere le estati con i loro nove figli.

isola di Wight

La grande proprietà, oggi pubblica, digrada per oltre un chilometro sino a bordo mare.

isola di Wight

Giardini all’italiana con fiori, statue e fontane descrivono il gusto dei nobili precedenti proprietari.

isola di Wight

A sorpresa, si trovano molte piante mediterranee, come la salvia splendente che decora le aiuole della terrazza alta.

Isola di Wight

Il mirto (Myrtus communis) è un’altra delle piante mediterranee che si trovano a Osborne House: si narra che la nonna del principe Albert ne diede un mazzolino alla regina Vittoria e che lei lo piantò a Osborne House: da allora, un rametto di mirto viene sempre inviato da questo giardino alle spose reali (per scoprire alcuni deliziosi aneddoti sulle piante di Osborne House, oltre che per approfondire le conoscenze scientifico-botaniche su questo meraviglioso e complesso giardino, consiglio di leggere “Horticultural Diary on Osborne House” di Giulio Veronese).

isola di Wight

Il cammino sino alla spiaggia è scandito da numerosissimi esemplari di alberi pluricentenari, ciascuno dei quali è un monumento a sé stante.

isola di Wight isola di Wight

Querce, sequoie, platani, tigli, cedri, carpini, faggi raccontano con poderosa autorevolezza la storia affascinante di un intero habitat.

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Accanto allo “chalet svizzero” (la “casetta dei giochi” della prole reale), un orto in piena regola – con fagiolini, zucchine, peperoni, lattuga e pomodori – assume esso stesso un’allure da “giardino all’italiana”.

isola di Wight isola di Wight isola di Wight

Un impertinente e vezzoso scoiattolo rosso, approfittando della condiscedenza dei clienti del delizioso cake shop nascosto tra le piante, reclama un po’ di cibo, nonostante l’aspetto di chi è satollo.

isola di Wight

Il rodhodendron walk riesce ad essere spettacolare anche in estate, quando ormai la fioritura dei rododendri è un ricordo. Gli arbusti creano dei veri e propri muri di lucido fogliame alti anche più di tre metri.

isola di Wight

La spiaggia è un sottile labbro di sabbia che si è creato faticosamente uno spazio tra le fredde acque della Manica e il bosco lussureggiante di Osborne House.

isola di Wight

Il viale che collega la spiaggia al castello ospita, in due file parallele, grandi vasi lignei a pianta quadrata con arbusti modellati in forme geometriche che offrono un curioso ma elegante contrasto con la vegetazione spontanea circostante.

isola di Wight

Quando arrivo al Walled Garden mi rendo conto che si tratta di un’area circondata da alte mura in mattoncini che ospita un rigoglioso orto.

isola di Wight

Su un lato della recinzione poggia una serra, la Iron House, dedicata alla coltivazione di piante dal Sud America e dall’Africa.

isola di Wight

Armoniose strutture in ferro, che fungono da spalliera per rampicanti decorative o alberi da frutto, delineano le iniziali dei nomi di Victoria e Albert.

isola di Wight

Questo dettaglio ci ricorda che un tempo questa fu la casa di una famiglia felice, dove alcuni bambini giocavano spensieratamente godendo appieno della loro infanzia, mentre le brutture del mondo restavano confinate fuori dalla magica isola di Wight.

isola di Wight

Giardini con il potere di cambiare il mondo (orti urbani comunitari ovvero il giardinaggio condiviso)

Giardini con il potere di cambiare il mondo (orti urbani comunitari ovvero il giardinaggio condiviso)

Immaginiamo che qualcuno – non importa se sia un ente o un singolo – metta a disposizione della collettività un po’ di terreno in mezzo alla città. Immaginiamo, poi, che gruppi di cittadini, insieme, scelgano le specie da piantare, condividano il lavoro di orticoltura e decidano la destinazione del raccolto: da questa idea sono sorti ovunque – dal Canada, agli Stati Uniti d’America, all’Europa – i giardini e gli orti urbani comunitari (“community gardens”), nei quali migliaia di persone esercitano, perlopiù nel tempo libero, l’attività del giardinaggio condiviso (o collettivo).

orti urbani condivisi

Il giardinaggio condiviso permette l’incontro tra residenti nello stesso quartiere, favorisce lo sviluppo di una coscienza ecologica, contribuisce concretamente alla manutenzione e alla cura del territorio, consente di ricavare cibi freschi e di qualità, essendo gli orti urbani comunitari coltivati, di norma, in base ai principii dell’agricoltura biologica.

orti urbani condivisi

Il “Blog-trotter” di Curiosando in Giardino è stato a Lussemburgo, piccola e fiorente (è il caso di dirlo!) capitale europea, dove i giardini e gli orti urbani comunitari sono oggi considerati una salda, benché recente, istituzione.

orti urbani condivisi

orti urbani condivisi

Andrea e Alina, da molti anni residenti a Lussemburgo, sgranando i loro occhioni trasparenti pieni di entusiasmo, mi spiegano come funziona questo sistema, che conoscono per diretta esperienza.

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Gli appezzamenti messi a disposizione dalla Città di Lussemburgo sono suddivisi in particelle individuali e in particelle comuni. Ogni “giardiniere”, dopo avere fatto domanda ed essere stato selezionato tra i residenti del quartiere, riceve in affidamento (per un canone assolutamente modesto) una particella di circa 4 metri per 2, dove può coltivare frutta, verdura, erbe aromatiche e fiori. Il resto del terreno viene coltivato e gestito da tutti i “giardinieri” insieme, secondo un progetto discusso, stabilito e aggiornato nel corso di riunioni periodiche. Il primo anno, tali riunioni si svolgono alla presenza di un esperto incaricato dal Comune. La Città di Lussemburgo offre, comunque, ai “giardinieri” la possibilità di partecipare costantemente a corsi di formazione in giardinaggio ecologico.

orti urbani condivisi

L’attribuzione dei terreni da coltivare avviene in modo da creare un’equilibrata eterogeneità non solo in base all’età, alle competenze nell’ambito del giardinaggio e alla composizione del nucleo famigliare ma anche in base alla nazionalità: questo perché Lussemburgo, com’è noto, possiede una spiccata vocazione internazionale, avendo qui sede molti uffici dell’Unione europea. Risultato: molte famiglie straniere si sono sentite veramente integrate nella comunità cittadina proprio grazie al giardinaggio collettivo negli orti urbani. E l’esperienza continua a evolversi: per esempio, di recente sono state allestite delle aree specificamente destinate al giardinaggio collettivo dei bambini.

orti urbani condivisi

Dopo il successo ottenuto da un progetto pilota nel quartiere Bonnevoie, nel maggio 2014 sono stati aperti nuovi giardini e orti urbani comunitari nei quartieri Limpertsberg e Gare/Ville Haute: qui, in particolare, sono state ricavate piccole aree coltivabili nella splendida valle della Petrusse, una spettacolare arteria boschiva che irrora il cuore antico della città.

orti urbani condivisi

Seduti su panche attorno a un tavolo in legno, i componenti del gruppo dell’orto-giardino della Petrusse discutono i progetti di coltivazione, sullo sfondo dei verdeggianti pendii della valle. Una signora attempata offre agli astanti delle tartine al formaggio mentre un gaio gruppetto di ragazzini cerca di avvistare qualche timido animale del bosco. Una gigantesca pianta di noce abbraccia tutta la scena.

orti urbani condivisi

Attraverso il giardinaggio collettivo, famiglie provenienti da ogni angolo d’Europa intrecciano relazioni umane, s’invitano reciprocamente a pranzo, osservano i loro figli giocare insieme: una semplice, immediata, tangibile manifestazione di Pace.

orti urbani condivisi

Robert Schuman (che a Lussemburgo era nato), nel suo celebre discorso del 1950, disse: “l’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Forse, quindi, come me, Schuman gioirebbe profondamente nel contemplare gli orti urbani della Petrusse, in questo anno 2016, un pomeriggio di giugno.

orti urbani condivisi

Un giardino nel cuore

Un giardino nel cuore

Conosco un giardino che è un luogo del cuore: un luogo, chiuso da una recinzione e da un cancello in ferro battuto, in cui si affastellano, anno dopo anno, decennio dopo decennio, i ricordi di una vita, di una numerosa famiglia, di una interminabile amicizia.

Un giardino nel cuore

Ritrovarsi in questo giardino dei ricordi è sempre un’esperienza che restituisce la forza di guardare al futuro in modo positivo.

Questa volta l’occasione per varcare quel cancello è la festa per il nuovo nato, ma qualsiasi occasione va colta se si tratta di trascorrere un’intera giornata con persone care, semplicemente godendo della loro presenza.

Un giardino nel cuore

Il prato è colorato da aiuole di rose e di spettacolari peonie, alcune delle quali recise ed elegantemente raccolte in vasi sparsi qua e là all’interno della casa.

Un giardino nel cuore

Un giardino nel cuore

Il viale dei tigli, quest’anno un po’ sottotono per via della drastica potatura, ha sempre la sua allure solenne e un po’ blasé.

Un giardino nel cuore

Sin dal viale di tigli si sentono i passi briosi di torme di bambini che si rincorrono armati di “pericolosissimi” fucili ad acqua, ricaricati alla provvidenziale fontanella ad ogni giro del giardino: l’aura di solennità è già allegramente sparita.

Un giardino nel cuore

L’aria è tiepida e il cielo è appena velato, a tratti, da sottilissime nuvole quasi estive. L’antica casa, affettuosa, ci accoglie.

Un giardino nel cuore

 Nel prato, un gruppo di bambini si cimenta in coreografiche acrobazie.

 Un giardino nel cuore

Qualcuno osserva i giochi esuberanti dei compagni da una postazione panoramica senza voler essere visto.

Un giardino nel cuore

Un vecchio albero di ciliegio grondante di frutti nettarini si presta, paziente, a far asciugare i panni dei “soldati” colpiti dai getti d’acqua delle pistole.

Un giardino nel cuore

Vasi di petunie e di bulbi fanno capolino nei sentieri attorno alla villa.

Un giardino nel cuore

Un giardino nel cuore

Un gufo di resina a grandezza naturale, posizionato a mo’ di vedetta, tiene distanti – così si racconta, ma pare sia vero – i molesti piccioni.

Un giardino nel cuore

Poco lontano dal gufo guardiano, un uccellino in ferro spunta da una grondaia ed è così realistico che quasi sembra cantare.

Un giardino nel cuore

Una composizione dall’aspetto esotico con piante succulente e pietre di montagna adagiate in un piatto di terracotta sta lì, sulla balaustra della terrazza, a rammentare l’amore dei padroni di casa per i lunghi viaggi.

Un giardino nel cuore

In ogni angolo del giardino sono collocati, in modo discreto, tavoli carichi di prelibatezze, cosicché, passeggiando e ciarlando, ciascuno può assecondare la propria golosità e rinfrescarsi all’ombra di querce e frassini.

Un giardino nel cuore

La torta arriva facendo un ingresso trionfale per la gioia di grandi e piccini.

Un giardino nel cuore

Un giardino nel cuore

Il tempo scorre pigro e felice, scandito dalle gioiose grida dei bimbi, dalle risate dei ragazzi più grandi, dal chiacchiericcio degli adulti.

Un giardino nel cuore

L’antica casa osserva, ormai, benevola, la terza generazione di amici. E tutti loro hanno il suo giardino nel cuore.

Un giardino nel cuore

Tre giorni, tre giardini: terza tappa: i giardini dell’ Isola Bella

Tre giorni, tre giardini: terza tappa: i giardini dell’ Isola Bella

Appena fuori dal cancello di Villa Taranto, sulle tranquille sponde del lago Maggiore, c’imbarchiamo su un traghetto e navighiamo fino all’ Isola Bella, dove ci attende il terzo e più sontuoso giardino visitato in questo “ponte” del Primo Maggio: il giardino del palazzo Borromeo o, più semplicemente, il giardino dell’ Isola Bella.

Isola Bella Isola Bella

Si tratta di un giardino realizzato tra il 1631 e il 1671 che costituisce uno degli esempi meglio conservati al mondo di giardino barocco all’italiana.

