Il vischio, generoso parassita

Ventuno dicembre, data del solstizio d’inverno. Proprio in questo giorno, il più corto dell’anno, il sole ricomincia a crescere e la luce che irraggia la terra, fecondandola di vita, aumenta gradualmente fino a rinnovare il risveglio primaverile. Dal solstizio invernale in poi, le giornate si allungano.

vischio

Il Sole qui, nel solstizio, ha il suo natale. Il solstizio d’inverno ha, nella pianta del Vischio, sin dai tempi dei Celti, il suo antico simbolo.

vischio

I Celti consideravano il vischio un prezioso dono degli dei in quanto privo di  radici e destinato a crescere, come parassita, sul ramo di un’altra pianta. L’immaginario collettivo celtico riteneva che il vischio nascesse là dove era caduta la folgore: simbolo di una discesa della divinità e, dunque, di immortalità e rigenerazione. Ma che questa leggenda celi una realtà è comprovato da un interessante esperimento. Se in primavera si tagliano, una ad una, tutte le foglie di un albero, questo muore; ma se lo stesso albero ospita un vischio, anche ripetendo l’operazione per più anni di seguito, resta sempre in vita: segno che il vischio lo nutre, svolgendo la fotosintesi per lui. E dal parassitismo si passa allora alla collaborazione e alla simbiosi. Non a caso i Celti attribuivano al vischio numerose proprietà curative, immergendolo nell’acqua destinata a chi volesse guarire o preservarsi da qualche malattia o sortilegio. In effetti il vischio è stato ampiamente utilizzato dalle tecniche erboristiche tradizionali come forma di rimedio naturale per emicrania e crisi epilettiche. Ma uno degli aspetti più utili del Viscum Album (questo il nome scientifico della magica pianta) è la sua favolosa capacità di contribuire a stimolare il sistema immunitario. Questa sua caratteristica rende il vischio come una pianta naturalmente inibitrice della formazione di cellule cancerose.

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