Giardini con il potere di cambiare il mondo (orti urbani comunitari ovvero il giardinaggio condiviso)

Immaginiamo che qualcuno – non importa se sia un ente o un singolo – metta a disposizione della collettività un po’ di terreno in mezzo alla città. Immaginiamo, poi, che gruppi di cittadini, insieme, scelgano le specie da piantare, condividano il lavoro di orticoltura e decidano la destinazione del raccolto: da questa idea sono sorti ovunque – dal Canada, agli Stati Uniti d’America, all’Europa – i giardini e gli orti urbani comunitari (“community gardens”), nei quali migliaia di persone esercitano, perlopiù nel tempo libero, l’attività del giardinaggio condiviso (o collettivo).

orti urbani condivisi

Il giardinaggio condiviso permette l’incontro tra residenti nello stesso quartiere, favorisce lo sviluppo di una coscienza ecologica, contribuisce concretamente alla manutenzione e alla cura del territorio, consente di ricavare cibi freschi e di qualità, essendo gli orti urbani comunitari coltivati, di norma, in base ai principii dell’agricoltura biologica.

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Il “Blog-trotter” di Curiosando in Giardino è stato a Lussemburgo, piccola e fiorente (è il caso di dirlo!) capitale europea, dove i giardini e gli orti urbani comunitari sono oggi considerati una salda, benché recente, istituzione.

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Andrea e Alina, da molti anni residenti a Lussemburgo, sgranando i loro occhioni trasparenti pieni di entusiasmo, mi spiegano come funziona questo sistema, che conoscono per diretta esperienza.

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Gli appezzamenti messi a disposizione dalla Città di Lussemburgo sono suddivisi in particelle individuali e in particelle comuni. Ogni “giardiniere”, dopo avere fatto domanda ed essere stato selezionato tra i residenti del quartiere, riceve in affidamento (per un canone assolutamente modesto) una particella di circa 4 metri per 2, dove può coltivare frutta, verdura, erbe aromatiche e fiori. Il resto del terreno viene coltivato e gestito da tutti i “giardinieri” insieme, secondo un progetto discusso, stabilito e aggiornato nel corso di riunioni periodiche. Il primo anno, tali riunioni si svolgono alla presenza di un esperto incaricato dal Comune. La Città di Lussemburgo offre, comunque, ai “giardinieri” la possibilità di partecipare costantemente a corsi di formazione in giardinaggio ecologico.

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L’attribuzione dei terreni da coltivare avviene in modo da creare un’equilibrata eterogeneità non solo in base all’età, alle competenze nell’ambito del giardinaggio e alla composizione del nucleo famigliare ma anche in base alla nazionalità: questo perché Lussemburgo, com’è noto, possiede una spiccata vocazione internazionale, avendo qui sede molti uffici dell’Unione europea. Risultato: molte famiglie straniere si sono sentite veramente integrate nella comunità cittadina proprio grazie al giardinaggio collettivo negli orti urbani. E l’esperienza continua a evolversi: per esempio, di recente sono state allestite delle aree specificamente destinate al giardinaggio collettivo dei bambini.

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Dopo il successo ottenuto da un progetto pilota nel quartiere Bonnevoie, nel maggio 2014 sono stati aperti nuovi giardini e orti urbani comunitari nei quartieri Limpertsberg e Gare/Ville Haute: qui, in particolare, sono state ricavate piccole aree coltivabili nella splendida valle della Petrusse, una spettacolare arteria boschiva che irrora il cuore antico della città.

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Seduti su panche attorno a un tavolo in legno, i componenti del gruppo dell’orto-giardino della Petrusse discutono i progetti di coltivazione, sullo sfondo dei verdeggianti pendii della valle. Una signora attempata offre agli astanti delle tartine al formaggio mentre un gaio gruppetto di ragazzini cerca di avvistare qualche timido animale del bosco. Una gigantesca pianta di noce abbraccia tutta la scena.

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Attraverso il giardinaggio collettivo, famiglie provenienti da ogni angolo d’Europa intrecciano relazioni umane, s’invitano reciprocamente a pranzo, osservano i loro figli giocare insieme: una semplice, immediata, tangibile manifestazione di Pace.

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Robert Schuman (che a Lussemburgo era nato), nel suo celebre discorso del 1950, disse: “l’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. Forse, quindi, come me, Schuman gioirebbe profondamente nel contemplare gli orti urbani della Petrusse, in questo anno 2016, un pomeriggio di giugno.

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