Isola Bella

Il nucleo di questo complesso impianto scenografico è rappresentato da dieci terrazze sovrapposte collegate da scalinate. Tra esse è collocato l’Anfiteatro, il monumento più importante del giardino: un eclatante trionfo di statue inframezzate da conchiglie, nicchie, mosaici bicolori di lisci, lucidi e rotondi ciottoli di lago naturali.

Isola Bella


Isola Bella

Ai lati delle esedre svettano quattro obelischi con altrettante statue che simboleggiano i quattro elementi naturali. Di fronte al monumento si estendono due parterre dove vivono in libertà alcuni pavoni bianchi.

Isola Bella

Isola Bella

Isola Bella

Saliamo due rampe di scale adornate con grandi vasi di Buxus Sempervirens di forma sferica.

Isola Bella

Sulla Terrazza, un altro parterre ci accoglie, con i suoi alberi plurisecolari, il prato all’inglese e la sua vista mozzafiato sul Lago Maggiore.

Isola Bella


Isola Bella

Isola Bella

Discesi dalla Terrazza, giungiamo ad un altro parterre che termina verso sud con un’aiuola triangolare non accessibile al pubblico: è il giardino dei fiori.

 Isola Bella

Isola Bella

Proseguendo il cammino, arriviamo al parterre delle Azalee, un’esplosione di colore e gioia, nella quale sono collocate due voliere che ospitano rutilanti pappagallini.

Isola Bella

Il Giardino d’amore si affaccia sul lago. Si tratta di un’area impostata secondo i più classici criteri del giardino barocco all’italiana: le siepi di bosso, magistralmente potate, creano un ricamo verde visibile dall’alto delle terrazze, scandito da quattro imponenti alberi di tasso dalla forma conica.

Isola Bella
Spalliere e grandi vasi di agrumi completano il decoro di questa zona.

Isola Bella

Isola Bella

Il viale di Ponente è incorniciato da un filare di melograni cui fa da contrappunto, dalla parte opposta, il giardino delle palme. A metà del percorso, sbuca la scalinata che conduce ai parterre situati più in alto.

Isola Bella

Semplice, ma di sicuro effetto decorativo, il bordo di pietre grezze utilizzato per delimitare alcune aiuole.

Isola Bella

Il viale sfocia nella serra Elisa, la più grande serra dell’Isola Bella, nata all’inizio dell’Ottocento come giardino d’inverno per permettere, anche nei periodi più freddi, di ammirare piante esotiche e rarità botaniche, come si conviene ad un vero giardino di delizie.

Isola Bella

Con gli occhi pieni di tanta armonia, rifletto sul fatto che la parola “paradiso”, attraverso il latino (paradisus) e il greco (paradeisos), ha origine dal persiano pairidaez, che significa giardino.

Tre giorni, tre giardini: seconda tappa: Villa Taranto

Tre giorni, tre giardini: seconda tappa: Villa Taranto

Sotto i buoni auspici di un sole quasi estivo, si aprono le porte di Villa Taranto, a Verbania, sul lago Maggiore. L’ultima volta che mia moglie ed io vi siamo stati, eravamo di un paio d’anni più vecchi di nostro figlio oggi.

Villa Taranto

I giardini che ci ospitano sono nati grazie alla passione di un botanico, il Capitano scozzese Neil Mc Eachern che, appena acquistata la villa, nel 1931, cominciò immediatamente a realizzare quello che oggi noi possiamo ammirare come uno dei più completi giardini botanici al mondo, che copre una superficie di circa venti ettari con la presenza di oltre ventimila specie diverse.

Villa Taranto

La villa prende il nome da un antenato del Capitano, il Maresciallo Mc Donald, che Napoleone insignì del titolo di Duca di Taranto. Il Capitano Mc Eachern donò la proprietà della villa e dei giardini allo Stato Italiano, esprimendo il desiderio che la sua opera avesse continuità nel futuro. 

Un caleidoscopio di colori sbuca, scoppiettante, dalle azalee e dai rododendri che ci danno il benvenuto.

Villa Taranto

Dopo la biglietteria, alla cui destra campeggia una grande quercia del 1938, si snoda il Viale delle Conifere. A sinistra, il viale è contornato da coloratissime aiuole con prato all’inglese e con fioriture stagionali a basso portamento (le c.d. bordure miste). Più avanti, troviamo la Metasequoia proveniente dalla Cina e che gli studiosi ritenevano solo un fossile di circa 200 milioni di anni fa non più riproducibile.

Villa Taranto

Proseguendo, troviamo numerose conifere giapponesi, una Cryptomeria Japonica Globosa e circa una cinquantina di felci arboree australiane denominate Dicksonia Antarctica.

Villa Taranto

Ora svoltiamo a destra e, davanti a noi, scorgiamo una delle zone più affascinanti del giardino in rigoroso stile geometrico all’italiana. In primo piano, fa bella mostra di sé la c.d. fontana dei putti e, sullo sfondo, la sagoma poligonale del Mausoleo dedicato al fondatore dei giardini.

Villa TarantoVilla Taranto

Circondati da alberi di prunus e da splendide aiuole fiorite, entriamo nel c.d. “labirinto”, dove, tra la fine di aprile ed i primi giorni di maggio, dimora la gran parte delle migliaia di bulbi di tulipano messi a dimora ogni anno nel parco.

Villa Taranto

Al termine del percorso, giungiamo alla serra della Viktoria Cruziana, splendido ed enorme ninfeo equatoriale proveniente dal Sud America.

Vicino al mausoleo in cui è sepolto il Capitano Mc. Eachern, si trova l’area più importante per i rododendri presenti nei giardini: alcuni di essi raggiungono i quindici metri di altezza.

Villa Taranto

Di fronte al mausoleo, un elegante parterre con prato all’inglese.

Villa Taranto

Ai bordi delle umide scarpate tutt’attorno, felci e hoste.

Villa Taranto

Continuando la passeggiata, troviamo davanti a noi un imponente castagno del 1600, probabilmente la più vecchia pianta ancora presente nel parco.

Villa Taranto

Una gradinata conduce al grande prato posto di fronte alla Villa ottocentesca.

Lasciata la villa, percorriamo il ponticello in pietra e cotto che sovrasta la valletta.

Villa Taranto

Attraversiamo un pergolato con traversine in legno tek sormontato da uno splendido glicine giapponese.

Villa Taranto

Ad un certo punto, si spalanca la meravigliosa vista sulle terrazze del giardino in stile all’italiana, ricche di aiuole fiorite con pianticelle stagionali e solcate nel mezzo da una serie di cascatelle.

Villa Taranto Villa Taranto

Giungiamo infine all’inizio di un viale che viene denominato il Viale delle personalità, poiché ogni personaggio importante che ha visitato il parco ha lasciato una memoria di sé piantando un albero. Il più bello, ancora oggi, è una enorme Davidia involucrata o albero dei fazzoletti, piantato da un infante di Spagna nel 1938.

Villa Taranto Villa Taranto

Ogni angolo di questo giardino, anche il più umile e nascosto, è amato. D’altronde “un bel giardino non ha bisogno di essere grande, ma deve essere la realizzazione del vostro sogno anche se è largo un paio di metri quadrati e si trova su un balcone”. Così spiegava il Capitano Neil.

Villa Taranto

Tre giorni, tre giardini: prima tappa: Villa Panza

Tre giorni, tre giardini: prima tappa: Villa Panza

Che cosa può fare il blog-trotter di Curiosando in Giardino in tre giorni di vacanza (tanti erano i giorni del ponte del primo maggio)? Tre giorni, tre giardini: non v’è nulla di meglio che dedicarsi alla contemplazione di alcuni dei più bei giardini tra il Piemonte e la Lombardia. In un paio d’ore arrivo, con tutta la famiglia, nel Varesotto. Le sale eleganti e l’ottimo ristorante di Villa Borghi, edificio barocco situato, con il suo ampio parco, nel piccolo paese di Varano Borghi, sono la base ideale per le escursioni del weekend.

Villa Panza, Varese

Villa Borghi

Comincia a piovere. Ma intanto un giretto per Varese lo voglio fare. E, con intrepido slancio, decido di visitare una delle mete più raffinate e “colte” della città: la settecentesca Villa Menafoglio Litta Panza, patrimonio del FAI e sede di una pregevole mostra permanente di arte contemporanea dove fanno sfoggio di sé psichedeliche installazioni al neon.

Villa Panza, Varese

Villa Panza, Varese

Villa Panza, Varese

Il giardino risponde in maniera adeguata alla sontuosità della dimora.

Villa Panza, Varese

Pur suddiviso in diversi settori, l’effetto d’insieme del parco è assolutamente armonico: vi si trovano una zona adibita a bosco all’inglese, caratterizzata da alberi ad alto fusto e da un laghetto ornamentale, nonché vari parterre con statue e fontane. In particolare, uno di questi, composto da aiuole destinate alle fioriture stagionali, è terminato da una grande esedra di lecci.

Villa Panza, VareseVilla Panza, VareseVilla Panza, Varese

Non manca neppure il tempietto neoclassico.

Villa Panza, Varese

Sontuosa è la carpinata che delimita il giardino geometrico all’italiana davanti alla dimora: un “corridoio verde” utilizzato dai signori come passeggiata rinfrescante soprattutto nella stagione estiva. Oggi ripara me dalla fitta pioggerella.

Villa Panza, Varese

Villa Panza, Varese

Posso anche trovare riparo nella deliziosa serra, ingentilita da sedie e tavolini color pastello.

Villa Panza, Varese

Il panorama abbraccia la sottostante città di Varese. Nel prato, spicca “The Slope”, la ruota di oltre sei metri di diametro realizzata interamente con rami di castagno e robinia intrecciati senza l’aiuto di corde o collanti.

Villa Panza, Varese

Rapito da tanta bellezza, mi accorgo che è smesso di piovere.

Chagall e i fiori

Chagall e i fiori

Oggi il “blog-trotter” di Curiosando in Giardino è l’Ingegnere-Giardiniere.

Ispirato da una sognante mostra a Milano dedicata a Marc Chagall, desidero sottoporvi alcune brevi, e inutili, considerazioni che mi sono venute in mente a proposito dei fiori. Quello tra Chagall e i fiori è un collegamento spontaneo.

I fiori svolgono un ruolo fondamentale nella natura in quanto sono il preludio dei semi che a loro volta garantiscono la sopravvivenza delle varietà vegetali.

Ma i fiori, al di là dello scopo riproduttivo, sono anche belli, anzi alle volte sono bellissimi!

Non è chiaro perchè i fiori debbano essere belli, non sarebbe bastato che fossero solamente funzionali? Invece presentano in più questo fatto estetico che interessa e rallegra coloro che li osservano. Occorre notare che anche il fiore della patata è bello, anche se, a secondo dei gusti di ciascuno, se ne possono trovare di più belli.

Tutto ciò che ha a che fare con l’agricoltura e con il giardinaggio finisce con l’occuparsi di fiori.

In un giardino o in un campo i fiori diventano visibili non appena le rispettive piante sono state messe in loco o son state seminate proprio per lo scopo di vedere fiori, o per avere un prodotto vegetale.

Mentre però il giardino o un campo sono oggetti inventati da una persona per un suo diletto o per suo tornaconto, i fiori sono una espressione spontanea della natura: i fiori non richiedono sempre un interessamento umano.

In ogni momento, anche in questo momento, in natura esistono miliardi di fiori che nessuno vede perchè sono sbocciati in luoghi non frequentati o addirittura irraggiungibili. Nascono orchidee su alberi tropicali a 30 metri dal suolo ed espongono i loro magnifici fiori..a chi? Lo stesso vale per stelle alpine e praticamente per la maggior parte dei fiori selvatici.

Si tratta di una magnifica inutilità o c’è dell’altro; non è molto chiaro, però ritengo che la bellezza esista in quanto tale anche se non serve a niente (apparentemente).

