Bonsai umili

Bonsai

Chi non ha mai ammirato queste miniature di alberi in mostre, saloni o scuole “verdi”?

Ciascuno ha certamente gustato le forme accattivanti di questi vegetali, alle volte molto anziani come età. Le varie essenze in mostra inoltre conferiscono la sensazione che l’applicazione di questa tecnica sia estendibile a molte varietà di vegetali.

In realtà esistono varietà di alberi che sono più idonee di altre ad essere miniaturizzate. La riduzione delle dimensione dipende dalla scuola a cui si riferiscono i trattamenti degli alberi che si osservano.

Nelle mostre quindi vengono esposti esemplari delle varietà più facili da ridurre, indipendentemente dalla scuola secondo i cui dettami sono state realizzate le opere esposte.

Esiste anche un’altra considerazione che va tenuta in conto: generalmente nelle mostre e nei negozi vengono esposte le realizzazioni migliori.

Ma basta andare a visitare i vivai specialmente in oriente, Cina, Giappone e Vietnam in particolare, per rendersi conto che ci sono anche esemplari che non soddisfano appieno gli obbiettivi dei giardinieri e che pertanto non raggiungono il livello di perfezione atteso. Non si tratta di scarti ma certamente di esemplari di qualità ridotta in relazione agli esemplari considerati perfetti.

Ritengo che questa classificazione sia da vedere come esclusivamente commerciale in quanto ognuno di questi alberi ha subito praticamente gli stessi trattamenti e quindi sono tutti gustabili proprio come bonsai.

Fra queste realizzazioni minori, bonsai umili come li chiamo, si possono anche vedere tentativi realizzati su essenze diverse da quelle tradizionali, su cui le tecniche sono state messe a punto e successivamente perfezionate negli anni, o meglio nei secoli. Comunque si tratta sempre di verietà di vegetali diffuse nelle aree considerate.

Personalmente mi diletto da qualche anno, a farmi dei bonsai con una tecnica raffazzonata da libri, senza un maestro, e comunque rivolta all’utilizzo di varietà vegetali inconsuete ma comuni nel nostro territorio.

In particolare ho realizzato due tipi di bonsai partendo da una varietà di edera largamente diffusa da noi e senza fare selezioni apriori.

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Si tratta di due alberelli uguali in una coppia di vasi uguali.

Nel 2013 questi bonsai raggiungeranno l’ancora tenera età di 5 anni, e si presentano comunque in buona salute, facendo bene sperare per il futuro.

I vasi sono cinesi, uguali, sagomati, di 10 cm per 10 e profondi 8 cm.

Li tratto ad alberello, e dal momento che l’edera cresce sempre ( non d’inverno) e specialmente in primavera e in tarda estate, occorre intervenire spesse volte durante l’anno per ridurre le chiome che crescono in modo esuberante e tendenzialmente incontrollato.

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Questa varietà di edera è molto robusta e va tenuta all’aperto anche d’inverno, al più sotto una piccola serra, commerciale, di teli trasparenti.

Questo non toglie che in occasione di una visita di conoscenti, questi vasetti possano essere traferiti all’interno dell’alloggio ad allietare con la loro grazia un mobile o un tavolinetto. Personalmente li adopero abbastanza spesso per abbellire la tavola apparecchiata durante riunioni conviviali con amici.

Con la stessa varietà di edera ho realizzato anche un bonsai a cascata, che può essere trattato in vari modi a secondo del gusto personale.

Anche in questo caso il vaso è di origine cinese, ha il diametro di 8 cm ed è profondo 6.

bonsai di edera

bonsai di edera

 

Il fusto può essere tenuto appoggiato ad una superficie oppure può essere lasciato sospeso nel vuoto, magari tendendolo con un peso leggero, lasciadogli raggiungere la lunghezza desiderata.

In questo caso, una volta raggiunta la lunghezza desiderata, continuando a tenerlo teso col pesino, il bonsai continua a crescere ripiegandosi verso l’alto con un gomito curvo ottenendo un ulteriore effetto.

Una volta che la lunghezza del lato verticale ha raggiunto l’estensione opportuna si può togliere il pesino perchè l’alberello si è ormai stabilizzato in quella configurazione.

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Nel caso delle fotografie qui riportate l’estensione della parte ripiegata del tronco è di circa 25 cm e il tronco è lasciato libero di appoggiarsi ad un piano o a pendere liberamente nel vuoto. La sua età è di un anno inferiore a quella degli alberelli.

In entrambi i casi degli alberelli qui esposti, sono partito da punte di rami di edera già un po’ legnosi mentre nel caso della realizzazione a cascata ho tagliato un ramo più tenero.

Successivamente i rametti sono stati posti in acqua fino a quando la lunghezza delle radici è stata ritenuta idonea per il trapianto in terra.