Il parco di villa Doria, le sue ortensie, le sue magie.

Le ortensie di Villa Doria pennellano di luce una giornata di luglio alquanto grigia.

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Maria Iosé e Fabrizio, a sorpresa, mi invitano a Pinerolo, dove mi attende l’incanto ottocentesco del parco di villa Doria, detta “il Torrione”. E’ un tuffo inaspettato nell’Inghilterra di Jane Austen, forse anche per la leggera foschia che appena inumidisce l’aria.

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Un’eclatante varietà di antichi alberi dalla disposizione apparentemente casuale (ma in realtà sapientemente progettata) avvolge la maestosa architettura della dimora padronale, la dolce distesa del prato verdissimo e la liquida estensione verdeazzurra del laghetto.

Paola Gullino, agronoma paesaggista e nostra guida d’eccezione, ci conduce, paziente, colta ed affabile, in un percorso emozionante.

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Imponenti tigli, ippocastani, magnolie, cipressi, frassini, tuie, Gingko biloba, Diospyros virginiana (kaki americani alti oltre venti metri), pioppi, carpini, cedri del Libano fanno da sfondo ora ad un leggiadro stormo di cigni, così altezzosi che sembrano concedersi graziosamente all’obbiettivo del fotografo, ora ad un placido gregge di pecore, intente a brucare l’erba, totalmente inconsapevoli della struggente Bellezza che le circonda.

ortensie, lago e cigni

Tutto il parco è curato con evidente dedizione e maestria. La perfezione delle potature, la pulizia del terreno, il vigore di ogni pianta lasciano trapelare l’amore con cui è quotidianamente profuso lo sforzo di preservare dagli sfregi del tempo la sacralità del luogo.

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La passeggiata è scandita da una prorompente sequela di ortensie che, con i loro fiori sontuosi, conferiscono al contesto romantico un tocco di effervescente gaiezza. Qui si possono ammirare le ortensie americane, tra cui la rusticissima Hydrangea harborescens e l’Hydrangea quercifolia; le ortensie di montagna, tra cui l’hydrangea paniculata; le ortensie a fiore globoso, tra cui l’hydrangea macrophylla, con i suoi ibridi coloratissimi in tutte le sfumature che vanno dal blu al rosso; le ortensie a fiore piatto, come l’hydrangea serrata, originaria del Giappone; le ortensie vellutate, quali l’hydrangea aspera, l’hydrangea villosa, l’hydrangea sargentiana e l’hydrangea involucrata, originarie dell’Asia e caratterizzate da steli, foglie e infiorescenze molto pelose.

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L’ortensia, a dispetto della sembianza delicata delle infiorescenze, è una pianta robusta, dalla coltivazione mediamente facile (richiede un terreno acido e umido e una posizione ombreggiata). Questa dualità si riflette nel nome: Ortensia, infatti, era la gentile principessa di cui si invaghì perdutamente il francese “cacciatore di piante” Philibert de Commerson, che nel 1771 così battezzò alcuni esemplari da lui introdotti in Europa dalla Cina e dal Giappone, in onore della donna che mai avrebbe potuto essere sua, perché moglie di un amico. Hydrangea – il nome botanico – richiama invece la terrificante figura mitologica di Hydra, serpente a tre teste, nella cui uccisione consistette una delle dodici fatiche di Ercole.

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La Storia annovera varie donne con il nome di Ortensia.

Nell’antica Roma, Ortensia fu probabilmente la prima donna avvocato, famosa per la sua retorica grazie all’orazione da lei pronunciata davanti ai triumviri nel 42 a.C. contro l’imposizione fiscale alle donne. Ortensia Bonaparte, nata de Beauharnais, figliastra di Napoleone I, fu regina d’Olanda. Ortensia di Piossasco, moglie del conte Carlo Rivara, Governatore di Pinerolo, personalmente sventò, nel 1592, un assalto ai bastioni della città da parte delle truppe francesi, dando subito l’allarme ed accendendo, secondo la tradizione, ella stessa i cannoni: un vero “fiore d’acciaio”!

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Ma – ancor più della distesa di ortensie – vi è un angolo particolarmente evocativo nel parco di Villa Doria: accanto al laghetto, avvolte nella penombra del bosco, le radici degli alberi di Taxodium spuntano dal terreno, assumendo, ognuna, la foggia di un piccolo elfo che scruta curioso il luogo, in cerca dell’immanente Bellezza: e questo buffo, misterioso e magico esercito lascia la netta percezione che qui, davvero, esista un Genius loci.

DSCN0560 Radici di taxodium

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