I fiori sono sempre stati oggetto di attenzione anche dei pittori che li hanno ritratti o come dettagli di opere complesse oppure proprio come oggetti specifici di quadri dedicati solo a loro. In particolare in tempi recenti si sono distinti in ciò gli impressionisti francesi in precedenza anticipati da pittori di “nature morte” orientate a rappresentare lussureggianti vasi di fiori.

Anche Chagall si è occupato di fiori ma in modo molto più complesso.

chagall e i fioriInnanzitutto Chagall è un poeta; non è solo stato un poeta, continua ad esserlo e lo sarà sempre.

La sua poesia consiste nel suo modo di vedere la realtà del mondo in cui è via via vissuto.

Egli afferma che ogni arte è il risultato della ”osservazione della natura”, e nella natura esistono alberi, cieli, nuvole, corvi magri che volano in cerca di cibo, ma sopratutto fiori.

chagall e i fiori

Chagall ha sempre visto il mondo in modo molto colorato e si rammarica  laddove “non vedevo l’incantesimo dei colori” come afferma in un passaggio delle sue “Memorie”.

Chagall ricerca durante un sofferto soggiorno in Lituania di recuperare le sua serenità ricordando la sua vita nel “buco di Vitebsk,….” dove “..gli alberi sono diventati da tempo miei amici”.

Durante un suo soggiorno a Nizza Chagall si è trovato finalmente immerso nei fiori: “A Nizza si potevano preparare centinaia di mazzolini da sposa e presentarli alle mie spose di fantasia in tutto il mondo”.

chagall e i fioriQuando osserva l’evolversi dei vari stili della pittura sua contemporanea viene preso dallo scoramento scorgendo la mancanza in molti pittori suoi contemporanei di “osservare l’eleganza dei fiori”.

Per Chagall nella sua pittura i fiori si identificano con i colori come dice quando parla della pittura di altri artisti in cui “ i loro colori (fiori) non sono affatto colori (fiori). In questa affermazione esiste anche il fatto che in russo fiori e colori sono espressi dalla stessa parola.

A New York, non si trova bene nella città in quanto “non c’erano fiori (colori), mentre la mia anima e il mio corpo erano come corrosi dai colori (fiori)”.

Tuttavia nella campagna americana ritrova momenti di pace: “ mi piaceva… stare a guardare le nuvole e gli alberi verdi, alla ricerca di nuove tinte, alla ricerca di qualcosa.”

Quando è incaricato di decorare il soffitto del Teatro dell’Opera di Parigi pensa ai fiori. “Il mio soffitto era il mazzo di fiori, il mio mazzo di fiori, il nostro mazzo di fiori,..”

chagall e i fiori

Anche in luoghi modesti l’attenzione è per i fiori : “A Tolone, nell’albergo modesto dove ci fermammo qualche tempo, c’erano fiori, quei fiori che ben presto sarebbero sbocciati fra le mani di una sposa”.

chagall e i fiori

I fiori dovrebbero interessare a tutti ed in realtà interessano a molti come si può dedurre dal commercio dei loro semi e bulbi e alle varie gare estive in molte località che premiano ad esempio il balcone più fiorito.

In definitiva la bellezza dei fiori non costituisce una splendida inutilità ma fa parte della esistenza umana e va colta anche spiritualmente e conservata nell’anima.  A parte il fatto che anche l’inutilità può avere il suo fascino.

Non lasciamo trascurati i fiori selvatici e immaginiamo di spostarci almeno col pensiero in qualsiasi parte del mondo che presenti in quel momento la stagione opportuna: saremo accolti da fiori splendidi e spesso numerosissimi.

I giardini del Museo Sorolla di Madrid

I giardini del Museo Sorolla di Madrid

Quando attraverso la recinzione dei giardini del museo Sorolla mi sento proiettato, come d’incanto, dalle caotiche strade del centro di Madrid ad un giardino senza tempo, ammantato di quiete e di bellezza.

Museo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di Madrid

Museo Sorolla di Madrid

Panche di pietra e scale decorate con i tipici azulejos (coloratissime piastrelle di ceramica smaltata), piccole fontane con canali attraverso i quali scorre l’acqua, statue classiche, vasi e alberi frondosi sono alcuni degli elementi che compongono i giardini del Museo Sorolla.

Museo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di Madrid

La casa (un edificio in stile eclettico) fu fatta costruire tra il 1910 e il 1911 dal pittore Joaquín Sorolla y Bastida (alcune delle cui opere si possono ammirare al Prado) che la scelse come propria residenza e come proprio laboratorio artistico negli ultimi dieci anni della sua vita e, alla sua morte, la volle donare allo Stato spagnolo.

Museo Sorolla di Madrid

L’esterno della proprietà fu meticolosamente progettato e realizzato dallo stesso Sorolla con colti richiami sia alla classicità romana sia alla cultura andalusa.

Museo Sorolla di Madrid

Gli spazi, riccamente decorati con sculture, fontane e colonne, sono scanditi da siepi di bosso che, unitamente alle bordure di azulejos, conferiscono all’insieme una certa allure “salottiera” ma nel contempo distesa e distensiva.

Museo Sorolla di Madrid

Il giardino si snoda in tre settori che formano una “L”. Sorolla tracciò il primo giardino ispirandosi al Labirinto dell’Alcazar di Siviglia, da cui trasse il disegno della fontana centrale. Egli  decorò la zona con una panca di azulejos e  colonne sormontate da sculture.

Museo Sorolla di Madrid

Nel loggiato, riparato parzialmente da un frondoso albero di mandarino carico di frutti color del sole, sono riposti, per la stagione invernale, i vasi di gerani ancora verdissimi, nonostante sia la fine di dicembre.

Museo Sorolla di Madrid

Museo Sorolla di Madrid

Una palma secolare è vigile sentinella assieme alla bandiera spagnola.

Museo Sorolla di Madrid

Il secondo spazio, realizzato tra il 1915 e il 1916, è ispirato al sontuoso giardino della Villa Generalife di Granada e reinterpretato con elementi del giardino all’italiana.

Museo Sorolla di MadridMuseo Sorolla di Madrid

Nel terzo spazio, realizzato tra il 1913 e il 1917, si trovano una scala di azulejos (che accede al grande salone di esposizione), un pergolato e una fontana a piscina con figure allegoriche, la Fonte delle Confidenze, dietro la quale si staglia un maestoso bovindo a semicerchio.

Museo Sorolla di Madrid

Durante la visita al museo, trovo, all’interno dell’edificio, un ulteriore spazio verde: il patio andaluso, che regala un’avvolgente luce naturale a tutto il pianterreno della casa.

Museo Sorolla di Madrid

Dalla veranda della sala principale della vecchia casa di Sorolla si può godere di nuovo della vista sul giardino e percepire ancor meglio come, nel cuore della Madrid più contemporanea, il Tempo si sia fermato in un angolo di Natura edonista, intimo e segreto.

Museo Sorolla di Madrid

Flor de Barcelona

Flor de Barcelona

Se andate a Barcelona, cercate i fiori … anzi, cercate la Flor de Barcelona.

Negli ultimi anni, i cittadini di Barcelona e i numerosi turisti che la visitano, oltre che con il naso per aria, camminano guardando anche per terra. Proprio qui, sui marciapiedi, si nasconde quello che, negli ultimi anni, è divenuto uno dei simboli della capitale catalana: un fiore stilizzato, infatti, ingentilisce qua e là tratti di marciapiedi.

flor de Barcelona

La mattonella in cemento denominata Flor de Barcelona o panot de la Flor, como si chiama in catalano, nasce da un disegno dell’architetto modernista Josep Puig i Cadafalch, che realizzò con questo splendido fiore le mattonelle della pavimentazione posta nell’ingresso carraio della deliziosa Casa Amatller (quella che, sul Paseo de Gracia, si trova proprio al lato della più famosa Casa Battlò di Antoni Gaudì). Con ogni probabilità l’architetto trasse ispirazione dal fiore del mandorlo, poiché il committente portava un cognome (Amatller) che coincideva foneticamente con la parola mandorlo in catalano (ametller).

flor de Barcelona

La Flor è il modello più rappresentativo dei marciapiedi di Barcelona. Le sue linee semplici disegnano un fiore minimalista, simbolo di un’epoca in cui, a Barcelona, il Modernismo cambiò volto alla città. Con l’espansione del quartiere dell´Eixample, il Municipio di Barcelona decise di iniziare la pavimentazione delle nuove strade cittadine. All’uopo indisse, nel 1916, un concorso pubblico con vari modelli di piastrella in cemento, tutti con disegni geometrici, tuttora esistenti e visibili: le tablettes di cioccolato, i cerchi, il rombo con cerchi e, infine, il fiore (la flor). Il concorso fu vinto dall’impresa Escofet Tejera y Cia che aveva importato, alla fine del XIX secolo, la tecnica di fabbricazione dei pavimenti c.d. idraulici, fatti con cemento, sabbia e acqua. Con questa tecnica si potevano costruire piastrelle in serie, limitando enormemente i costi rispetto alla produzione manuale.

Il successo della piastrella di cemento idraulico o panot si deve al fatto che si tratta di un elemento economico e resistente, di piccole dimensioni (20cmx20cm e 4cm di spessore), maneggevole, facile da sostituire e adattabile a qualsiasi irregolarità del terreno. In più, è antiscivolo e facile da pulire.

Flor de Barcelona

Marciapiede di Plaza Urquinaona

Curiosamente il panot Flor uscì di produzione diversi decenni fa. Tuttavia, a furor di popolo, a partire dagli anni Novanta, non solo tornò in commercio ma divenne simbolo di Barcelona.

Il suo disegno moderno e semplicemente bello ha reso breve il passo dal suolo ai souvenirs: oggi si trova su tazze, magliette, portavasi, gioielli, borse. Addirittura a Barcelona ci sono negozi (per lo più librerie) che (ovviamente a prezzo esorbitante) vendono la singola piastrella Flor in cemento allegandovi un pamphlet con la sua storia. Vi sono anche numerose pasticcerie che creano torte dolci e salate a forma di panot Flor.

flor de Barcelona

E – Barcelona a parte – il fiore stilizzato, da oltre un secolo, è anche icona di eleganza: Louis Vuitton docet.

flor de Barcelona

La famosa Toile Monogram di Louis Vuitton

 

Bruxelles, fiori e cioccolato

Bruxelles, fiori e cioccolato

Giungo a Bruxelles come un vero turista, in cerca, innanzitutto, della famosa fontanella con il putto.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles mi piace: ha un’allure vagamente démodé, con le sue tipiche casette a due o tre piani a motivi liberty, con i suoi tram sferraglianti, con i suoi mercatini diurni e serali, con i suoi rinomati negozi di cioccolato dalle vetrine traboccanti di golosità.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Ad un certo punto mi rendo conto che, la mattina del mio arrivo, a far pulsare la vita tra i palazzi gotici e rinascimentali della Grand Place, è un mercatino di fiori e sementi dal mood molto olandese: ecco – penso – un primo indizio “verde”.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Il colorato furgone del fioraio riesce a regalare un tocco di effervescenza persino all’austera Maison du Roi.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Chi si definisce “giardiniere nell’anima” (questo si legge sul vivace furgone) non può che coltivare … una passione!

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles, fiori e cioccolato? Forse è proprio così.

Mi addentro nel cortile dell’Hotel de Ville e apprezzo la cura delle aiuole attorno alle fontane settecentesche: secondo indizio “verde”.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Apro gli occhi da “blog-trotter” di Curiosando in Giardino e mi rendo conto che negozi, decori, dettagli sparsi per tutta Bruxelles stanno lì a testimoniare come in questa città l’amore per il verde sia diffuso e sentito.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Così, mentre all’ombra gotica brabantina di Notre Dame du Sablon si svolge il mercato domenicale di brocantes, con le bancarelle a strisce verdi e bordeaux (i colori ufficiali della città), mi concedo una passeggiata tra il Jardin du Petit Sablon, circondato da decine di colonne sormontate da statue bronzee che rappresentano le corporazioni di Bruxelles, e il Parc d’Egmont, elegante esempio di giardino all’inglese, con i suoi alberi plurisecolari e la sua orangerie, sede di incontri modaioli.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

E’ ora di pranzo. Un’amica, che vive a Bruxelles da molti anni in una casa che sembra quella delle bambole, ha preparato dell’ottimo sushi vegetariano. Per andare da lei, passo nel Bois de la Cambre, dove il caos cittadino si stempera nel percorso ciclabile tra laghetti e alberi frondosi, sotto lo sguardo indifferente dei cigni e delle anatre.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Dopo una breve pausa postprandiale, con il tram 94 arrivo al Jardin Botanique: qui la monumentale orangerie ottocentesca domina, dall’alto, il parco del giardino botanico e le sue statue di animali esotici poste a presidio delle gradinate, delle fontane, delle siepi di bosso.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Bruxelles: fiori e cioccolato

Tutt’attorno all’antico parco, come sentinelle cibernetiche, premono prepotentemente i grattacieli della Bruxelles più contemporanea. Ma io, che sono démodé, continuo a preferire la gentilezza di fiori e cioccolato.

Bruxelles: fiori e cioccolato

Incrostazioni di Natura in San Salvario

Incrostazioni di Natura in San Salvario

Abito il quartiere trendy e sgangherato di San Salvario a Torino, dove immigrazione e business si fondono in oscuri mercimoni e ristoranti carini, dove bici riciclate da irregolari sbandano lungo le viette dell’800 calpestando perfidi porfidi, dove il parcheggio è selvaggio per i troppi dehors che fioriscono d’estate e marciscono d’autunno, dove le meraviglie architettoniche sono nascoste da indecorosi abitanti e dove i troppo furbi coabitano con i grandi lavoratori di tutte le nazioni che sudando e…altro…fertilizzano il suolo. Qui, dove tutto è il contrario di tutto ma il tutto è lo specchio perfetto dell’Italia che arranca, anche qui, ma anche qui, come in tutti gli angoli della penisola, basta cercare, e la natura domina incontrastata sull’inutilità dell’uomo che vive il presente e lascia tracce per il futuro.

fiori a san salvario

Certo, la Natura! tra l’asfalto e le pietre la natura si muove negli spazi umani, dove nicchie di tropico si lanciano al cielo in cerca di luce, dove l’uomo ricopia natura e la natura ricopre l’uomo, dove l’uomo ha creato natura per vivere a contatto con essa, dove la natura ricambia con eterna gratitudine, dove la natura è di pietra ma non nella freddezza marmorea defunta ma nel movimento plastico di chi l’ha ricopiata sulle pareti.

fiori a san salvario

Dove la natura è colorata e si scolora per il tempo, dove la natura è copia del reale in un immaginario pannello sul portone, dove la natura cerca la sua via incrostandosi sui muri, incorniciando finestre e gettandosi a capofitto dalle pareti dei condomini. Anche questa è natura, natura non vivente ma viva per il gesto umano di farla vivere, natura molto umana per la necessità dell’uomo di affiancarsi ad essa e unirsi nel respiro terreno di una città di mattoni e cemento, una natura senza linfa, ma con tanta vitalità generata dal genio dell’uomo di farla apparire.

fiori a san salvario

Bisogna però allenare un po’ l’occhio per vedersi ricoperti di questa natura, è necessario selezionare, guardare con angolature differenti i palazzi, cercare nei pavimenti, negli androni e nei negozi, nelle insegne e nei vari scorci che ci vengono regalati. Poi tutto diventa natura. A questa natura non interessa sei sei spacciatore o ammiratore, questa natura non ti chiede niente in cambio anche se la guardi attratto, questa natura non ha bisogno di seguirti perché sei tu che cerchi lei. Questa natura c’è per tutti perché è la bellezza della natura che si è incastrata nella città e noi possiamo goderne senza chiedere niente a nessuno.

Orchidee truciolate in offerta

Che il mondo sia sottosopra si è ormai capito e siamo rassegnati, ma che ora si comprino orchidee e fiori vari dal truciolatore svedese dei mobili sembrava impossibile fino a qualche anno fa. Invece ormai ci si ritrova dal fioraio Carrefour per i bouquet, compriamo le composizioni ikebana discount alla Lidl, facciamo raduni scientifici florovivaistici da Crai e visitiamo i giardini fioriti di Leroymerlin. E anche io sto giocando ai quattro cantoni per aggiudicarmi la migliore offerta in posti inaspettati: al Despar di Roma ho trovato un ottimo ciclamino a 1 Euro con fioritura sublime e colore intenso; al Carrefour di Torino ho preso a 0.98€ un vasetto di infinite piantine di basilico, che oggi sono una foresta profumata sul balcone; da Ikea ho comprato per qualche euro una Phalenopsis nana che ha regalato tre mesi di incredibile fioritura ed è ormai al suo secondo anno e su internet ho preso tre vasetti magnetici con cactus incorporato, ma io volevo i vasetti e basta e mi sono pure ritrovato tre cactus vivi! E quindi? E quindi ormai dobbiamo abituarci a questo mondo, e quindi prepariamoci che alla Posta compreremo i fiori e ai bancomat ci saranno i distributori di fertilizzante, e quindi approfittiamone che le offerte ci sono per balconi fioriti e per varietà nuove.

Buon acquisto.

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Il castello di Monterado e il suo parco

Il castello di Monterado e il suo parco

Il castello di Monterado veglia, con il suo parco di sette ettari, su un panorama dalla bellezza inusitata che spazia dalle dolci colline marchigiane sino al mare.

Castello di Monterado

castello di monterado

Si tratta di una dimora privata, appartenente alla stessa famiglia da quasi un secolo, le cui porte sono state aperte al pubblico grazie alla coraggiosa sfida di Orlando e di Kira, che, non cedendo alle lusinghe di aspiranti acquirenti stranieri, hanno deciso di mettersi in gioco e di dedicare le loro energie a restituire all’antico palazzo una nuova vita, nel rispetto della sua illustre Storia, iniziata nel lontano anno Mille.

castello di monterado

Oggi il castello è in parte adibito ad albergo e ad ambientazione per ricevimenti e feste e in parte a residenza privata della famiglia dei proprietari. La ristrutturazione e l’arredamento sono stati curati con passione filologica, senza minimamente snaturare l’anima di quella che fu l’abitazione di Massimiliano Beauharnais, nipote di Giuseppina Beauharnais, prima moglie di Napoleone Bonaparte.

castello di monterado

La fascia del parco più esterna è un bosco di pini e querce secolari, allori e viburni. Accanto al castello, invece, è collocato un tipico giardino all’italiana, ombreggiato da giganteschi cedri del Libano. La punta mozzata del cedro davanti all’ingresso principale del castello ricorda che anche qui le bombe della seconda guerra mondiale fecero risuonare la loro lugubre eco.

castello di monterado

Tre gelsi statuari osservano la piscina, a cui si accede tramite una scalinata costeggiata da profumatissimo rosmarino.

Fitte siepi di bosso scandiscono aree coltivate a bulbi, ortensie, salvia splendente.

Castello di Monterado

Il borgo di Monterado si trova proprio al di là della cancellata, certo del fatto che nulla turberà la sua quiete, appena increspata dai rintocchi vespertini della campana parrocchiale e dal frinire delle pigre cicale.

Castello di Monterado

Giardini di Firenze: villa della Gheradesca

Giardini di Firenze: villa della Gheradesca

A pochi metri dal Giardino dei Semplici, in via Capponi, la curiosità m’induce a bussare alla porta dell’hotel Four Seasons, dove scopro un’altra meta imperdibile per chi vuole conoscere i giardini di Firenze: il giardino della Gherardesca. Una sorridente funzionaria dell’elegantissimo albergo mi accompagna, con spontanea cortesia, sino al parco, uno dei più grandi e più belli del centro storico fiorentino.

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca

E’ un’oasi di circa quattro ettari e mezzo disseminata di alberi monumentali, di aiuole fiorite, di antichi elementi architettonici e sede, sino a dicembre, della prestigiosa collettiva di arte contemporanea “Dialogue”, curata dallo scultore Ugo Riva. Il “dialogo” è ricercato tra l’opera contemporanea e altra opera dell’antichità, cui la prima è ispirata. Particolarmente rappresentativo di tale impostazione della mostra è il confronto tra la Cyber-Chimera dell’artista Dario Tironi (realizzata con vari oggetti di uso quotidiano, dal phon all’aspirapolvere, dal lettore cd ai pezzi degli scacchi), e la replica bronzea (fornita dalla Galleria Frilli di Firenze) della Chimera etrusca ospitata nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca

Lascia senza fiato la sorpresa di vedere la cupola di Santa Maria del Fiore oltre il poderoso recinto di mura, in mezzo a una incontenibile fioritura di viburni bianchi, in una prospettiva che dà l’impressione di poter quasi toccare il capolavoro del Brunelleschi.

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca

La passeggiata nel parco consente di assaporarne non solo la struttura “all’inglese” (con viali, cespugli, alberi messi a dimora in gruppi senza schema) ma anche la perfetta cura di ogni dettaglio e l’inedita fusione tra elementi naturali e antropici, antichi e contemporanei.

Giardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Giardini di Firenze: villa della Gherardesca Firenze 14 lug giard Four Seasons (28) Firenze 14 lug giard Four Seasons (50)

Nelle recensioni del giardino si legge che “l’antico giardino Pinti, già Scala, annesso al palazzo quattrocentesco di Giuliano da Sangallo, è citato dalle fonti come uno dei più belli di Firenze. Il conte Guido Alberto della Gherardesca agli inizi dell’800 trasformò il giardino all’inglese con viali, un laghetto artificiale e una piantagione di alberi d’alto fusto; l’architetto Giuseppe Cacialli progettò un tempietto ionico, con la volta decorata da Antonio Marini, e vi trovarono posto anche un kaffeehaus e un casino corinzio. Antonio Targioni Tozzetti ricorda che verso il 1844 arrivò da Napoli una pianta di mandarino. Nel 1857, il giardino ospitò la quarta Esposizione della Società Toscana di Orticoltura”.

Giardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Ovunque, nel parco, sono collocate le opere scultoree dei Maestri Ugo Riva, Sergio Capellini, Giovanni Balderi e Dario Tironi. Nella maggior parte dei casi, l’opera d’arte è, nel contesto del giardino, una presenza discreta che si lascia scoprire dal visitatore.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Talora, invece, l’opera cattura prepotentemente lo sguardo del passante, come avviene per le tre grandi maschere che, con il loro colore bianchissimo, spiccano sfacciatamente in mezzo al verde intenso del prato (si tratta dell’opera denominata “The Ancient Plastic Society”, realizzata dall’artista Dario Tironi in ferro, paraurti di automobile, giocattoli).

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

In ogni caso, l’effetto scenografico è assicurato e l’antica bellezza del luogo rispettata.

Davanti alla limonaia neoclassica, si erge, maestoso, un plurisecolare e gigantesco cedro del Libano.

Giardini di Firenze: Villa della GherardescaGiardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Non lontano dalla piscina, proietta la sua ombra un monumentale faggio pendulo.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Dietro la cancellata monumentale del Poggi, tra due corpi di edifici, si apre una graziosa fontana con putto.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Sono oltre centoquaranta gli enormi patriarchi verdi che popolano il giardino della Gherardesca (alberi di taxhus baccata, tuia, olea fragrans, ginkgo biloba, sequoia, tiglio) e che protraggono, con paziente saggezza, il dialogo tra la storia dell’uomo e la storia del pianeta che benevolmente lo ospita.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Così, con il profumo delle siepi di bosso nelle narici, mi viene da pensare che il moderno Bellerofonte non debba affatto uccidere la Chimera ma semplicemente trovare con lei un punto di equilibrio. Perché, d’altra parte, chimera è sogno e i sogni vanno preservati.

Giardini di Firenze: Villa della Gherardesca

Giardini di Firenze: il “Giardino dei Semplici”

Giardini di Firenze: il “Giardino dei Semplici”

Chi vuol scoprire i giardini di Firenze non può non visitare il Giardino dei Semplici, situato nel centro storico della città.  Si tratta di uno dei più antichi orti botanici al mondo, istituito nel 1545 da Cosimo Medici e oggi facente parte del museo di storia Naturale dell’Università di Firenze. Come ricorda la guida distribuita all’ingresso, “questo non è un normale giardino, bensì e soprattutto un Museo Scientifico che custodisce preziose collezioni botaniche”.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

“Semplici” erano dette le piante officinali, che, all’epoca di Cosimo Medici, erano ad uso degli studenti della Facoltà di Medicina.

Ai lati dell’ingresso da via Micheli, sono poste le due grandi serre (calda – per piante tropicali e subtropicali – e fredda – per piante che possono acclimatarsi anche alle nostre latitudini).

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Nella stagione estiva, tuttavia, le serre vengono pressoché svuotate e le piante trasportate, in vasi, nelle aiuole.

Giardini di Firenze: il giardino dei Semplici

Restano nelle serre, comunque, alcuni esemplari davvero prodigiosi, come la Monstera Deliciosa, di  provenienza messicana, a grandi foglie, che arriva ad un’altezza di oltre una decina di metri.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Il visitatore è immediatamente posto a proprio agio da alcune panchine in ferro battuto coperte da un pergolato. Nel parco, qua e là, alcune panche in pietra protraggono una dolce sensazione di accoglienza e antiche vasche in marmo ricordano l’illustre passato.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Di fronte all’ingresso e alle serre, si apre un’estensione di oltre due ettari di parco, la cui struttura è segnata da immensi e rari alberi, così antichi che possono annoverarsi tra i monumenti di Firenze.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Il tronco della quercia da sughero, ad esempio, racconta, da solo, una storia di secoli.

Giardini di Firenze: il Giardino dei SempliciGiardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Al centro del parco, riposa tranquilla la fontana con vezzose ninfee.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

In un’aiuola è riprodotto il “giardino all’italiana”, con le sue geometrie di bossi che spandono nell’aria un profumo di antica e nobile dimora. Qui, d’estate, il prato ospita i vasi di agrumi che d’inverno sono collocati nella serra fredda.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

In altra aiuola è stato ricostruito il “giardino segreto”, con vecchie cultivar di piante da frutto, ortensie e rose antiche.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

I quadri vicini alla fontana centrale sono dedicati alle piante alimentari, alle insalate spontanee e agli ortaggi insoliti.

L’ombra dei giganti verdi regala frescura e un sottofondo musicale di fronde in movimento.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Vi è persino l’angolo dedicato all’Oriente, che comprende un giardino “secco”, formato da rocce (suiseki).

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Ovunque sono collocati vasi di argilla nei quali sono state messe a dimora giovani plantule, segno della vera destinazione a studio di questa prestigiosa struttura universitaria, dove la coltivazione ha ad oggetto, al contempo, le piante e la conoscenza scientifica.

Giardini di Firenze: il Giardino dei Semplici

Giardini di Firenze: Villa Bardini

Giardini di Firenze: Villa Bardini

Il “blog-trotter” di Curiosando in Giardino è stato in gita a Firenze, in un luglio gradevolmente – ed eccezionalmente – ventilato. Il centro della città, con i suoi monumenti di eclatante bellezza, era gremito di turisti. Stessa sorte toccava all’arcinoto giardino di Boboli. Ho deciso, allora, di scovare alcuni luoghi verdi molto speciali, perché sufficientemente “segreti” da preservare, anche nell’affollato mese di luglio, una rilassante quiete meditativa. Insomma, i giardini di Firenze più sorprendenti.

giardini di Firenze

Lungo il muraglione medievale di via dei Bardi, Oltrarno, grazie alla folta ed alta vegetazione che vi fa capolino, si percepisce la presenza di un hortus conclusus: in effetti, una porticina consente l’accesso al maestoso parco monumentale di villa Bardini che occupa gran parte della collina posta tra il fiume e la porta San Giorgio.

giardini di Firenze

Con lo stesso biglietto d’ingresso, il visitatore può spingersi oltre la Costa San Giorgio, fiancheggiare il forte di Belvedere ed entrare, da un ingresso inconsueto, nel giardino di Boboli.

Dopo un breve percorso tra le rose, ecco, maestosa, la scalinata barocca che porta in cima alla proprietà, attraversando un giardino a terrazzamenti nel quale fiori, erbacee perenni, fontane e mosaici si fondono armonicamente in una composizione indiscutibilmente raffinata.

giardini di Firenze

Alla prima rampa, sono adagiate le statue in muratura di Vertumno e Pomona, figure assai care a Curiosando in Giardino in quanto divinità tutelari di orti e giardini.

giardini di Firenze

Sulla sommità della scalinata, segnano il termine della lunga salita e l’arrivo al belvedere altre due statue con figure maschile e femminile.

giardini di Firenze

Da lassù, sullo sfondo, in tutta la sua magnificenza, appare Firenze, con la cupola del Brunelleschi, il campanile di Giotto e Palazzo Vecchio.

giardini di Firenze

Urne e canestri di frutta in pietra scandiscono il parapetto del belvedere con un clamoroso effetto scenografico.

Il terrazzamento panoramico è delimitato da una loggia settecentesca nella quale è rimasta, come in origine, la kaffehaus.

Sorseggiare qui una bevanda è un’esperienza indimenticabile.

giardini di Firenzegiardini di Firenze

La passeggiata prosegue tra alberi secolari, collezioni di fiori (azalee, ortensie, rose, viburni, camelie), di frutti antichi (tra cui le mele “Francesca”, “Annurca”, “Zucchina” e le pere “Bella di Giugno”, “Madernassa” e “Campana”) e sculture monumentali. Figure leonine, fontane, vasi medicei, vasche e tavoli in marmo allietano in modo discreto ma costante tutto il percorso.

Giardini di Firenze Firenze 15 lug giard villa Bardini (48) Giardini di Firenze

Attraverso il balconcino posto sulla grotta del belvedere, si accede al canale del Drago, che, tra il bosco e il prato, bordato da felci, ellebori e liriopi, regala un’incomparabile frescura e costeggia il gruppo scultoreo raffigurante Cerere e Bacco.

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Persino le bordure delle aiuole realizzate con foglie di terracotta contribuiscono all’incanto.

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La villa seicentesca ospita mostre di pittura e di scultura contemporanea nonché il museo dei caleidoscopici abiti di Roberto Capucci. Dalle terrazze della villa, la veduta di Firenze toglie il fiato.

Giardini di FirenzeAncora la magnifica vista sulla città fa da sfondo al viale coperto dal pergolato di glicine che conduce all’uscita su via Bardi.

Giardini di FirenzeSaluto la Villa con un arrivederci, serbando la piacevole sensazione che, nel suo scrigno, sette secoli di Storia siano stati conservati, almeno un pochino, anche per me.

Giardini di Firenze

Il parco di villa Doria, le sue ortensie, le sue magie.

Il parco di villa Doria, le sue ortensie, le sue magie.

Le ortensie di Villa Doria pennellano di luce una giornata di luglio alquanto grigia.

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Maria Iosé e Fabrizio, a sorpresa, mi invitano a Pinerolo, dove mi attende l’incanto ottocentesco del parco di villa Doria, detta “il Torrione”. E’ un tuffo inaspettato nell’Inghilterra di Jane Austen, forse anche per la leggera foschia che appena inumidisce l’aria.

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Un’eclatante varietà di antichi alberi dalla disposizione apparentemente casuale (ma in realtà sapientemente progettata) avvolge la maestosa architettura della dimora padronale, la dolce distesa del prato verdissimo e la liquida estensione verdeazzurra del laghetto.

Paola Gullino, agronoma paesaggista e nostra guida d’eccezione, ci conduce, paziente, colta ed affabile, in un percorso emozionante.

ortensie

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Imponenti tigli, ippocastani, magnolie, cipressi, frassini, tuie, Gingko biloba, Diospyros virginiana (kaki americani alti oltre venti metri), pioppi, carpini, cedri del Libano fanno da sfondo ora ad un leggiadro stormo di cigni, così altezzosi che sembrano concedersi graziosamente all’obbiettivo del fotografo, ora ad un placido gregge di pecore, intente a brucare l’erba, totalmente inconsapevoli della struggente Bellezza che le circonda.

ortensie, lago e cigni

Tutto il parco è curato con evidente dedizione e maestria. La perfezione delle potature, la pulizia del terreno, il vigore di ogni pianta lasciano trapelare l’amore con cui è quotidianamente profuso lo sforzo di preservare dagli sfregi del tempo la sacralità del luogo.

ortensie

La passeggiata è scandita da una prorompente sequela di ortensie che, con i loro fiori sontuosi, conferiscono al contesto romantico un tocco di effervescente gaiezza. Qui si possono ammirare le ortensie americane, tra cui la rusticissima Hydrangea harborescens e l’Hydrangea quercifolia; le ortensie di montagna, tra cui l’hydrangea paniculata; le ortensie a fiore globoso, tra cui l’hydrangea macrophylla, con i suoi ibridi coloratissimi in tutte le sfumature che vanno dal blu al rosso; le ortensie a fiore piatto, come l’hydrangea serrata, originaria del Giappone; le ortensie vellutate, quali l’hydrangea aspera, l’hydrangea villosa, l’hydrangea sargentiana e l’hydrangea involucrata, originarie dell’Asia e caratterizzate da steli, foglie e infiorescenze molto pelose.

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L’ortensia, a dispetto della sembianza delicata delle infiorescenze, è una pianta robusta, dalla coltivazione mediamente facile (richiede un terreno acido e umido e una posizione ombreggiata). Questa dualità si riflette nel nome: Ortensia, infatti, era la gentile principessa di cui si invaghì perdutamente il francese “cacciatore di piante” Philibert de Commerson, che nel 1771 così battezzò alcuni esemplari da lui introdotti in Europa dalla Cina e dal Giappone, in onore della donna che mai avrebbe potuto essere sua, perché moglie di un amico. Hydrangea – il nome botanico – richiama invece la terrificante figura mitologica di Hydra, serpente a tre teste, nella cui uccisione consistette una delle dodici fatiche di Ercole.

ortensie

La Storia annovera varie donne con il nome di Ortensia.

Nell’antica Roma, Ortensia fu probabilmente la prima donna avvocato, famosa per la sua retorica grazie all’orazione da lei pronunciata davanti ai triumviri nel 42 a.C. contro l’imposizione fiscale alle donne. Ortensia Bonaparte, nata de Beauharnais, figliastra di Napoleone I, fu regina d’Olanda. Ortensia di Piossasco, moglie del conte Carlo Rivara, Governatore di Pinerolo, personalmente sventò, nel 1592, un assalto ai bastioni della città da parte delle truppe francesi, dando subito l’allarme ed accendendo, secondo la tradizione, ella stessa i cannoni: un vero “fiore d’acciaio”!

ortensie

Ma – ancor più della distesa di ortensie – vi è un angolo particolarmente evocativo nel parco di Villa Doria: accanto al laghetto, avvolte nella penombra del bosco, le radici degli alberi di Taxodium spuntano dal terreno, assumendo, ognuna, la foggia di un piccolo elfo che scruta curioso il luogo, in cerca dell’immanente Bellezza: e questo buffo, misterioso e magico esercito lascia la netta percezione che qui, davvero, esista un Genius loci.

DSCN0560 Radici di taxodium

ortensie

Curiosando in Giardino, Torino-Barcelona

Curiosando in Giardino, Torino-Barcelona

Curiosando in Giardino è ancora stato ospite di Design Gang nella sfavillante notte bianca di borgata Vanchiglia, sotto la Mole Antonelliana.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

L’atmosfera era quella festosa e rumorosa delle più vivaci capitali europee.

Musiche, luci e tanta gente per le strade, nei cortili delle vecchie case, nei locali aperti fino a notte fonda.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Design Gang ha riservato un angolino delizioso del cortile di via Buniva agli attrezzi da giardino di Curiosando.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Ma c’erano anche i mobili, pezzi unici, realizzati con inserti di tronchi naturali.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Tra i vari concept proposti, ogni avventore poteva indicare quello preferito inserendo, nell’apposito box, una moneta in cambio di una birra fresca, davvero ristoratrice nel caldo estivo cittadino.

Curiosando in Giardino sotto la Mole

Attraverso questa speciale atmosfera, anche Barcelona sembrava più vicina: là, nel Paseo de Gracia, dove Curiosando in Giardino è da poco sbarcato!

Vincon

Villa della Regina

Villa della Regina

La villa della Regina è una raffinata sorpresa nel cuore di Torino, seminascosta nel verde del suo parco e delle sue vigne. A due minuti dal lungo Po, la Mole sembra una miniatura e la città un plastico.

Villa della Regina

Tra le vestigia sabaude, il 14 maggio 2014 e la domenica successiva, i visitatori sono accolti da un gruppo di ragazzini di terza media della “Italo Calvino” che, come esperte guide turistiche, si cimentano nella descrizione dei vari ambienti della villa e si districano in modo naturale e professionale al tempo stesso tra panoplie, sovrapporta e chinoserie.

Villa della Regina

La vera sorpresa, però, è sapere che le vigne annesse al monumentale edificio, adagiate, sornione, sul crinale meridionale della collina, dopo tre secoli, continuano a essere curate da mani esperte per produrre un delizioso Freisa.

Villa della Regina

Allora: cin cin Torino!

Villa della ReginaVilla della Regina

I tulipani di Messer Tulipano

E’ meraviglioso fuggire dalla città per qualche ora un venerdì mattina di aprile, quando tutto il resto del mondo è al lavoro o a scuola, e arrivare a Pralormo, nell’antico parco del castello medievale, dove, come ogni anno, si svolge “Messer Tulipano”, l’evento più colorato della primavera piemontese: una fioritura di decine di migliaia di tulipani e di narcisi, suddivisi per sfumature cromatiche in enormi, caleidoscopiche macchie che fluiscono sensuali, con le loro morbide curve, tra querce, cedri, tigli e aceri secolari, nell’immenso prato, come un inesauribile fiume di gaiezza, senza sorgente e senza foce.

I tulipani di messer tulipanoI tulipani di messer tulipanoI tulipani di messer tulipano

“Lustrati gli occhi anche per me”, mi scrive un’amica. E’ vero: lo sguardo resta abbacinato di fronte a una simile esplosione di fioritura, che si svela d’improvviso al visitatore poco oltre il muro di cinta della proprietà. E’ una sorprendente tavolozza di colori, alla cui intensità gli occhi non sono preparati, soprattutto se si proviene dal breve camminamento immerso nel verde cupo e ombroso del bosco selvatico che circonda la recinzione.

I tulipani di messer tulipano

I tulipani di messer tulipano

I tulipani di messer tulipano

Alla vista di questo prodigio della Natura, non stupisce che da quattrocentoventi anni gli Europei non abbiano mai smesso di amare i tulipani (il primo tulipano in Europa fu piantato nei giardini botanici di Leiden nell’autunno del 1593 e fiorì, esattamente 420 anni fa, nella primavera del 1594: si veda l’articolo pubblicato nel settembre 2013 su questo blog “Buon compleanno, signor Tulipano”).

I tulipani di messer tulipano

Il percorso prosegue nell’orangerie del castello, dove è allestita una mostra di giardini in miniatura, vero e proprio esercizio di fantasia artistica coniugata all’amore per il verde.

I tulipani di messer tulipano

I tulipani di messer tulipano

I tulipani di messer tulipano

 

I tulipani di messer tulipano

I tulipani di messer tulipano

L’interno dell’edificio ospita una pregevole esposizione di “giardini da tavola”, tanto in voga nel Settecento. Si tratta di composizioni di piccoli contenitori e statuine, normalmente in vetro o in ceramica, destinati a decorare un desco particolarmente raffinato.

I tulipani di messer tulipano

Tornato nel parco, incontro un’oca che passeggia indisturbata, inconsapevole della bellezza circostante e della propria stessa bellezza e forse per tale ragione così serenamente indifferente alla fugacità di questo momento, che io cerco, quasi con cupidigia, di immortalare nella mente e nelle fotografie.

I tulipani di messer tulipano

Perché “fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale” (Henri Cartier-Bresson).

I tulipani di messer tulipano

Gaudì e il giardino modernista (quasi) perduto

Se Barcellona è la culla del Modernismo, Antonio Gaudì ne è il padre indiscusso. Davanti alle sue opere più note – la Sagrada Familia, casa Milà, casa Batllò, il parco Guell e le sue ville – si accalcano ogni giorno dell’anno frotte di turisti di tutte le nazionalità, estasiati dalla bellezza di quelle stravaganti forme architettoniche: ma c’è un luogo, nel quartiere di Gracia, fuori dai percorsi di massa, in cui, in una via stretta e popolata di anonimi edifici, è incastonata la prima gemma che Gaudì regalò a Barcellona e al mondo intero: casa Vicens, un incredibile tripudio di azulejos, di colori e di forme che riecheggiano lo stile mudéjar tipico della Spagna meridionale.

Gaudì: Casa Vicens e giardino

Gaudì: Casa Vicens e giardino

Quando lo sguardo si abbassa, lasciando sullo sfondo quelle movimentate pareti, non può non rimanere abbagliato dalla splendida cancellata in ferro fuso a motivi fitomorfi: le foglie delle palme del giardino attorno alla palazzina sono state per sempre sublimate in quella prodigiosa recinzione, che racchiude, ormai, soltanto ciò che resta dell’originario parco, in cui Gaudì aveva costruito una grande e spettacolare fontana, demolita in nome di un’ignoranza supina ed affarista.

Gaudì: Casa Vicens e giardino

IMG_5016 Gaudì: recinzione a palme di Casa Vicens

Casa Vicens non è aperta al pubblico, ma, durante le feste di Natale, Marina e Anna, colte e sorridenti animatrici dell’associazione culturale Artjust, allestiscono per grandi e piccini, nel seminterrato dell’edificio, uno spettacolo musicale pregevole e sorprendente, accogliendo gli ospiti con l’antico suono del psalterium ed accompagnandoli nel piccolo giardino, ancora oggi, nonostante le mutilazioni, scrigno di silenzio, di arte e di frescura nel cuore della movida cittadina.

Gaudì: Casa Vicens e giardino

Gaudì: Casa Vicens e giardino

Gaudì: Casa Vicens e giardino

Buon Natale

Cari amici,

basta così poco per essere felici:

godetevi un po’ di tempo con le vostre

famiglie,

decorate la casa con pigne, luci e biglie.

Sappiate che non è mai banale

dire a chi si ama “buon Natale”

buon Natale

Una villa tra Storia e Natura

La mattina del primo giorno di dicembre, villa Tornaforte-Toselli è in uno stato di grazia: la neve caduta il giorno precedente si presenta ancora intatta e il cielo è di un azzurro quasi surreale.

villa Tornaforte dal parcoL’immenso parco ottocentesco all’inglese si apre alla villa come un abbraccio e dall’algido manto, come un miracolo, porgono il loro timido saluto alcune roselline.

roselline nella neve a villa Tornaforte

Un prodigioso albero di cachi lascia pendere, benevolo, una cascata di frutti color del sole dai suoi rami secolari che sembrano le mani nodose di un vecchio.

Il secolare albero di cachi a villa Tornaforte

Una guizzante siepe di iucche, come un verde gioco pirotecnico, festeggia il primo accenno d’inverno.

Le iucche di villa TornaforteDappertutto antiche vestigia in pietra scandiscono l’apparentemente casuale geometria dei luoghi, così evidente attorno al romantico laghetto, da cui si aprono profonde prospettive dietro quinte di boschetti e di architetture vegetali.

il laghetto nel parco della villa

E, come efficacemente espresso da Annamaria e dalle sue sorelle, che in questa magione alle porte di Cuneo hanno trascorso i momenti più belli dell’infanzia, “oggi tutti riconoscono che Tornaforte è uno dei giardini più desiderabili per la sensazione di naturalezza data dalla fusione fra i segni del passato e i bisogni del presente, fra una memoria colta ma viva e una natura vitale e godibile. Infatti si tratta del luogo più aperto che si possa immaginare, ma è anche il più misterioso: come se la delicata trama della luce tra il fogliame dei diversi alberi fosse lì, da sempre, ad impedire ogni possibile contaminazione del “sacro verde”. Qui il segreto sta nel silenzio senza tempo, che domina sull’insieme, sulla continuità tra giardino e paesaggio, che va oltre il chiuso dell’animo umano per aprirsi allo spirito del mondo. In questo “unicum” chiunque può trovare una sua dimensione esclusiva vista come metafora della sua esistenza … ”.

villa Tornaforte

villa Tornaforte

Così, in questa atmosfera unica, una casa, scrigno di storia e di ricordi familiari, riprende vita, anche soltanto per qualche fuggente attimo.

villa Tornaforte

villa Tornaforte

Zucca Fatata (breve filastrocca)

Zucca fatata, illuminata,

notte d’ottobre, la più stregata.

Un bel colore di mandarino

rende brillante ogni giardino:

con la sua forma un poco tozza

è, all’occorrenza, una carrozza.

Zucca, zucchetta, dolce magia,

la notte di Halloween non va più via.

Zucca, zucchetta

 

 

Orangerie e jardin d’hiver nella veranda di casa

La veranda è lo spazio domestico che costituisce il trait d’union tra il giardino e la casa: non solo regala luce e verde all’abitazione, ma durante l’autunno e l’inverno è il luogo ideale per proteggere dai morsi del gelo le piante più delicate. La veranda, quindi, ben può essere utilizzata come serra, orangerie o jardin d’hiver.

La veranda è l'unione tra la casa e il giardino

La veranda è l’unione tra la casa e il giardino

Le piante da orangerie hanno normalmente un grande effetto ornamentale e sono coltivate in vaso o, soltanto per la primavera-estate, in terra piena. Si tratta, infatti, di piante che necessitano di protezione d’inverno perché temono il gelo (non a caso, per questa funzione “conservativa”, in lingua inglese la veranda è indicata con il termine conservatory).

Veranda

La più antica notizia di una coltivazione in serra deriva da Plinio il Vecchio. Nella sua Historia Naturalis egli racconta che l’imperatore romano Tiberio amava così tanto i cetrioli (cucumis) che voleva averli ogni giorno sulla sua tavola, non solo in estate ma anche in inverno. Le piante furono pertanto coltivate in aiuole mobili, ossia in cassoni posti su ruote. Quando faceva tempo bello e caldo, le piante stavano all’esterno mentre, quando era freddo o c’era troppo sole, potevano essere ricoverate in serra. Queste serre erano strutture lignee che potevano essere chiuse con teli oleati, vetri o lastre di pietra trasparenti.

Serre mobili

Serre mobili

Pare che la prima serra d’Europa sia stata costruita nel 1353 a Siviglia. Secondo un’altra versione,  la costruzione della prima serra moderna si deve al botanico francese Jules Charles che l’avrebbe ideata e costruita a Leida, in Olanda, nel 1577, allo scopo di coltivarvi delle piante medicinali. Altre voci ancora sostengono che la prima serra fu realizzata nel 1545 nell’Orto Botanico, o Giardino dei semplici (Hortus simplicius, ovvero luogo dove coltivare piante medicinali a fini terapeutici o di studio) di Padova.

La costruzione di serre, limonaie e orangerie conobbe un vero e proprio boom dopo il 1688, anno in cui a Saint-Gobain, in Francia, iniziò la produzione di vetro piano. Una orangerie poteva essere sia un semplice annesso agricolo collocato in un’ala del palazzo nobiliare, oppure, come spesso si è visto, un esteso fabbricato che faceva da contorno ai parchi. In questo caso, ci si attendeva che le orangerie facessero molta impressione sui visitatori e, per questa ragione, si trattava di edifici dall’impatto estetico marcatamente coreografico.

Orangerie coreografica e spettacolare

Orangerie coreografica e spettacolare

Le orangerie servivano certamente a riparare le piante dal freddo ma gli spaziosi ambienti erano spesso usati dai nobili proprietari anche come luogo di divertimento e di svago, dove si potevano svolgere esposizioni d’arte, concerti, banchetti e balli.

Veranda come luogo di ritrovo sociale

Veranda come luogo di ritrovo sociale

Ecco alcune regole di base per la realizzazione di un’orangerie nella nostra veranda di casa.

  1. Non è sempre necessario che l’ambiente sia riscaldato, ma è fondamentale che la temperatura interna non scenda mai sotto lo zero.
  2. Se durante l’inverno il freddo è molto intenso, con temperature al di sotto dello zero per periodi prolungati, occorrerà installare nella veranda una stufa per mantenere la temperatura almeno tra zero e cinque gradi (tanto è sufficiente per agrumi e ulivi).
  3. I bulbi, le piante esotiche, quelle succulente e quelle da appartamento troveranno nella veranda un posizionamento ideale durante l’inverno solo se la veranda sia riscaldata, con temperature costanti oltre i quindici-sedici gradi e non superiori ai venti-ventuno gradi, lontano da fonti di calore e da correnti d’aria. Vanno evitati gli spostamenti frequenti per non costringere le piante allo stress di rivolgere continuamente le foglie verso le sorgenti luminose. Le piante a foglia caduca dovranno essere sistemate nelle zone più luminose della veranda. Il terriccio va tenuto sempre umido regolando le annaffiature e irrorando di frequente il fogliame per evitare la disidratazione dei tessuti fogliari. Per tenere in perfetta forma le piante in casa è consigliabile usare acqua ‘riposata’ sia per innaffiare sia per spruzzare, rimuovere spesso il terreno sulla superficie dei vasi per evitare le formazione di croste o muffe, nutrire le piante, ogni due-tre settimane, con fertilizzante minerale.
  4. Occorre ritirare le piante al più tardi entro il mese di ottobre e comunque prima delle gelate. Se le piante sono in terra piena, allora bisognerà previamente invasarle per trasferirle, avendo cura il più possibile di mantenere la loro zolla di terra.
  5. Durante l’inverno, è consigliabile effettuare un trattamento insetticida e antiparassitario, aerando la veranda quando la temperatura esterna lo consenta.

Mini conservatory

 

Buon compleanno, signor Tulipano!

Il primo tulipano in Europa fu piantato nei giardini botanici di Leiden nell’autunno del 1593, esattamente 420 anni fa, e fiorì nella primavera del 1594, grazie alle attente cure del botanico fiammingo Carolus Clusius.

Si tratta di un fiore estremamente versatile, proveniente dall’Asia centrale e dalla Persia e giunto sino in Turchia. Qui, nella metà del Cinquecento, fu ammirato dall’ambasciatore fiammingo Ogier Ghiselin de Busbecq.

Spettacolare distesa di tulipani

Spettacolare distesa di tulipani.

Invitato alla corte di Costantinopoli dall’imperatore d’Austria Ferdinando I per negoziare la pace con il sultano Solimano II il Magnifico, de Busbecq, appassionato di botanica, ebbe occasione di notare, nonostante l’inverno, straordinarie fioriture di tulipani. Decise quindi di acquistare dei bulbi che … gli costarono una fortuna.

I bulbi arrivarono nelle mani di Clusius, all’epoca sovrintendente dei giardini imperiali di Vienna e poi, nel 1593, furono dallo stesso Clusius portati a Leiden, dove furono oggetto di attenti esperimenti di coltivazione.

Ben presto emerse come la propagazione per seme richiedesse tempi molto lunghi: dal momento della semina devono, infatti, passare almeno cinque anni prima della formazione dei bulbi che produrranno i fiori. Inoltre i tulipani, come tutte le bulbose, creano da soli le proprie rarità, sviluppando autonomamente nuove forme e nuovi colori, assolutamente inaspettati, a causa di virus che modificano direttamente le informazioni genetiche (così si verificano, ad esempio, la piumatura, ovvero lo sfrangiamento dei petali, e  la fiammatura, ossia la sfumatura cromatica dei petali). Per questo, fino al momento della fioritura, non si può immaginare quale sarà il risultato della coltivazione. In molti casi, i bulbilli danno piante con caratteristiche diverse da quelle della pianta madre e possono generare nuove varietà.

Così, per questa sua sorprendente mutabilità, il tulipano ben presto dilagò in tutte le corti europee, che non badavano a spese pur di accaparrarsi gli esemplari più rari. Le dame aristocratiche si ornavano di tulipani, i pittori li raffiguravano nei loro dipinti (non a caso i tulipani screziati e variegati in diversi colori vengono ancor oggi chiamati Rembrandt). Più che una moda, il tulipano rappresentò un vero fenomeno di fanatismo culturale, oltre che economico: dal 1634 al 1637 l’Europa fu attraversata da una vera e propria “febbre del bulbo”, una “tulipomania”, una follia collettiva per cui un bulbo di tulipano era meglio che moneta sonante. Le fonti di quell’epoca narrano che un solo bulbo di tulipano fu scambiato per … 36 botti di frumento, 72 di riso, 4 buoi, 12 pecore, 8 porci, 2 botti di vino, 4 di birra, 2 tonnellate di burro e dieci ettari di terreno pianeggiante. Fu la prima bolla speculativa della storia.

Nel 1637 fu emesso un decreto per calmierare i prezzi e – come sempre accade in casi del genere – molti investitori andarono in rovina.

Oggi il tulipano è diffuso in tutto il mondo, non arreca più scompensi economici, ma la sua sorprendente bellezza continua ad incantare donne e uomini di ogni generazione.

Fiori di tulipano

Qualche consiglio per la coltivazione: i bulbi vanno piantati a una profondità uguale alla loro altezza e a una distanza appena superiore al loro diametro, così da ottenere una fioritura fitta, quasi coprente. L’impianto va effettuato nella stagione autunnale per la fioritura primaverile e in primavera per la fioritura estiva. Il terreno deve essere concimato e un po’ sabbioso, per evitare ristagni idrici. Esistono in commercio appositi strumenti per la messa a dimora dei bulbi (c.d. piantabulbi). I bulbi vanno annaffiati abbondantemente solo in fase vegetativa (cioè da quando mettono le foglie). Dopo la fioritura, i bulbi vanno lasciati nel terreno finché le foglie si sono seccate, per consentire al bulbo di ricostituire le riserve necessarie per la successiva fioritura. Se questa fase vuole essere affrontata in vaso, occorre estirpare i bulbi con tutte le loro foglie e riporli in un terriccio torbato e umido (le foglie debbono sempre restare all’aria). Quando la pianta è a riposo, cioè quando le foglie saranno completamente avvizzite, bisogna estrarre i bulbi, liberarli dalle foglie, pulirli da radici e pellicole morte e conservarli in scatole di carta in luogo fresco e asciutto.

Allora, buon compleanno, signor Tulipano!

L’orto del notabile

Nel piccolo comune di Marentino, adagiato sui dolci pendii della collina torinese, non si possono non visitare il palazzo e l’orto di Casa Zuccala, una casa-museo che, nella bella stagione, ogni domenica apre le sue porte agli appassionati di arte e di verde. Si tratta, infatti, di una dimora storica del Seicento, ampliata e restaurata nei secoli successivi, nella quale sono custoditi, con passione filologica, mobili e arredi piemontesi tra il Seicento e il Novecento.

Casa Zuccala di Marentino

Casa Zuccala di Marentino

Un orto di Casa Zuccala

Un orto di Casa Zuccala

Laura, affabile e colta proprietaria, illustra, stanza per stanza, il pregio e il significato storico e artistico di ogni elemento. Da tutti gli angoli della casa promana il fascino delle cose amate attraverso il Tempo perché tramandate di famiglia in famiglia, di generazione in generazione.

La finestra della sala da pranzo occhieggia l'orto

La finestra della sala da pranzo occhieggia l’orto

Di non minore fascino sono i giardini che circondano il palazzo, scrigni di sorprendenti curiosità, come le basi di antichi giochi di piazza realizzate nel giardino dei Tavolieri o come gli orti, vere e proprie collezioni di piante aromatiche disposte con rigore scientifico e coreografica eleganza.

Orto e giardino di casa Zuccala - Particolare

Orto e giardino di casa Zuccala – Particolare

I giardini di casa Zuccala ospitano decine di varietà di salvie, artemisie, viti storiche, peperoni e peperoncini (dal classico capsicum annuum delle cucine nostrane al velenoso “Trinidad Scorpion”, utilizzato per le armi a spray), piante esotiche (zenzero, curcuma, caffè, erba santa, cardamomo, tè), lavande, rosmarini, basilici e mente.

Varietà di Menta

Varietà di Menta

Varietà di Menta

Varietà di Menta

In questo contesto raffinato e suggestivo, lo scorso 28 luglio, in collaborazione, tra l’altro, con il Museo della Menta di Pancalieri, si è svolta la manifestazione “Profumi di Menta”, mostra-mercato dedicata a questa sublime pianta, che porta il nome della ninfa cantata da Ovidio nelle sue Metamorfosi, simbolo della meraviglia che può racchiudersi in una forma insignificante.

Mostra mercato della Menta

Mostra mercato della Menta

L’orto, il bosco e il giardino della Madama Reale

L’orto, il bosco e il giardino della Madama Reale

Nel cuore di Torino, Palazzo Madama dona ai visitatori la sorpresa di un giardino segreto ospitato nel fossato del maniero. Nel bel mezzo della piazza più centrale della città, sotto l’egida della Mole Antonelliana e della Torre Littoria, attente sentinelle di un’antica Capitale, dal luglio 2011 si schiude agli appassionati del verde, sullo sfondo austero del Teatro Regio e dell’Archivio di Stato, un angolo davvero speciale, dove i rumori del traffico di piazza Castello, attutiti da un dislivello di oltre cinque metri, sembrano svanire lassù, quasi fossero in un’altra dimensione. Laggiù, in basso, il giardino di Palazzo Madama occhieggia sornione i monumenti cittadini, aspettando soltanto di essere scoperto. Un’inaspettata oasi di frescura e distensione accoglie pergolati di vite, siepi di bosso, ordinati carré coltivati a verdure ed erbe officinali, camminamenti composti da sezioni circolari di vecchi tronchi d’albero, così rinati a nuova vita.

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Il giardino di Palazzo Madama

Cinque metri sotto il piano di piazza Castello di Torino, un rievocativo angolo verde

Fontana e falconaia di gusto medievale

Fontana e falconaia di gusto medievale

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Ci sono anche una fontana e un lussuoso alloggiamento per uccelli, apprezzato da eventuali scoiattoli di passaggio, semmai ve ne fossero.

Tutto l’ambiente è stato ricostruito con passione filologica sulla base dei dati storici relativi ai giardini tardo medievali, scandendo gli spazi in settori a tema: il viridarium (o boschetto), l’hortus (nel quale prosperano corniole, peri, meli ma anche piante di ricino, cardo, santoreggia) e il iardinum domini (con le sue rose e le sue bordure di garofani, margherite, gipsofile, primule e viole).

Certamente elegante (oltre che opportuno) è il richiamo offerto da alcuni vasi, posti nel giardino padronale, alle ceramiche monregalesi esposte all’ultimo piano del museo dello stesso Palazzo Madama.

Vaso di ceramica

Vaso di ceramica

Il luogo è particolarmente evocativo, se si pensa che la Madama Reale Maria Cristina, sorella di Luigi XIII, vedova di Vittorio Amedeo I e reggente per il figlio Carlo Emanuele I, era appassionata di verde e di giardini, come dimostra la sua dedizione alla realizzazione della vigna della Regina, sulla collina torinese. E poi, così come il fossato era la miglior difesa dell’uomo medievale, nella caotica vita dell’uomo contemporaneo, la miglior difesa non è forse un tranquillo spazio verde?

La notte bianca di Curiosando in Giardino, ospite di Design Gang

Curiosando in giardino è stato ospite di Design Gang durante la Notte Bianca tra l’8 e il 9 giugno nel quartiere Vanchiglia a Torino.

Curiosando in Giardino, design

Design Gang ha ospitato, nella Notte Bianca dell’8 giugno, Curiosando in Giardino

Il dedalo di vie che si snoda quasi all’ombra della Mole, oltre Corso San Maurizio, a partire dalle prime ore della sera si popola di gente: i bar e i locali si affollano; giardini segreti si svelano al passaggio degli avventori; musicisti improvvisano concerti sui marciapiedi, negli androni dei palazzi e nei cortili; una scuola di danza apre le sue vetrine alla strada per lasciare che tutti ammirino maestri e allievi all’opera; genitori con i passeggini accennano passi di boogie-woogie sulle note sgorgate dalle dita di un pittoresco tastierista con una surreale chioma di capelli; gli abitanti del quartiere si affacciano ai balconi e alle finestre condividendo la festa con una sorsata di birra nella frescura serale. Qualcuno è vestito da sera, qualcun altro è in jeans e T-shirt, un gruppo di ragazze indossa parrucche dai colori psichedelici, una banda di ragazzini emula i goth-punk degli anni Settanta. Nella trama di suoni, chiacchiericci e rumori si distinguono le vibrazioni di varie lingue straniere.

Notte Bianca al quartiere Vanchiglia

Notte Bianca al quartiere Vanchiglia: la Movida torinese!

Torino rivela un lato internazionale e bohemien inaspettato, che sorprende piacevolmente i nostri amici di Roma, benché ormai torinesi d’adozione. E’ quasi incredibile come la Torino un po’ azzimata dell’ineffabile piazza San Carlo sia capace di tanta creativa trasformazione: ma la gioia che promana dal quartiere Vanchiglia nella festa, ormai consueta, della Notte Bianca, irradia energia in tutta la città e fa capire che a Torino si può vivere con gioia, che Torino “bogia-nen” in realtà non sta mai ferma.

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Nel cortile interno di Design Gang, gruppo di giovani designers torinesi che costituisce l’emblema di questo fermento culturale, sull’onda di musiche dal vivo anni Sessanta, si sorseggiavano drink, si ballava, si chiacchierava e si … curiosava tra i concept – in bella mostra su un manto erboso – di una linea di mobili da giardino che sarà una sintesi tra unicità e popolarità. Vedere per credere!

I concept di Design Gang per Curiosando in Giardino

I concept di Design Gang per Curiosando in Giardino: l’origine della materia si trasforma in manufatto e viceversa.

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Alla prossima Notte Bianca!

Curiosando nel prato, l’angolo più vivo del giardino

Avete mai curiosato in un prato da vicino molto vicino? Fatelo non appena ne avete l’occasione, in campagna, in montagna ma anche in un parco oppure giardino di città: scoprirete un mondo meraviglioso, pieno di fiori, di erbe, di piccoli o microscopici animali. Magari portatevi dietro, come i veri naturalisti, una lente d’ingrandimento per vedere meglio i particolari e scrivete o disegnate su un quaderno le vostre osservazioni, il luogo e la data. Vi accorgerete così che compaiono specie durante tutta la bella stagione, come le pratoline, e altre soltanto in alcuni mesi, come le primule, le violette, i papaveri e i fiordalisi. Sulle margherite, sulla salvia, le cui piccole corolle violette sembrano tante bocche spalancate, sulle infiorescenze dei trifogli, sui fiori a cappellino delle campanule, vedrete posarsi tra ronzii indaffarati, api, vespe, bombi dalla pelliccetta pelosa e altri insetti in cerca di polline.

Un angolo del giardino dedicato a prato è un universo da scoprire.

Un angolo del giardino dedicato a prato è un universo da scoprire.

Altri fiori come le buddleje  o la lantana, sono invece visitati dalle farfalle, leggere e variopinte, tra le quali potete riconoscere la vanessa io od Occhio di Pavone e il macaone, non cercate di catturarle, mi raccomando,perché potreste danneggiare le loro ali. I bruchi quegli animaletti lunghi e cicciotti che sicuramente noterete sulle foglie e sugli steli delle piante del prato, sono, pensate un po’, farfalle e altri insetti ancora cuccioli. Altri insetti molto comuni nei prati sono la cimice (se la toccate lascerà sulle vostre mani un odore sgradevole), il grillo che, oplà, spicca rapidi salti da un erba all’altra, e la graziosa coccinella. Quest’ultima è molto utile perché è ghiottissima di afidi. Ma il prato nasconde molti altri animali: l’allodola, ci fa il nido, mentre formiche, lombrichi, topolini e talpe vivono sottoterra, scavando lunghe gallerie. Se vedete un po’ di terra smossa, potete essere abbastanza sicuri che sia opera di una di  queste bestioline.

Farfalle e fiori: colorati ospiti del giardino.

Farfalle e fiori: colorati ospiti del giardino.

TRE GIORNI PER IL GIARDINO

La Tre Giorni per il Giardino, mostra e mercato di piante insolite e speciali, si svolge annualmente sullo sfondo del castello di Masino, monumento del FAI (Fondo Ambiente Italiano) che si trova in provincia di Torino, a pochi passi dal lago di Viverone. Quest’anno, l’appuntamento è stato nei giorni del 3, 4 e 5 maggio.

TRE GIORNI PER IL GIARDINO

Centinaia di bancarelle con candide coperture di cotone rallegrano la severità dei cedri del Libano, degli abeti, dei faggi che popolano il secolare parco.

bancarelle, parco Centinaia di bancarelle ospitano fiori e piante di rare varietà

 

Per tre giorni, vive qui un caleidoscopio di infinite varietà di peonie…

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Peonie Peonie di mille varietà

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ortensie Ortensie romantiche

 

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Clematidi misteriose e affascinanti

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glicini…

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Glicini Glicini morbidi e ricadenti

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Calle

Calle altezzose

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orchidee…

Orchidee

Orchidee principesche

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rose…

Rosa, rose

Rosa, rosae, rosae

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azalee e rododendri…

Azalee, rododendri

Sorprendenti azalee, carismatici rododendri

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piante officinali e succulente…

piante officinali, grasse, succulente

Erbe aromatiche, lavande, piante grasse di ogni tipo

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erbe decorative, ninfee, callistemoni e hoste…

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erbe decorative, hoste, graminacee

tappezzanti decorative, timide hoste, bizzarri callistemoni (detti “pulisci bottiglie”)

 

 

 

agrumi…

Agrumi, aranci, limoni

Vivacissimi agrumi

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Tra i colori sgargianti di milioni di corolle, trovano posto anche oggetti antichi e curiosi, cesterie, mobili e complementi d’arredo per terrazzi e giardini, abbigliamento “green-chic”.

complementi d'arredo per giardini, balconi e terrazze DSCN2474 DSCN2602 DSCN2481 DSCN2606 DSCN2608 DSCN2588 DSCN2591 DSCN2596 DSCN2612 DSCN2593 DSCN2618 DSCN2598 DSCN2624 DSCN2626 DSCN2635 DSCN2666 DSCN2674

La Tre Giorni per il Giardino è un appuntamento da non perdere per tutti gli amanti del verde, in perfetto stile Curiosando in Giardino!

Il piccolo tiglio

Si racconta, ma non so se sia vero, che molto tempo fa Giove ed Hermes si recarono in Frigia sotto sembianze umane. Lo scopo era quello di verificare il comportamento degli abitanti di quella regione, specialmente per quanto riguardava l’accoglienze degli stranieri e in particolare l’ospitalità in senso lato.

Percorsero la regione in lungo e in largo trovando costantemente un atteggiamento ostile e scostante tranne che in casa di Filemone e Bauci.

Questi due coniugi erano già anziani, poveri e senza figli, ma accolsero con calore nella loro poverissima capanna i due ospiti sconosciuti.

Per ricompensarli Giove chiese loro cosa maggiormente desideravano ed essi risposero di poter morire assieme, quando fosse giunto il momento.

Giove li onorò in diversi modi come racconta la leggenda ed esaudì il loro unico desiderio espresso ed alla loro morte li trasformò in alberi: Filemone in quercia e Bauci in tiglio.

Questa leggenda è stata ripresa da Ovidio nelle sua opera intitolata “Le metamorfosi” e viene da sempre raccontata come luminoso esempio di amore coniugale.

Il mito non è andato perduto anche se non è più stato molto frequentato da altri scrittori.

Comunque l’immagine dell’albero del tiglio compare, sia pure raramente nell’araldica medievale, dove viene generalmente usato proprio come espressione dell’amore coniugale.

In tempi più recenti Rubens dipinse l’episodio nel quadro che descrive l’accoglienza fatta dai due anziani coniugi agli sconosciuti visitatori; la fotografia del quadro è sotto riportata.

Attualmente il tiglio è un albero abbastanza comune ed è usato nei parchi ed anche in viali alberati, come ad esempio Torino. Forse il più famoso viale di tigli è quello centrale di Berlino che fu sconvolto, suo malgrado, durante l’epilogo della seconda guerra mondiale

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Per quanto mi riguarda, ho spesso immaginato di fare un bonsai di tiglio, ma ho dovuto aspettare parecchio prima che si presentasse l’occasione propizia.

Una primavera ho notato un piccolissima pianta in un giardino privato ed ho aspettato che le foglie fossero ben aperte per indentificarla come un giovanissimo tiglio.

Ho seguito lo sviluppo di questa pianticella per tutta la primavera, l’estate fino all’autunno quando ha perso regolarmente le foglie. L’ho lasciata lì.

Nella primavera successiva sono andato a controllare come il piccolo tiglio aveva passato l’inverno. Mi sembrò in forma perfetta; quindi ho cavato la zolla che conteneva la pianticella e lo collocata in un vaso.

Ho cominciato, al momento opportuno, a ridurre l’estensione del fogliame che era effettivamente rigogliosa e ho seguito il suo comportamento per tutto il resto dell’anno, con gli interventi che via via si rendevano necessari.

Dopo un ulteriore inverno, questa volta trascorso in vaso, in primavera l’alberello ha messo puntualmente le sue gemme ed ha aperto le foglie.

La fotografia seguente risale al 13 aprile 2013 e mostra come all’epoca alcune gemme erano ancora chiuse, ma parecchie foglie si erano già aperte pur mantenendo ancora una estensione ridotta.

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Successivamente il tiglio ha continuato a crescere espandendo i rami e le foglie al punto di richiedere un severo intervento di potatura.

La foto successiva risale al 24 aprile dello stesso anno, e si può constatare quanto sia cresciuta rigogliosamente la vegetazione in solo una decina di giorni.

La fotografia illustra ampiamente il rigoglio delle foglie e dei rami nonostante la potatura eseguita.

Il tronco si presenta ancora piccolo ma ben tornito con i rami che si protendono saldamente verso l’alto.

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Il vaso è un piccolo vasetto giapponese di 11×15,5 cm di apertura e alto 6 cm.

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BENVENUTA PRIMAVERA!

La primavera è arrivata, gli scoiattoli si stirano sui tetti, i ghiri si girano sui tronchi, i gatti cercano i ghiri sui tetti, gli scoiattoli scappano dai tetti visti i gatti ed è tutto un rincorrersi per iniziare la nuova stagione del mondo che si risveglia e della natura che avanza nello splendore verde delle foglie nuove e dei colori mille e a milioni di un caleidoscopio infinito di corolle e petali sepali pistilli e tutto in una luce nuova dell’anno fertile. Anche l’uomo attività frenetica alza sposta vanga scalza pota issa muove pianta il seme germoglia al mattino rugiada posata sul lembo della foglia che spunta e che cresce nella luna piena attirato dalla forza delle maree e animato nel sole che scalda. L’uomo ammira il risveglio e il miracolo quotidiano del seme del fiore della gemma dell’albero che nudo si ricopre di foglie e l’uomo ora all’ombra per riposare dopo fatica del campo del giardino della siepe del rinvaso della potatura. Sudore che scende, germoglio che sale, uno scambio di favori nel tepore della nuova stagione. Tremito di brezza, cadono morbidi petali del ciliegio, si irradia profumo sottile di viole, colori di primule accendono gli occhi: è arrivata la primavera.

Buona primavera a tutti!